Steve Erickson.
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Arc d'X.
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Parte 2.
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Titolo originale: Arc d'X. 1993.
Traduzione di: Tommaso Pincio.
1999. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Tre mesi dopo l'inizio della sua relazione con Etcher, Sally si ammal misteriosamente.

Cominci con un dolore alla schiena, sentiva qualcosa che le si agitava dentro, quasi che un piccolo gabbiano bianco le stesse crescendo in corpo e battesse le ali per uscire. Per qualche tempo riusc a sopportare il dolore senza particolari problemi, ma una mattina divenne talmente forte da farla collassare. Polly cominci a vagare per l'unit e a chiamare con lo sguardo assente la madre priva di sensi, mentre le sue mani giocavano con uno degli animaletti di pezza; alla fine apr la porta e usc nel cerchio, dove Cecilia, la vicina, la vide. Cecilia si fece incontro alla bambina. Mamma  triste, disse la bambina. Allora andiamo a vedere perch  triste, rispose Cecilia, prendendola per mano. Cecilia trov Sally che tremava sul pavimento. Quando Etcher torn a casa quella sera, Sally era a letto, il cuscino sotto i capelli bagnati era un mare di sudore. Ma la cosa che lo sgoment maggiormente fu il pallore della donna. Era bianchissima, pi bianca delle persone che vivevano nel Ghiaccio. La tenne stretta per tutta la notte perch la sua pelle riacquistasse il suo colore nero; le sussurr parole dolci nelle orecchie, implorandola di respirare profondamente, di riempire i suoi polmoni con l'aria della notte. La mattina seguente sembr essersi ripresa.

Ma la sera peggior. Etcher torn dal lavoro e trov Polly che giocava con i gioielli di Sally ogni tanto dava dei colpetti alla madre per scuoterla dal suo cupo intontimento. Sally era bianca come il ghiaccio. Aveva le labbra spaccate e i capelli sembravano una massa di lana infeltrita; i segni che aveva sul volto erano lo scarabocchio della morte. Etcher la tocc e avvert una sensazione di freddo e di umido, ma non era passato neanche un attimo che Sally sembr bruciare; solo per brevissimi istanti sembrava rendersi conto della presenza di chi le stava accanto. Polly cominci a piangere. Etcher era sbalordito. Prese la bambina, l'avvolse nella minuscola coperta rosa del suo lettino e cominci a passeggiare tenendola in braccio mentre Sally non smetteva di lamentarsi. Perch mamma sta piangendo? diceva la bambina, piangendo anche lei. Dopo quasi un'ora finalmente si addorment. Sally aveva la gola secca. In un accesso di febbre scagli via la coperta. Le lenzuola del letto erano zuppe di sudore. Etcher la sollev dal letto, la mise sul divano e si mise a rovistare in ogni cassetto per trovare un ricambio. La riport a letto; adesso stava gelando. La seppell di coperte e poi si distese lui stesso su di lei. Ma non serv a calmarla; Sally si agit per tutta la notte.

Per tutta la notte Sally si dimen come una furia tra il freddo e il caldo, mentre Etcher la sollevava dal letto per cambiare le lenzuola bagnate di sudore. La speranza di Etcher era che la febbre servisse a farle espellere dal corpo la malattia; la tenne stretta a s, il suo corpo era cos caldo da bruciargli la pelle; di tanto in tanto si staccava da lei e andava da Polly, che si svegliava di continuo chiamando sua madre. E quando vedeva che la madre non veniva, si metteva a piangere. E quando Polly si metteva a piangere, Sally cominciava ad agitarsi nel sonno, quel sonno per cui Etcher aveva tanto combattuto. All'alba la bambina salt gi dal letto e and a tirare i capelli della madre; poi Etcher le fece fare il bagno, la vest, le diede da mangiare qualcosa per colazione e la port dalla vicina. Mi aiuti, la implor.

Dov' il padre? fu la risposta di Cecilia nel prendere la bambina.

Nella luce del mattino Sally sembr finalmente dormire un sonno pi sereno. Nel recarsi alla Centrale, Etcher cull la speranza che la crisi fosse passata; non fece la sua solita sosta mattutina alla scuola per andare a trovare Tedi. Mentre era negli archivi, nel primo pomeriggio fu colto da un sinistro presentimento. Prese l'ascensore e sal agli uffici del piano superiore. Trov un prete e gli disse, Me ne devo andare.

Ma di cosa sta parlando? disse il prete, colto di sorpresa.

Torner quando posso. Si era scoperto capace di affrontare le cose senza mezzi termini, senza preoccuparsi delle conseguenze che sarebbero potute derivare dal quel risoluto modo di agire. Tornato a casa, un attimo dopo aver varcato la soglia, scopr che stava avendo luogo una metamorfosi. Distesa sul letto, Sally sembrava non avere pi n colore n conoscenza. Il sangue nelle sue vene era immobile come pietra. Era sprofondata in un abisso in cui Sally Hemings non era mai esistita. Si mise il cappotto e and al cerchio vicino per cercare un dottore.

Il dottore diede un'occhiata alla donna distesa sul letto e disse,  morta.

Etcher fiss con calma il dottore. Mi lasci spiegare una cosa, rispose, non  morta.

 nelle mani di Dio, protest il dottore turbato.

Mi lasci spiegare una cosa. Etcher guard Sally e poi il dottore. Le cose sono cambiate da queste parti, ma non posso certo aspettarmi che lei ne sia venuto a conoscenza. Il punto  che sono corso incontro alla luce. Sono corso per trovare una luce e questa luce non pu spegnersi proprio quando sto per raggiungerla. Non  cos che andranno le cose. Lei deve tenere conto del mio nuovo potere. Deve tenere conto della mia nuova capacit di agire con estrema risolutezza. Disse, C' stato uno scossone, definiamolo cos. Tir il dottore per il vestito. Dio lavora per me adesso. Spinse il viso del dottore contro quello di Sally, i cui occhi erano aperti e immobili. Ascolti: respira. Il dottore ascolt, angustiato dal terrore. Non potevo aspettarmi che lei fosse stato informato, lo rassicur Etcher. Il dottore ed Etcher osservarono Sally a lungo.

Lei respir.

Il resto della notte Etcher obblig il dottore a rimanere l, tenendolo per la collottola. Lo costrinse a somministrare delle medicine a Sally; ma il dottore, non sapendo quale fosse la natura del male, non era in grado di curarla. Finch, mentre si apprestava a cambiare le lenzuola del letto per la centesima volta, Etcher s volt e vide la porta spalancata; il dottore era fuggito.

Non molto tempo dopo, il dottore torn con la polizia. L'agente incaricato era un uomo piccolo e asciutto con i capelli rossi e una massa di bende al posto del naso e quando parlava il suono delle sue parole non sembrava uscire dalla bocca. Etcher non era in grado di dire se fosse uno dei due poliziotti che aveva visto nell'atrio della Chiesa quella notte. La polizia lasci il dottore con Sally e port Etcher nella parte opposta della citt, alla rocca.

Alla rocca, gli si fece incontro lo stesso prete che, mesi addietro, aveva lasciato la chiave nella porta della cripta. Non disse niente, si limit ad accompagnare Etcher all'ascensore per condurlo a uno dei piani alti della Chiesa, dove Etcher non era mai stato. La porta dell'ascensore si apr su un lungo corridoio, alla fine del quale c'erano due porte aperte che davano su una stanza bianca. Sul lato opposto c'era un piccolo ufficio, dove un altro prete in abito bianco seduto a una scrivania stava aspettando l'arrivo di Etcher.

Aveva gi visto prima questo prete ma non gli aveva mai parlato. Il prete in abito bianco gli fece cenno di sedersi; l'altro, quello che lo aveva accompagnato fin l, si dilegu.

Il prete dell'ufficio esord in tono brusco e formale. Lei  Etcher? disse.

S.

Lavora qui da un po'. Vero, Etcher?

S.

Il prete non lo degnava di uno sguardo. Scriveva delle note su un qualche rapporto che non aveva niente a che fare con Etcher. Lei  molto fortunato a poter lavorare per la Chiesa, disse il prete. Etcher consider la cosa e non disse niente. Il prete lo guard. Vuole mantenere il suo posto come impiegato della Chiesa?

Non sono molto sicuro, disse Etcher. In effetti,  una questione su cui ho riflettuto.

Non era questa la risposta che il prete si aspettava. Non  sicuro?

Ecco...

Ci sono dei rapporti, Etcher, secondo i quali lei ha agito piuttosto stranamente negli ultimi tempi. Ci sono delle lagnanze in merito alle sue recenti abitudini sul lavoro e ai suoi comportamenti.

Lagnanze?

Il prete smise di scrivere e pos la penna. Lo trova divertente?

Non penso questo. Voglio dire, non ho pensato che sia una cosa divertente. Da una prospettiva pi ampia potrebbe anche sembrare divertente. Da un certo punto di vista, voglio dire.

Il prete lo squadr.

Da un certo punto di vista, potrebbe...

Stia calmo. Il prete aveva pensato di dover tenere una normale udienza disciplinare ed era infastidito dal fatto che la faccenda stesse richiedendo un'attenzione e un'energia impreviste. La sospender dal servizio, disse. Non era questa la mia intenzione. Credevo che avremmo potuto mettere a posto la questione in poco tempo. Non avevo previsto il suo atteggiamento, la sua impertinenza. Tra un po' di settimane riconsidereremo la situazione. Forse allora, dopo qualche settimana senza stipendio, apprezzer il fatto di lavorare per la Chiesa. Forse prender la questione pi seriamente.

La questione  che ho bisogno dello stipendio.

S, rispose il prete freddamente, lo comprendo. Sarebbe stato pi costruttivo per lei se lo avesse capito prima di cominciare questa nostra discussione. Forse la prossima volta si comporter in modo meno disinvolto. Forse sar pi prudente.

Lei sembra non capire, spieg Etcher, non posso prendere un'aspettativa in questo momento. Non fino a quando non ho chiaro cosa far. Ho un'amica che  molto malata.

 lei che sembra non capire, rimbecc il prete, incredulo. Non ho parlato di aspettativa, ho parlato di sospensione. Non  qualcosa su cui lei possa dire la sua.

Oh no. Questo non  vero. Posso dire la mia eccome.

Prego?

Non  colpa sua. Lei non poteva sapere. Ma le cose sono cambiate.

Cambiate?

Ho i libri.

Il prete sbatt le palpebre. I libri?

Quelli vecchi, con la copertina rossa. Che stanno gi nella cripta. I Volumi Inespurgati della Storia Inconscia. Etcher disse, Li presi io. Tutti.

Il prete divent bianco come l'abito che indossava. Divent pi bianco della gente del Ghiaccio, pi bianco della malattia di Sally Hemings. Alla fine la bocca gli si contorse in un sorriso disperato.  ridicolo.

Be',  comprensibile che lei lo pensi, ammise Etcher.

Se ha toccato anche uno di quei libri, gracid il prete, significa che tiene in pugno la sua vita.

Etcher rise. Be', visto che la mettete a questo modo,  esattamente cos. Ho in pugno la mia vita. Rise per diversi minuti. Quando smise di ridere aggiunse, C' stato un bello scossone in effetti.

Il prete si alz di scatto dalla sedia e usc correndo dalla stanza. Etcher rimase seduto ad aspettare per quasi quarantacinque minuti. Poi si stanc di starsene l seduto; era preoccupato per Sally. Stava decidendosi a lasciare la stanza quando il prete torn. Sembrava alquanto agitato. Venga con me, farfugli.

Lo port nella stanza bianca in fondo al corridoio ed Etcher si trov davanti un gran numero di preti seduti dietro un tavolo a mezzaluna, di fronte al quale c'era una sedia vuota. Il capo di questo gruppo sedeva in mezzo agli altri e disse, Si sieda, Etcher.

Etcher non ricordava di aver mai visto quel prete. Sono stato seduto per un'ora, rispose irritato. Ho un'amica malata.

Si sieda, ripet il prete capo, indicando la sedia vuota. Etcher si sedette. Un momento dopo il prete si sporse in avanti, le mani piegate sul tavolo; gli altri preti si sporsero con lui. I libri sono spariti, disse.

 quanto ho gi spiegato al suo collega, rispose Etcher.

Li ha presi lei? domand il prete. C'era qualcosa di comico nella sua voce.

Abbiamo discusso anche di questo, disse Etcher e indic il prete con cui aveva parlato nell'altro ufficio. Ne abbiamo gi discusso, no? disse. Il prete, che stava in piedi sulla soglia della stanza bianca, per tutta risposta serr stizzito le mani. Ne abbiamo gi discusso, disse Etcher al capo prete con una certa impazienza.

Si rende conto di quello che ha fatto?

S. Ho preso i libri.

Dove sono adesso?

Li ho io.

La polizia in questo momento si sta dirigendo verso la sua unit per trovare i libri.

Be', sarebbe alquanto stupido che li tenessi l, no? disse Etcher.

Controlleremo l'unit dove abitava con sua moglie, disse il prete. E controlleremo pure la residenza di questa donna, Sally Hemings.

Qual  il problema? disse bruscamente Etcher. I libri non sono in nessuno di quei posti. Potete rivoltarli da cima a fondo per quanto mi riguarda. Ma mi sarei aspettato, disse al capo prete che almeno lei fosse stato in grado di capire. Mi aspettavo che almeno lei sapesse che c' stato un cambiamento.

Lei non si rende conto di cosa sono quei libri.

Ma certo che me ne rendo conto. Chi  pi pericoloso, un uomo che sa di portare con s una bomba o chi non lo sa? L'uomo che sa e che deve disfarsi di questa bomba che pu scoppiare da un momento all'altro? O l'uomo che non sa e che se ne va tranquillamente in giro mentre la bomba nella sua valigia continua a ticchettare? Il caos della situazione risiede nell'ignoranza. Il fatto di non conoscere realmente la situazione impedisce di tirarsene fuori, se non quando  ormai troppo tardi. Guardi. Si tolse gli occhiali e li pos sul tavolo a mezzaluna. Port le mani sopra la propria testa e poi le schiant sul tavolo, rompendo gli occhiali.

I preti che sedevano lungo il bordo esterno del tavolo a mezzaluna gridarono, coprendosi i volti con le braccia. I loro abiti bianchi vennero travolti da schizzi di sangue e schegge di vetro. Etcher si port le mani al volto; il suo campo visivo era diventato una macchia confusa in cui riusciva a distinguere solo il rosso che aveva sulle dita. Alz gli occhi verso il bianco della stanza, in direzione del costante mormorio del mare: era la luce, il motivo che lo aveva spinto a correre, la luce che vedeva davanti a s. Riusciva a distinguere a malapena i preti; le loro confuse sagome bianche non erano tanto impressionanti quanto la macchia di rosso. Si sporse lungo il tavolo e si pul le mani sull'abito del capo prete.

Lo shock dei preti fu tale che gli sembr di udire il rantolo della storia. Ud la storia che apriva la bocca per poi lasciarla spalancata, senza dire una sola parola, senza emettere un solo suono. E se mai quella bocca avesse emesso un suono, quel suono sarebbe stato un grido, o forse una risata; o, pi verosimilmente, un grido indistinguibile da una risata. In una citt esclusa dalla storia, in una chiesa che finge di non essere minacciata dallo scontro tra tempo e la memoria, era un'assurdit pretendere di rinchiudere la storia in uno stanzino senza nemmeno una guardia; in questo i preti erano stati beffati dalla loro stessa arroganza. Pretendevano che il loro potere fosse tale da non far venire in mente a nessuno di entrare nella cripta per portarsi via la storia sotto braccio. Come si pentivano adesso di non avere messo una guardia alla porta. Come si pentivano adesso di non aver messo una serratura pi sicura. Come si pentivano di non aver fatto installare un qualche sistema d'allarme; e come si pentivano di non aver preso in considerazione quel pensiero che una volta aveva sfiorato la loro mente dicendo, Forse il modo in cui custodiamo la storia non  poi tanto sicuro e inviolabile. Forse la nostra fiducia in Dio non  poi cos giustificata. Nessuno dei preti disse niente in quel particolare momento. Forse cercarono di dire qualcosa, ma Etcher, la vista offuscata in seguito al gesto con cui aveva affermato la sua nuova libert, non poteva distinguere le espressioni dei loro volti, non poteva sapere che si stavano contorcendo per lo shock di avere subito una simile offesa.

Io devo andare, spieg e si volt per lasciare la stanza. Poi, quasi fosse stato colto da un ripensamento, si sofferm sulla soglia e disse, Torner quando Sally star meglio. E quando mi sembrer opportuno vi restituir i libri. Percorse il corridoio, scese nell'atrio e si lasci Chiesa e rocca alle spalle.

Sally era sola in casa quando Etcher torn. Il dottore se n'era andato. A quanto sembrava la polizia non aveva perquisito lo stabile. Stava a letto e solo la paura la rianimava un poco. Le tende della finestra erano aperte e non avendo la forza di alzarsi per andarle a chiudere, era stata con il sole negli occhi per tutto il pomeriggio. Avvert che qualcuno era entrato nella stanza e sollev leggermente la testa dal cuscino per vedere chi fosse. Etcher si inginocchi al suo fianco. Vide che aveva gli occhi gialli, cerchiati di nero, pieni di lacrime. Cap che voleva dirgli qualcosa, cos poggi un orecchio sulle sue labbra. Sally mormor quelle che erano le sue prime parole da giorni. Ho paura.

Non avere paura, le rispose.

Lei disse qualcos'altro. Etcher si fece cos vicino da temere che lei potesse soffocare sotto il suo peso.

Cosa?

La ud a malapena quando chiese, Sto per morire?

No, le disse.

Me lo prometti?

S.

Mi sentir meglio?

S.

Me lo prometti?

S.

Io credo di no, disse lei.

S.

Non credo che mi sentir meglio.

Te lo prometto.

Sei sicuro? grid, il pi flebile dei gridi.

S.

And alla finestra. Vide due macchie confuse, Cecilia e Polly che giocavano nel cerchio. Proprio quando Etcher si affacci alla finestra Polly sollev lo sguardo per poi correre alla porta; Etcher l'apr. La bambina rimase sulla soglia per un po', guardando quella donna sul letto che era sua madre. Aveva paura di avvicinarsi; Sally si volt leggermente e leggermente tese la mano verso la sua bambina e leggermente la chiam per nome. Polly corse al suo banco. Il viso di Sally era rigato di lacrime. Le sembr di ricordare qualcosa, un posto sperduto del passato in cui era lei a essere una bambina, si ricord di una madre che moriva in una casa sperduta e di averla vista tendere la mano verso i propri figli. Non capiva per da dove provenisse un simile ricordo e pens che dovesse trattarsi di un sogno.

Quando Polly se ne and con Cecilia, Etcher tir le tende. Sprang e ci accatast davanti tutti i mobili che c'erano nell'unit - la credenza e il tavolo, le sedie, la cassetta dei giocattoli di Polly. Venne la notte. Etcher si spogli, si distese sul letto accanto a Sally e la cinse con un braccio.

Vieni dunque, disse alla porta nel buio. Vieni, disse rivolgendosi al buio. Dopo essersi lasciato alle spalle la sua falsa vista, dopo che le schegge di quell'illusorio campo visivo erano andate a conficcarsi negli abiti bianchi dei preti, nel buio era pi libero di chiunque altro. Non aveva pi bisogno di vedere Sally per sapere come stava. Non aveva pi bisogno di vederla per sapere quanto fosse stupenda o spaventata. Venite, disse ai preti, alla polizia, alla bambina, al padre della bambina, a chiunque fosse potuto entrare da quella porta. Lo disse alla citt e alla storia, alla memoria e al futuro. Lo disse a Dio, lo disse alla Morte. Venite e provate a prenderla.

La cosa and avanti la notte seguente, quella dopo e quella dopo ancora. And avanti con la febbre che non scendeva, tra brividi di freddo tremendi e violente vampate di calore. And avanti con Etcher che lavava le lenzuola intrise di sudore per poi stenderle sull'obelisco nel centro del cerchio, tra i cani porpora e champagne di Polly. And avanti con le sirene che suonavano, il sorgere del sole e al calare della sera. And avanti per cinque notti, finch qualcuno non buss alla porta. Bussarono ed Etcher non rispose. Non si alz dal letto finch, dagli abissi del suo delirio, Sally grid,  lui.

Sally?, disse la voce all'esterno della porta. Era Gann. Etcher and alla finestra e scrut l'oscurit all'esterno. Sally? disse ancora Gann.

 malata, rispose infine Etcher dalla finestra.

Ci fu una pausa, poi Etcher ud Gann che chiedeva, Cos'ha? Etcher non riusciva a vedere niente nell'oscurit. Gann si era avvicinato alla finestra.

Sta male da una settimana.

Polly dov'?

Dalla vicina.

Cos'ha Sally?

Te l'ho detto.  stata male. Ha la febbre.

Si riprender?

Va' a prenderti cura di tua figlia, gli disse Etcher. Abbass le tende e si allontan dalla finestra. Rimase in ascolto del rumore dei passi di Gann che sfumava in lontananza.

La sesta notte Etcher si svegli di soprassalto.

Il grido di Sally fu preceduto da uno sbattere di ali. Era la creatura dentro di lei che cercava di uscire e lo faceva con la ferocia di cui sono capaci i pi fragili quando si sentono in trappola. Sally grid di nuovo. Etcher cerc di tenerla ferma. Il suo corpo si contorceva dal dolore dimenandosi scompostamente; e quando Etcher si avvicin al volto di Sally, perfino in quell'oscurit e nella sua cecit, riusc a distinguere l'orrore che c'era in quegli occhi, la loro atterrita consapevolezza che qualcosa era sul punto di venire alla luce. La prese per le cosce e la tir a s mentre lei lo respingeva con rinnovato e convulso vigore; e in quel fiotto nero che le sgorg dall'utero, per quanto non potesse esserne certo, per quanto nera fosse l'oscurit della stanza, per quanto nero fosse il suo campo visivo, per quanto nero fosse il fiume straripato dal ventre di Sally, Etcher credette di vedere un piccolo gabbiano bianco alzarsi in volo dal corpo della sua amante. Lo sent sbattere le ali scrollandosi la placenta, cercando insistentemente una via di uscita, la via della sua libert. Poi ci furono il rumore delle tende che venivano squarciate e del vetro della finestra che si rompeva e l'aria della notte che si riversava nella stanza. Etcher balz gi dal letto e cominci a tirare via i mobili dalla porta, la credenza, il tavolo, le sedie, la cassetta dei giocattoli di Polly. E quando ebbe liberato il passaggio, si gett fuori e si inginocchi in mezzo al cerchio.

Cominci a perlustrare il terreno con le mani. Sapeva che se avesse trovato, tra i pezzi di vetro della finestra rotta, un uccello morto e sanguinante, avrebbe voluto dire perdere Sally. Avrebbe perso la luce, avrebbe perso tutto. Solo se l'uccello ce l'aveva fatta, solo se l'uccello era riuscito a prendere definitivamente il volo, a raggiungere la libert nonostante le sue ferite, solo in questo caso Sally ce l'avrebbe fatta anche lei; e cos continu a perlustrare il cerchio per il resto delle notte, tastando il terreno con le mani, in ginocchio, a palmo a palmo.

Non trov l'uccello.

All'alba ritorn all'unit. Oltrepass i resti della barricata che aveva eretto di fronte alla porta mentre la luce invadeva la stanza entrando dalla finestra rotta. Sally era a letto che continuava a lottare contro la morte e, mentre l'aria era ancora satura dell'odore di placenta, riusc a dirgli, Ti amo, Etcher. E poi si addorment.

Il giorno seguente Sally riusc a stare seduta sul letto. Tre giorni pi tardi, per la prima volta da quando si era ammalata, riusc ad alzarsi. Gann torn con Polly. Etcher torn alla Chiesa Centrale.

Per un breve istante venne sfiorato dalla sensazione che essere un archivista della storia era una cosa perlomeno insolita. Non fece molto caso ai preti, i quali lo circondavano del premuroso rispetto tipico di chi cerchi di blandire un animale selvaggio aspettando l'attimo giusto per abbatterlo. Dopo qualche tempo Etcher not che non gli portavano pi documenti da archiviare e in breve si ritrov trasformato in una specie di guardiano di se stesso; pass giorni e poi intere settimane senza fare altro che rimanere seduto negli archivi a fissare l'atrio della Centrale. Stava riflettendo sul fatto che la vista dagli archivi era limitata, quando venne richiesta la sua presenza ai piani superiori.

Nella stanza bianca trov i soliti preti seduti attorno al tavolo a mezzaluna. Ci stavamo giusto chiedendo, disse il prete capo, se adesso  pronto a restituirci i libri.

Stavo pensando seriamente alla cosa proprio questa mattina, rispose Etcher.

Il preti si guardarono a vicenda. Davvero? chiese il prete capo.

Sono pronto a cominciare da questo preciso istante, a dire il vero.

Questa  una bella notizia, fece il prete capo.

Etcher infil la mano nella tasca interna del cappotto e ne tir fuori un pezzo di carta piegato. Lo porse al prete, il quale lo svolse e se lo studi per diversi minuti.

Cos'? chiese il prete.

Pagina uno.

Il prete continuava a studiare il pezzo di carta che aveva in mano. Pagina uno, ripet, quasi distrattamente.

Domani vi dar pagina due.

Ci sta dicendo che ci restituir i libri una pagina per volta? Etcher non poteva esserne sicuro, ma gli sembr di sentire nella voce del prete un'isteria crescente, controllata a fatica.

Vorrei una finestra, rispose Etcher.

Cosa?

Una finestra. Negli archivi. C' una vista limitata all'atrio. Non c' luce. Vorrei una finestra. Potete farlo per favore? Se mettete una finestra, vi porter da pagina sei a pagina nove, oppure dalla otto alla undici. Una finestra a mezzogiorno, che dia sul mare.

I preti misero la finestra, ma un mese dopo Etcher decise che l'intera sistemazione degli archivi fosse da cambiare. La sua idea era trasferire l'intero ufficio ai piani superiori, da dove avrebbe potuto contemplare contemporaneamente il mare e il vulcano. Da lass avrebbe potuto sentire l'aria che odorava di vino, l'aria portata dall'oceano e quella scaldata dal vulcano.

Era stato infiammato dall'amore al punto di sfidare Dio e di sequestrare la storia, e cos aveva ottenuto la sua luce. Etcher continu a restituire al Primato i Volumi Inespurgati della Storia Inconscia senza particolare fretta, una pagina per volta; sapeva bene che la sua vita non avrebbe contato pi nulla non appena avesse restituito l'ultima pagina in suo possesso, sapeva bene che era la storia a proteggerlo, che il Primato non avrebbe pi avuto niente da perdere nel momento in cui lui fosse rimasto senza pi una pagina di storia; sapeva bene che in quel momento si sarebbero sbarazzati di lui. Doveva centellinare le pagine senza essere troppo veloce n troppo lento. Stabiliva il ritmo di volta in volta, a seconda di quello che riusciva a ottenere dai preti. Certe volte una finestra, altre una vista migliore; le pagine ritornavano al Primato a gruppi di tre o di quattro alla volta, occasionalmente anche sei alla volta. Dopo tutto, ce n'erano quasi cinquantamila e di tanto in tanto Etcher poteva anche permettersi il lusso di essere generoso. Era importante dare speranza ai preti. Sarebbe stato molto pericoloso per lui se solo fossero stati sfiorati dall'idea che quella lunga trattativa era inutile.

Etcher viveva con la donna che amava di un amore che non aveva creduto di poter provare ancora; con loro viveva anche la figlia di quella donna che amava esageratamente, ma non importava che lui desiderasse essere come un padre per lei, non importava quanto lo desiderasse, perch per lei non sarebbe mai stato il padre.

Viveva immerso nella foschia in cui era calato il mondo attorno a lui dopo che aveva smesso di portare gli occhiali. Tutto sapeva di vino, di luce e di pagine. Ma quando quella cosa scaturita dallo scontro tra sesso e libert - la cosa chiamata amore - si scontr con la storia - scaturita dallo scontro tra tempo e memoria - Etcher cominci a fare dei sogni. E quando si risvegliava da quei sogni, la luce non era pi la stessa.

Il primo sogno lo fece quasi un anno dopo essersi lasciato alle spalle il suo matrimonio; c'era Sally, stava seduta sul pavimento con il mento poggiato sulle ginocchia e gli diceva che era innamorata di un altro uomo.

Risvegliandosi non diede troppa importanza a questo sogno. Non gli diede importanza, anche se in qualche angolo della sua persona sapeva che il sogno era l'espressione di un sospetto. Comunque sia non gli diede importanza e non ci pens pi, fino al giorno in cui, nel fare l'amore con Sally, sent quel nome scapparle dalle labbra, un nome che non era il suo e che le era scappato tanto clandestinamente che nemmeno lei se n'era accorta. Etcher, per, aveva sentito.

L'aveva sentita mormorare, Thomas.

Sally era convinta di non conoscere nessuno con quel nome. Non metteva in dubbio che l'avesse detto ed era rimasta sorpresa quanto Etcher dalla cosa, ma non perch non stesse effettivamente vedendo un altro uomo quanto perch il nome dell'uomo che vedeva non era Thomas, bens Joseph.

Joseph era un tipo enorme; sembrava un orso per quanto era grosso ma parlava con una vocina tale che si faticava a capire cosa dicesse. Aveva un banco al Mercato e Sally lo aveva conosciuto dopo essersi ripresa da quella malattia che stava per risultarle fatale. Anche Joseph faceva gioielli ma di un genere meno esotico di quelli di Sally - normalissime collane con dei dischetti bianchi come ostie - ed era rimasto incantato dalla vista di Sally, sul lato opposto del Mercato, impegnata a curiosare tra le chincaglierie esposte sui banchi. Quando la vide dirigersi verso di lui stent a credere alla propria fortuna. Sally prese a studiare con attenzione i suoi gioielli e Joseph non pot fare a mano di notare la collana che aveva al collo.

Dove l'ha presa? le disse con la sua flebile vocina.

Quel suo modo di parlare, quella sua vocina che neanche si sentiva le suon familiare. Anche il modo in cui la guardava dall'alto della sua statura le ricordava qualcosa. Pens a Etcher e a come le sarebbe piaciuto che anche lui potesse guardarla dall'alto di una statura come quella. Pens a Etcher e a come le dispiaceva che usasse un tono troppo forte nel parlare - e dire che finora la voce di Etcher le era sembrata sommessa. L'ho fatta io, rispose, riferendosi alla collana.

Joseph si guard intorno e poi disse, Permettono cose del genere?

Non l'ho mai... sottoposta all'approvazione del Primato. Gli chiese, Pensa che avrei dei problemi se mi mettessi a vendere collane come questa?

 una collana molto insolita, le consigli.

Le venne dunque l'idea di vendere alcune delle sue collane servendosi del banco di Joseph. And da lui il giorno seguente per parlargliene. Joseph voleva vedere ancora Sally, perci malgrado fosse dubbioso e spaventato perch non poteva permettersi che la polizia gli facesse chiudere l'attivit le offr di tenere le sue collane sotto il banco per mostrarle ai clienti pi avventurosi. Senza farlo sapere a Sally, compr lui stesso alcuni dei gioielli affinch lei tornasse.

Una notte Sally and a casa di Joseph e non fece ritorno al proprio cerchio fino alla mattina seguente.

Forse furono i gioielli. Forse fu perch lei voleva essere ammirata per qualcosa che aveva creato piuttosto che per quello che era; Sally, infatti, non avrebbe mai potuto fidarsi di qualcuno che l'amasse per quello che era, perch era lei la prima a non sapere chi fosse veramente. E naturalmente non furono i gioielli a fare innamorare Joseph; fu la stessa impalpabile cosa che faceva innamorare tutti gli altri uomini. Dall'altro lato del Mercato gli era sembrata la donna pi stupenda che avesse mai visto, proprio come lei era stata la donna pi stupenda che un migliaio di altri uomini avessero mai visto. Sally per scelse di credere che era stata la bellezza della collana ad avere attratto Joseph. Il suo desiderio non era diverso da quello degli altri uomini perch anche lui, come tutti gli altri, voleva violentarla; la sua diversit consisteva nel fatto che non ne era capace.

Andarono a letto insieme e lui cerc di dare una manifestazione del proprio desiderio. Cerc di trovare tra le sue cellule cerebrali l'interruttore magico che potesse fargli scattare un'erezione. Ma non scattava niente e lui finiva sempre con il soffrire tra le braccia di quella donna meravigliosa. Sally sentiva che il bisogno di conforto, di rassicurazione e di piet che lui provava era pi reale del bisogno che gli altri uomini avevano del suo corpo o della sua anima; della sua anima, in particolar modo, perch ci che c'era al suo interno era per lei misterioso e innominabile. Conforto, fiducia e piet erano qualit che Sally sentiva di potere offrire; possedevano un valore che lei capiva. Se mai c'era una donna che avesse la necessit di compatire un uomo, di sentire che le sue rassicurazioni a un uomo che non era riuscito a possederla erano necessarie, quella donna era Sally; e cos lei lo tirava su. Lo stringeva a s con la stessa forza con cui avrebbe potuto prenderla fra le braccia quell'uomo grande come un orso. Una volta aveva sentito il bisogno di essere violentata. Una volta, tra l'indifferenza di Gann e l'essersi risvegliata dopo un sogno in uno strano albergo per ritrovarsi accanto a s uno strano uomo disteso in una pozza di sangue, aveva sentito il bisogno della carnalit dell'amore. Ma Etcher aveva gi soddisfatto quel bisogno e adesso Sally non riusciva pi a credere del tutto nella carnalit dell'amore. La schiava che era in lei non riusciva a comprendere che qualcuno la potesse amare se non come una propriet; e quando Etcher la violent non come una propriet ma come una persona, Sally non riusc pi a comprendere che la si prendesse con la violenza. Si convinse che la violenza fosse pi grande di quanto lei meritasse, il che rendeva la violenza in s un qualcosa di irreale. L'amore di Joseph, cos menomato e compassionevole, invece era reale. Non l'opprimeva come l'opprimeva quello di Etcher. Non dava senso alla sua vita per quello che le dava, ma per quello che le chiedeva. Aveva trovato qualcuno ferito come lei. E cos, per molti mesi, am Joseph, un amore dove non c'era sesso se non nelle intenzioni.

C' qualcun altro, disse a Etcher, non molto dopo che era cominciata.

Se  cos, devi capire cosa significa per te questo qualcun altro, disse Etcher con voce strozzata. Era il genere di cosa che si pu dire anche con convinzione ma nella speranza, comunque, che il fatto stesso di dire quelle parole possa rendere poco importante una nuova infatuazione. Era una risposta giusta, ma non onesta. Sally lo implor di aiutarla. Era una supplica onesta, ma non giusta. Dopo tutto, Etcher l'aveva aiutata in tutto; l'aveva aiutata fin dall'inizio, forse anche pi di quanto fosse giusto aiutarla. Era ingiusto da parte di Sally chiedergli il suo aiuto adesso, perch ci che realmente gli chiedeva era di diventare complice di una decisione che poteva essere soltanto sua. La notte in cui gli disse che c'era un altro uomo, fecero l'amore in modo violento e proprio nel mezzo dell'amplesso Sally disse, in un gemito disperato, Sposami. Etcher sapeva che in quel momento lei non era in grado di capire ci che veramente provava il suo cuore. In un'ora appena, era passata dal dirgli che c'era un altro uomo alla frenetica supplica di sposarlo; non aveva senso cercare di capire a quale delle due cose dovesse credere. Quando, sul punto di giungere all'orgasmo, lei grid, No!, in quel no che aveva gi gridato molte altre volte in precedenza c'era una convinzione nuova, c'era nuovamente la convinzione di non essere degna del s, c'era nuovamente quel farsi possedere con riluttanza.

Forse sarebbe stato pi facile se Etcher fosse riuscito a odiare Sally. Ma Etcher sapeva che Sally agiva in quel modo non per cattiveria, ma soltanto perch era confusa; nel suo amore per Sally, Etcher era per incapace di capire che una persona confusa pu essere distruttiva quanto una cattiva. Vuoi sapere se ho fatto l'amore con lui, vero? gli chiese sprezzante durante una delle loro discussioni in merito a quest'altro uomo, un altro che per giunta chiamavano con due nomi diversi, che per lei era Joseph e per lui Thomas. Ma perfino quando Etcher sent che Sally disdegnava il suo dolore con un disprezzo che non aveva mai mostrato in precedenza, perfino quando vide lo sdegno con cui Sally lasciava senza risposta le sue domande, perfino in queste circostanze Etcher era convinto che quel suo sdegno era rivolto a se stessa, al suo cuore. In simili momenti avrebbe voluto proteggerla di nuovo, come l'aveva protetta dal momento in cui era entrata negli archivi in cerca di Madison Hemings. Etcher voleva proteggerla dal caos del suo cuore, dal modo in cui le gettava l'anima nella confusione pi totale; forse sarebbe stato pi facile, giacch gli era impossibile odiare Sally, se fosse riuscito a odiare l'uomo che conosceva con il nome di Thomas. Ma non gli riusc di odiare nemmeno Thomas. Gli era impossibile odiare un uomo che amava Sally; sarebbe stato come odiare se stesso. E cos fu proprio questo che giunse a fare. Per l'ennesima volta concedeva il beneficio del dubbio a tutti tranne che a se stesso. Per l'ennesima volta diventava il comodo bersaglio del tormento e della rabbia che aveva in corpo, quasi fosse convinto che nessun altro avrebbe potuto sopportarne l'impatto.

Non la segu. Non si mise sulle sue tracce e non fece niente per coglierla sul fatto. Non si mise a spiarla da lontano, nascosto dietro gli angoli delle strade. Ma rimaneva comunque sulla porta della sua unit ad aspettare che tornasse; passava notti intere a dormire sotto l'obelisco, usando il cappotto come coperta, mentre il Vog lo circondava. Si attardava anche nella Redenzione conosciuta come Desiderio, nel cerchio dove un tempo viveva Sally e dove adesso c'era solo Gann. Una notte finalmente si avvicin alla porta e buss. E quando Gann venne ad aprire, Etcher gli chiese, C' Sally?

No, disse Gann e aggiunse, Ti fa correre come un matto, eh? La fiducia in Gann gli fece credere che non ci fosse malizia to quella domanda. Non sembrava trarre soddisfazione dalla penosa situazione di Etcher; la cosa strana era che Etcher fin con il piacere a Gann. Questa era dunque la conclusione della faccenda: che si era ritrovato a stringere un'alleanza con Gann.

In una notte nera, in cui sapeva che Sally era con Thomas, alle due del mattino, quando cap che Sally stava per passare il resto della notte con lui, Etcher ebbe voglia di morire. Non aveva n la passione n la convinzione per il suicidio ma non ne aveva nemmeno per la vita, e tutta la piet che aveva avuto prima per coloro che non avevano mai conosciuto il sentimento di un amore che fosse pi grande della loro stessa vita, adesso divenne un'indifferenza per la vita in s. Avesse potuto, si sarebbe tolto dagli occhi l'immagine del volto di Salty, si sarebbe dimenticato di quando l'abbracciava e avrebbe chiuso il proprio cuore a qualsiasi sogno; ma la sua angoscia pi grande era di sapere bene che non avrebbe mai fatto niente di tutto ci. Non seppe mai di chi fosse stata schiava. Sapeva soltanto che era stata sua.

Fu forse in quel momento che Etcher sent di non avere altra scelta se non quella di rinunciare a Sally; l'unica alternativa era di rinunciare all'amore che provava e questa era una cosa che non poteva assolutamente fare. Perdendo Sally avrebbe spezzato il proprio cuore, ma perdere la possibilit di amare a quel modo - e lui sapeva che non avrebbe mai pi amato a quel modo - avrebbe significato distruggere qualcosa di molto pi profondo, che non poteva essere ridotto a semplici nomi come Sally o Thomas. Per mezzo dell'amore, il destino aveva portato Etcher a prendere in mano la sua vita, quella vita che i preti gli avevano lasciato prendere con tanta leggerezza; e questa era una conquista pi grande dell'amore. Da quel momento in poi i contorni delle cose si fecero pi spietati. Da quel momento in poi la luce che era in lui si tinse di nero cenere, il nero della cremazione. E quando finalmente decise che non si sarebbe pi lasciato ferire da Sally, quando cap che non doveva biasimare altri se non se stesso per l'umiliazione di sentirsi tradito, rinunci a oltrepassare la soglia dell'abisso, lasciando il cieco fatalismo del cuore per approdare al nichilismo crudo e semplice; si compr un altro paio di occhiali.

Quando lo vide con gli occhiali nuovi, Sally cap finalmente cosa era in gioco. Fino ad allora lei aveva capito con la testa ma non con il cuore che era sul punto di perdere Etcher. Decise che la sola cosa da fare era smettere di vedere tanto Etcher che Joseph per un po', forse per molto. Decise che, se il suo destino era di essere posseduta un'altra volta, se avesse dovuto tornare a essere una schiava, s sarebbe spinta in quella zona dove si viveva nell'illegalit e l sarebbe rimasta. S'incammin in completa solitudine lungo la tempestosa costa su cui si affacciava il Desiderio. A sud c'era la citt, a est il vulcano; tra i due, in lontananza, si ergeva la massa nera dell'Arboretum. Sentiva sotto di s le onde del mare sferzare la scogliera; ogni volta che un'onda si frangeva contro le rocce, l'acqua veniva spruzzata dalle fenditure che solcavano il suolo soprastante; sembrava di essere in mezzo a una foresta di geyser, sembrava che la terra stesse gridando, o magari piangendo per Sally, per la sua volont di essere libera. Messo di fronte a ci che Sally aveva deciso, Joseph chiese di vederla almeno una volta al mese. Etcher, per parte sua, prefer troncare del tutto. Sally and su tutte le furie per questo modo radicale di porre la questione. Etcher - proprio come Sally - si era per chiuso nel disperato sforzo di liberarsi e quando, in quella che avrebbe dovuto essere l'ultima notte che passavano insieme, lei gli chiese di restare, e quando lei era quasi riuscita a sedurlo un'altra volta con il suo dolore, Etcher si neg.

Alla Centrale i preti notarono che Etcher portava nuovamente gli occhiali. Non avevano per abbastanza immaginazione per rendersi conto che in quel momento Etcher era vulnerabile a tutto e a tutti, loro inclusi; la loro empatia per il disordine, il sangue, lo sperma e le lacrime di cui grondava la vita umana era troppo scarsa perch potessero capire che Etcher, nella sua desolazione, avrebbe potuto dare loro qualsiasi cosa gli avessero chiesto. Invece, presero i nuovi occhiali come il segno di un ritrovato controllo, e finirono cos per tenerlo ancora pi a distanza; l'attimo in cui avrebbero potuto vincere la partita pass loro accanto senza che se ne accorgessero.

Due settimane dopo la separazione, Etcher ricevette un messaggio da Sally. Non riusciva a capire se fosse giusto tornare insieme; e non perch amasse Sally meno di prima. Alla maniera di Polly che indicava i gabbiani come se nelle geometrie del loro volo ci fosse qualcosa che nessun altro poteva vedere, Etcher si era convinto che l'agitazione interiore di Sally dovesse, presto o tardi, trovare una soluzione, che quella soluzione sarebbe giunta comunque, con o senza lui; forse pi facilmente senza. E malgrado ci fossero delle cose che ancora non capiva, almeno una triste verit gli era chiara: Joseph era sparito dalla vita di Sally ma il fantasma di Thomas era sempre l e ci sarebbe rimasto per chiss quanto ancora.

Talvolta, subito dopo il fatto dell'albergo, quando era ancora con Gann, Sally usciva nel cerchio nel bel mezzo della notte mentre tutti dormivano. Prendeva con s la sua scatola di legno nera con la rosa intagliata. Dopo aver lasciato Gann, nel periodo in cui ebbe la storia con Etcher, continu ad alzarsi di notte e ad andare nel cerchio; erano notti cos tenebrose che perfino il bianco del cerchio sembrava privo di luce. Usciva nell'oscurit per andare a cercare qualcosa da mettere nella scatola. Usciva ogni notte e ogni notte aspettava che la luna facesse capolino tra la cortina di Vog e le illuminasse la sua ricerca; non sapeva bene cosa stesse cercando ma era certa che l'avrebbe saputo non appena l'avesse trovato.

Fu il rumore sordo del vulcano a farle spiccare definitivamente il volo per la libert.

Al mattino la citt si svegli con la sensazione che fosse scoppiata una bomba. La terra tremava. La gente si precipitava nei cerchi e guardava le palle di fuoco che il vulcano sputava in direzione del cielo, come se la terra volesse schiarirsi la gola. La citt era paralizzata, ammutolita dal panico, e aspettava passivamente che la montagna si squagliasse in un'onda bollente e invadesse le strade dopo aver attraversato i campi di lava. In lontananza, a sudovest, in cima al tetto della Centrale, si scorgevano le minuscole figure bianche dei preti che contemplavano il cataclisma imminente. Ma parecchi giorni dopo, quando la terra aveva cominciato a calmarsi ed era ormai chiaro che almeno per questa volta il cataclisma non sarebbe arrivato, la citt ritorn alla vita piatta di tutti i giorni e il boato che era sembrato annunciare la catastrofe rimase per qualche tempo nei ricordi della gente come un'eco, dopodich venne dimenticato del tutto.

Sally no; non si dimentic di quello che era successo e non perch avesse paura del vulcano. Credeva che il vulcano l'avesse liberata, che avesse liberato lei come del resto l'intera citt, sebbene lei fosse l'unica a vedere le cose a quel modo. Era stato una specie di segno per lei, un richiamo della terra. Sentiva di essere gi stata all'interno della bocca del vulcano e che l le era capitato qualcosa, ma non riusciva a formulare questa sensazione in un vero e proprio ricordo. L'immagine di se stessa, di Etcher nel casotto posto sul versante interno del vulcano non le riaffiorava alla memoria. Sapeva solo che il vulcano le stava parlando e che il suo sogno di volare verso nord, fino alle foreste del Ghiaccio, lontano dagli aridi campi di lava di Aeonopolis, non era mai stato cos alla sua portata e mai pi lo sarebbe stato. Era alla sua portata non perch disponesse dei mezzi necessari, ma perch sentiva che in quel momento aveva la giusta determinazione, perch le sembrava l'unico modo possibile per liberarsi da ci che era stata la sua vita fino a quel momento.

Portami via da qui, chiese a Etcher, implorando.

Una cosa era entrare in citt. Un'altra andarsene. C'erano due modi per farlo. Potevano andarsene per mare, su una barca, o per terra, prendendo un treno. Andarsene con una barca era illegale. Andarsene con un treno significava ottenere dei visti dalla Centrate. Etcher aveva sentito parlare qualche volta di gente che attraversava furtivamente la zona del Desiderio, raggiungeva l'autostrada secondaria per poi spingersi fino al posto in cui si poteva tentare di saltare su un treno. Naturalmente un'impresa del genere richiedeva una certa velocit; inoltre, anche diverse miglia oltre i confini della citt, il treno era sempre pieno di poliziotti. Per loro, che avrebbero dovuto portarsi appresso anche Polly, si trattava dunque di un'opzione non praticabile.

Aveva conosciuto il potere, una volta - una volta, s, perch gli sembrava fosse passato molto tempo da allora. Una volta, prima che arrivasse Thomas, gli era sembrato che la sua vita fosse cambiata. Ma adesso che con gli occhiali nuovi ci vedeva chiaro, il suo potere gli appariva come un punto morto. La polizia lo seguiva ovunque. Si aspettavano che li guidasse ai libri rossi. In effetti ce li aveva guidati all'inizio, una volta o due la settimana, ma loro non lo avevano capito e in seguito le sue visite alla scuola di Tedi si erano fatte meno frequenti. Perch era l, in mezzo ai graffiti che sconfinavano oltre i bordi delle lavagne, che stavano i Volumi Inespurgati della Storia Inconscia, lasciati completamente in vista, inosservati e ignorati da tutti; stavano sugli scaffali insieme alle bibbie, ai dizionari e ai libri di testo, a disposizione dei bambini che avrebbero potuto leggerli come una collezione di favole proibite con delle pagine mancanti, le pagine che Etcher strappava e restituiva al Primato con cadenza quotidiana. Non gli avrebbero mai lasciato la possibilit di andarsene. Il suo potere sarebbe finito nel momento in cui il Primato avesse recuperato i libri o avesse creduto di non recuperarli mai pi; Etcher poteva anche minacciare di gettarli in mare o nel vulcano, ma la cosa non avrebbe fatto alcuna differenza.

Sally sarebbe rimasta intrappolata insieme a lui, a meno che lui non l'avesse lasciata libera. L'aveva osservata troppo a lungo contorcersi, vittima degli incantesimi dei suoi fantasmi e dei suoi sogni, dimenarsi per una libert in cui lei non avrebbe mai potuto credere. Il potere rimastogli dopo essere giunto a quel punto gli permise comunque di concludere un accordo che prevedeva la concessione di due visti soltanto, uno per Sally e l'altro per la bambina.

Sulla piattaforma dello Snodo del Capriccio, con la polizia che non la smetteva di tenerlo d'occhio, rimase a guardare le due donne della sua vita che gli facevano gesti di addio dal finestrino del loro scompartimento. Sally appariva euforica mentre la piccola era un po' disorientata; e mentre il treno spariva in lontananza tra i fumi della locomotiva e la cortina di Vog, Etcher pens che presto si sarebbe unito a loro, cos come avevano pianificato. Si disse che, con loro al sicuro fuori citt, lui sarebbe stato libero di tentare manovre pi audaci e che sarebbe scappato sotto gli occhi del Primato per raggiungere Sally e Polly nel Ghiaccio del nord. All'inizio fu quasi un sollievo essere solo. Da molto tempo non era pi stato solo, da prima del suo matrimonio con Tedi. Sopportare il peso della propria oppressione era diventato quasi un sollievo. Disse a se stesso che, nello spazio di pochi mesi, Sally si sarebbe liberata per sempre, nessuno avrebbe pi dovuto salvarla; a quel punto quello che c'era tra lui e Sally si sarebbe riscattato da s. Tornando indietro con la mente, forse fino al giorno in cui l'aveva vista per la prima volta, ritrovava la convinzione che semmai qualcuno avesse potuto salvarlo, quel qualcuno era lei.

Sally gli scrisse delle lettere e lui le rispose, senza che le autorit ostacolassero la loro corrispondenza. Aveva spiegato a Sally che il Primato ammetteva la corrispondenza a patto che fosse discreta; quello che provavano potevano esprimerlo solo entro certi limiti. Sally poteva per scrivere che lui le mancava. Puoi scrivere che ti manco, questo s, la rassicurava Etcher. Le prime lettere di Sally erano piene di frasi del genere e di notizie sulla casa che aveva trovato; era situata in cima a un fiordo che scintillava alla luce del sole. Etcher le spediva tutti i mesi gran parte dello stipendio per le spese della nuova casa. Lei gli rispondeva dandogli altre notizie e gli diceva del suo cuore che ardeva di desiderio e, tra le righe, Etcher riusciva a intravedere la splendente solitudine del fiordo e Polly, quella versione in miniatura di Sally, che correva con i suoi capelli colore del fuoco e quegli occhi di un blu misterioso; la vedeva correre lungo la distesa bianca e sotto un cielo sterminato.

Come reazione, qualcosa dentro di lui si spezz.

Il peso di quel gradevole sollievo stava incrinando qualcosa, qualcosa che Etcher non avrebbe potuto sopportare. Quello che credeva di se stesso e di Sally, quello che lui credeva ci fosse tra loro cominciava a disorientarlo. Scopr che stava tradendo il suo cuore con la propria coscienza, il pi tremendo dei tradimenti, e il fatto di non poter stare con Sally non faceva che peggiorare la situazione. Etcher stava crollando sotto il peso dell'imminente miseria, un fallimento pi grande di qualsiasi bancarotta, Sally che crollava lottando per la propria libert e lui che crollava lottando per liberarsi di lei. Etcher stava crollando sotto una sorveglianza della Chiesa che invece di allentare s'intensificava; ufficialmente parlando, l'essere riuscito a fare partire Sally significava averla scagionata dall'accusa di un omicidio avvenuto in una stanza di uno scalcinato albergo del centro cittadino. In un modo che mai era venuto in mente a Sally, in un modo che anche i preti stentavano a comprendere, Etcher si era sobbarcato il peso del delitto o, pi precisamente, il peso della sua mancata soluzione.

Il suo successo nell'ottenere i visti per Sally e Polly aveva suscitato un'impressione pi grande di quanto potesse immaginare. Alla fine il Primato aveva deciso che, ufficialmente parlando, Sally era utilizzabile come merce di scambio. Le ramificazioni della mancata soluzione di quell'omicidio erano giunte a un punto in cui, ufficialmente parlando, tenere aperto il caso era pi rischioso che archiviarlo. La violenta e insolita scomparsa del detective che ci lavorava rendeva l'archiviazione non soltanto politicamente preferibile ma anche burocraticamente pi facile. Due anni dopo il caso era ancora pieno di lati oscuri. Alla Chiesa non piacevano i lati oscuri. I lati oscuri prima o poi finivano col venire alla luce, come accadde quando Etcher si present da loro con la richiesta di un visto per lasciare la citt.

Quattro mesi dopo la partenza di Sally, Etcher non aveva ancora escogitato un piano di fuga fattibile. Era noto a tutti che Etcher era strettamente sotto controllo e che aiutarlo rappresentava un rischio; nessun capitano lo avrebbe preso sulla sua barca. Se andava nella zona del Desiderio i poliziotti si tenevano un po' a distanza, ma le strade che portavano fuori citt erano piene di posti di blocco. I treni erano sempre sorvegliati. Come se l'impossibilit di muoversi non fosse abbastanza frustrante, Etcher dovette affrontare anche una crisi del suo rapporto epistolare. Sally gli aveva scritto che a Polly mancava terribilmente suo padre e si chiedeva se Etcher potesse ottenere un visto per Gann. Etcher non capiva perch dovesse farsi carico anche di Gann. Non capiva perch dovesse aiutare anche Gann, il quale peraltro pensava di essere un fuorilegge. Che se lo chieda lui il suo visto, rispose a Sally. Ovviamente il prezzo di quel suo amaro rifiuto non sarebbe stato Gann a pagarlo, ma Polly; la reazione di Sally alla risposta di Etcher fu altrettanto amara. Alla fine, per, Etcher si intener e chiese al Primato il terzo visto a nome di qualcun altro. E cos anche Gann lasci la citt e and a stare nella casa per cui Etcher aveva spedito soldi ogni mese. Sono diventato una barzelletta, era l'opinione che aveva di se stesso. Ho spinto l'amore oltre quel limite in cui si finisce per perdere la propria dignit, pensava Etcher.

L'urgenza di partire si fece cos sempre pi impellente e tocc il culmine nelle settimane in cui ricevette tre lettere dal nord. Difficile dire quale fosse la pi sorprendente. La prima era di Sally. Era una lettera scritta in modo stentato e con difficolt; Sally stava evidentemente cercando di dirgli qualcosa di importante, qualcosa che sentiva dentro ma che non aveva messo interamente a fuoco. Il tono era lo stesso che aveva usato la volta in cui gli aveva detto di aver conosciuto un altro, con la sola eccezione che, stavolta, il qualcun altro era lei stessa. Sally gli stava dicendo nel modo pi diretto possibile - per quanto poteva essere diretta una persona confusa come lei - di non venire.

La seconda lettera era di Kara, la sola altra donna che Etcher avesse mai amato come amava Sally. Dop che erano passati pi di dieci anni da quando lui l'aveva mollata nuda sotto le stelle incastonate nella volta dell'osservatorio, Kara si rifaceva viva dal nulla e gli scriveva di tornare.

Il terzo messaggio veniva da casa. Etcher cap anche senza leggerlo cosa diceva. Cap, anche senza leggere la lettera, che suo padre stava morendo.

Aveva cominciato a capire, cos come avevano cominciato a capirlo anche i preti, che niente era rimasto immutato da quando aveva preso dalla cripta della Chiesa i Volumi Inespurgati della Storia Inconscia. Dopo aver affrontato i preti nei giorni in cui Sally era a letto malata, il tessuto psichico di quella citt che esisteva fuori dal tempo aveva cominciato a mostrare delle smagliature. Scomparve un tram. Un obelisco si spost di parecchi metri. In un vicolo situato tra la Desolata e l'Ingrata e che corrispondeva esattamente al punto in cui si intersecavano le linee che univano idealmente la Chiesa, il vulcano e l'Arboretum, i graffiti ufficiali cedevano il posto a messaggi eretici, proclami sovversivi che si dilatavano non soltanto nel tempo presente ma anche in quello passato e in quello futuro; c'erano messaggi per ogni giorno che passava, per ogni giorno che era gi passato e per ogni giorno che non era ancora passato. Pezzo per pezzo, la memoria si disfaceva. Il fatto che Etcher centellinasse a seconda dell'umore le pagine dei volumi serv, almeno momentaneamente, ad arrestare questo processo di disfacimento. Probabilmente, non appena i volumi fossero stati interamente restituiti il tram sarebbe riapparso. L'obelisco sarebbe tornato al suo posto. La propaganda ufficiale dei graffiti avrebbe potuto riaffermare il suo predominio, nonostante i surreali e insensati messaggi del vicolo tra la Desolata e l'Ingrata. Ma quando Etcher si present ai preti per chiedere un visto per andare a nord e questi glielo rifiutarono, la restituzione delle pagine sub un arresto e le smagliature della memoria ripresero ad allargarsi. Riuniti intorno al tavolo a mezzaluna, i preti stavano discutendo la situazione quando, d'un tratto, uno di loro svan dalla sedia. Nel corso della giornata lo spavento iniziale si trasform inevitabilmente in panico: un altro di loro avrebbe potuto sparire da un momento all'altro. Che io sia maledetto, tuon il capo prete agli altri, se domani mi sveglier per scoprire di non essere pi qui!

Sotto forma di un lato oscuro che veniva alla luce, alla fine sembr presentarsi una soluzione. Si chiamava Mallory ed era un poliziotto. La sua faccia, sbattuta due anni addietro contro il muro del vicolo tra la Desolata e l'Ingrata, era un turbinio di cicatrici. Per come si erano messe le cose, la soluzione di Mallory era cos banale da risultare fantasiosa. Etcher si sarebbe messo spontaneamente a disposizione dell'autorit giudiziaria e sarebbe andato a nord scortato da vari agenti. Mallory si offr volontario per questo incarico e non lo fece per attaccamento al dovere o per impressionare i preti con la sua servile disponibilit - com'era suo costume - ma perch era convinto che Etcher lo avrebbe condotto a Sally Hemings, la quale a sua volta lo avrebbe condotto all'uomo che gli aveva distrutto la faccia e che poi era sparito senza lasciare traccia, nemmeno fosse un tram o un obelisco che si spostava o un messaggio sul muro che cambiava di giorno in giorno.

Aveva passato mesi seduto sul letto di un ospedale della Chiesa a togliersi le croste da quello che un tempo era il suo naso e, a parte questa sgradevole occupazione, aveva avuto un mucchio di tempo per rimuginare su tutta la storia. Era ovvio che quel gigante nero di Wade era andato fuori di testa per Sally Hemings dal primo minuto in cui le aveva messo gli occhi addosso. Doveva averle fatto capire che andava incontro a una condanna per omicidio e le aveva proposto di risolvere la questione tra di loro; probabilmente l'accordo era stato raggiunto quel pomeriggio in cui Wade l'aveva fatta uscire di prigione per riportarla al suo cerchio. Probabilmente le aveva specificato che doveva tutto quanto a lui e che si aspettava in cambio qualcosa di adeguato; in un secondo tempo doveva aver stabilito un piano di fuga, magari era saltato su un treno un'ora dopo aver lasciato Mallory accasciato nel vicolo, o forse si era diretto a nord prendendo una barca. Questo Etcher non significava sicuramente niente per la Hemings, era semplicemente un contatto, uno stimato archivista vittima, come Wade, dei suoi incantesimi, uno strumento per lasciare la citt. E infatti la Hemings era giunta a scaricare Etcher; Mallory lo sapeva perch tutta la corrispondenza veniva letta dalla polizia. Mallory sapeva che, proprio in questo momento, lei gli stava dicendo che preferiva restare sola.

Mallory sapeva che Wade e la Hemings stavano insieme, al nord. Avevano immaginato che i preti non avrebbero mai lasciato partire Etcher, e in effetti avevano quasi ragione; quello che non avevano immaginato era quanto furbo fosse Mallory. Non hanno pensato a quanto sono furbo, disse Mallory tra s. Avranno una bella sorpresa. E adesso vediamo come far a nascondersi Wade con tutto quel cazzo di Ghiaccio.

All'inizio l'odore di fumo fu un inganno del vento. In tutti gli anni in cui Etcher aveva vissuto in citt non aveva mai sentito l'odore di fumo dei campi di lava, il vento di sud-ovest portava nelle strade l'odore di vino proveniente dal mare, mentre quello del fumo veniva sospinto verso nord. Era proprio a nord che Etcher si stava dirigendo adesso, scortato da una squadra di agenti. Avevano requisito mezza vettura del treno per il suo trasporto. Un poliziotto gli sedeva di fronte, un altro gli stava alle spalle, un altro ancora piantonava la porta e un quarto ce l'aveva accanto. Il poliziotto accanto a Etcher era lo stesso che era venuto a prenderlo alla Centrale, nel periodo in cui Sally era malata. Un tipo di cui non ci si dimentica. Si chiamava Mallory, era senza naso e aveva una notevole cicatrice che gli deformava il viso; quando parlava, spesso si faticava a capire cosa volesse dire, le parole gli sfiatavano dai vari orifizi che aveva sul volto allo stesso modo in cui il mare spruzzava l'acqua dalle fessure che solcavano la terra lungo la costa. Uno dei polsi di Etcher era legato al bracciolo del sedile con una di quelle catene che i poliziotti chiamavano rosario, mentre l'altro polso era legato a quello di Mallory. Di notte, ogni qual volta uno dei due si addormentava, lo scivolare della sua mano dava uno strattone all'altro che, se stava dormendo, finiva inevitabilmente per svegliarsi; continuarono cos fino all'alba, svegliandosi a vicenda ogni volta che si addormentavano. Se Etcher doveva andare al bagno Mallory lo accompagnava. Se gli cadevano gli occhiali nuovi doveva aspettare che il poliziotto di fronte a lui si decidesse a raccoglierli.

Fu nel mezzo della notte che Etcher sent l'odore di fumo. Era un odore alquanto sgradevole che arriv addirittura a peggiorare quando si furono lasciati alle spalle da un bel po' i campi di lava. Peggior al punto di diventare nauseante ed Etcher realizz che quell'odore di fumo era s un inganno, ma dell'anima anzich del vento. Si rese conto che non era affatto l'odore del vulcano ma di ci che lo aspettava, l'odore di ci che stava a nord, l'odore per cui stava correndo da una vita. Era l'odore della sua odissea nel nero abisso, l'odore della fine, l'odore di una parte di lui ormai morta, una parte di lui che era rimasta intrappolata in una crepa del tempo e che era stata lasciata l a marcire per l'eternit. Quando il puzzo di fumo divenne insopportabile, quando ebbe paura di essere sul punto di soffocare o di vomitare, Etcher si avvent sul finestrino per aprirlo, strappando Mallory con violenza al sonno in cui era caduto. Il poliziotto cominci a sfiatare da ogni orifizio del volto nella convinzione che Etcher stesse cercando di scappare. Quello che probabilmente voleva essere un grido di allarme sembrava pi il rantolo di una persona che non riuscisse a respirare. Anche Etcher grid, Il fumo, mio Dio! Il fumo! Gli altri poliziotti si gettarono immediatamente su Etcher per costringerlo a tornare al suo posto. Per favore, aprite il finestrino, li implor Etcher. Il fumo gli era entrato a tal punto nei polmoni e i movimenti delle sue mani erano cos irrimediabilmente limitati dal rosario, che avrebbe schiantato la propria faccia contro il vetro del finestrino pur di avere un po' d'aria.

Mallory sollev il pugno per assestare un colpo a Etcher. Si ferm solo all'ultimo istante al grido degli altri poliziotti; i preti avevano detto chiaramente che Etcher doveva tornare intero. Aprite il finestrino, borbott Mallory abbassando il braccio. Ma una volta aperto il finestrino, non fu l'aria fresca a entrare nel treno, ma una nuova ondata di fumo: sembrava l'odore di qualcuno che stesse bruciando vivo. No, chiudetelo, gemette Etcher, al quale erano appena caduti gli occhiali.

Dopo sei giorni di viaggio, a soli venti minuti dalla sua citt natale, Etcher si rese conto d'un tratto, con una calma assolutamente inconsueta per lui, che suo padre era morto.

Sapeva che avrebbe trovato sua madre ad aspettarlo sulla soglia di casa per dirgli Se n' andato. E fu esattamente cos che andarono le cose. Arrivarono alla vecchia casa, situata in una delle strade periferiche del villaggio; Etcher camminava con le catene ai polsi e circondato dalla scorta, Mallory gli stava davanti e una volta sulla porta l'apr senza preoccuparsi di bussare. Etcher entr e vide che sua madre era l, in piedi, come se lo stesse aspettando. Nella stanza c'erano altre due donne che piangevano. La presenza della polizia e il rosario sembrarono disorientare la madre di Etcher che per, dopo un breve istante, si limit a dire Se n' andato. Le stesse identiche parole che Etcher era certo di dover sentire. Suo padre era morto solo mezz'ora prima, esattamente nel momento in cui era stato colto dalla sensazione che fosse morto. Etcher strinse la madre fra le sue braccia mentre il vincolo del rosario obbligava Mallory a incombere in modo osceno su di loro. Poco dopo il dottore usc da una stanza in fondo alla casa.  ancora nel letto, se vuoi andare a vederlo, disse la madre. Sembra quasi che dorma.

Non sembrava affatto che stesse dormendo. Etcher e Mallory andarono nella camera in fondo alla casa e videro il padre di Etcher appoggiato a uno dei cuscini sul letto; sembrava, come in effetti era, morto. Ogni segno di vita aveva abbandonato la sua faccia, che aveva il colore della sabbia; la bocca era leggermente aperta. Forse se suo padre avesse avuto l'aspetto di una persona addormentata Etcher avrebbe potuto rimanere per dirgli qualcosa. Avrebbe potuto dirgli addio, per esempio; sul treno invaso dal fumo, aveva pensato alle cose che avrebbe potuto dire, ma l non sembrava ci fosse niente da recuperare, niente per cui riconciliarsi con suo padre. Non c'era sempre qualcosa per cui riconciliarsi? Non c'era sempre qualche vuoto finale da colmare tra genitori e figli, specialmente quando genitori e figli sono cos diversi tra loro? Non gli rincresceva tanto che non avesse avuto la possibilit di dire qualcosa a suo padre, quanto che fosse stato suo padre a non averla avuta a patto che avesse avuto veramente bisogno di dirgli qualcosa prima di morire. Alla vista del corpo di suo padre, Etcher rimase senza fiato e si port la mano alla bocca; Mallory venne trascinato da quel gesto come una marionetta.

Ci che pi incuteva timore a Etcher non era il fumo che si sarebbe alzato durante la cremazione di suo padre. Temeva che il fumo potesse essere del tutto diverso da quello che aveva conosciuto nei sei giorni passati, che potesse essere un fumo pi puro, di un colore pi simile a quello della terra, e che questa differenza avrebbe costretto Etcher a vedere in quel fumo scuro che lo aveva inseguito da quando aveva lasciato la citt la presenza di qualcos'altro. Non ci fu nessuna cerimonia. In seguito il fatto che non rosse stato celebrato alcun rito lo fece sentire vagamente angosciato. Gli sfuggiva per la ragione di quel suo stato d'animo, perch quel modo di andarsene privo di celebrazioni rispettava totalmente quello che era stato il suo modo di essere da vivo; suo padre, come del resto lui stesso e sua madre, avevano sempre avuto una profonda avversione per qualsiasi rito. Nei giorni seguenti, le catene cominciarono a rendere furioso Etcher. Minacci di farsi del male volontariamente. Mi taglier le mani, disse a Mallory. E poi dovrai spiegare a quelli della Centrale come far a riportare i loro preziosi libri senza mani.

Mallory non lo stette a sentire e, per tutto il tempo che rimasero in casa della madre di Etcher, di togliere le catene non se ne parl nemmeno. La situazione rimase la stessa fino a quando, diversi giorni pi tardi, Etcher and a trovare Kara.

Mallory giudic che l'osservatorio fosse sicuro come una prigione. Era fatto di pietra, non c'erano finestre e l'unica via di uscita era il portone posto sul lato che guardava a nord-ovest. Per quel che sembrava a Mallory, il solo modo di andarsene era quello di salire in cima alla volta e di saltare ed escludeva che Etcher intendesse tentare un'impresa tanto rischiosa. Era certo che Etcher non avrebbe rischiato la propria vita, almeno non prima di rivedere Sally Hemings. Fu cos che, una volta all'interno dell'osservatorio, si decise a togliergli il rosario; in realt non  che quel gesto scaturisse da una qualche considerazione per Etcher, il fatto era che lui stesso non sopportava pi di avere le catene. Gli altri poliziotti rimasero ad aspettare all'esterno mentre Mallory fece un giro di controllo all'interno della cupola perch le precauzioni non erano mai troppe.

Nell'avvicinarsi alla cupola, Etcher non sent l'odore del fumo; c'erano solo gli alberi intorno e il morso dell'aria gelida. Era quasi arrivato alle porte dell'osservatorio quando queste si aprirono improvvisamente e lei apparve sulla soglia, pronta ad affrontare il tempo, ad affrontare la vista di come il tempo aveva infierito su di loro. Aveva i capelli pi corti. Si era un poco appesantita e, ovviamente, un poco invecchiata. Etcher si mise gli occhiali che l'avevano tanto sgomentata quell'ultima notte. Non era venuto per spiegarle niente e non aveva niente da chiederle. Forse non sarebbe venuto affatto non fosse stato per quel fumo in cui bruciano le cose che sono finite.

Etcher sapeva che Kara aveva sentito quell'odore. E quando si sedettero sotto il foro della cupola per contemplare il cielo, nello stringerle la mano, sent la disperazione di Kara, la disperazione di chi ha sentito l'odore di quel fumo. Con la stessa calma con cui Kara fingeva che lui potesse veramente tornare a far parte della sua vita, Etcher si rese conto che tutto stava sfumando in quella disperazione. Era circondato da una disperazione che era l'anima di quel loro incontro, la disperazione che sarebbe trasparita dal modo in cui si sarebbe tolta i vestiti, se si fosse decisa a toglierseli, e nel modo in cui si sarebbe distesa sotto la volta del cielo notturno, se si fosse decisa a distendersi cos come aveva gi fatto in passato e come avrebbe fatto adesso, se non avesse pensato che spogliarsi e distendersi nuda sotto il cielo notturno non avrebbe avuto altro effetto se non quello di farlo scappare via. Parlarono. Lui le disse di Sally, gliene parl sperando di essere abbastanza esplicito su come stavano le cose ma anche abbastanza implicito da proteggere l'intimit pi profonda dei propri sentimenti. Lei gli disse di ci che era accaduto al cielo, glielo disse sperando che le sue parole smentissero la certezza di non potersi aspettare niente da lui. Il cielo era cambiato. Una notte, un paio di mesi prima, aveva alzato lo sguardo al cielo e si era immediatamente accorta del cambiamento. Era stato subito dopo il crepuscolo, quel crepuscolo che, presto o tardi, ognuno di noi vede arrivare, quel triste momento in cui i giorni che ci restano diminuiscono sempre pi e la solitudine si rivela d'un colpo come qualcosa di spaventoso e infinito. Il cielo era cambiato. C'erano quadranti diversi e stelle diverse. C'erano pianeti diversi che giravano intorno a soli nuovi e morenti. Quella notte Kara si strinse a Etcher, a ci che lui non poteva darle, perch Etcher non poteva darle niente a parte qualche piccola tenerezza che non avrebbe negato a nessuno e specialmente a lei.

Quando Kara si addorment, lui rimase disteso nell'oscurit a fissare il guscio di cemento dell'osservatorio. Da l dentro, dall'interno della cupola si perse nella contemplazione di tutti i suoi ricordi. Erano grandi, a colori, e abbondavano ancora di dettagli, nonostante i tanti anni trascorsi. Si gust il piacere di essere in grado di portare le mani al volto senza pi il vincolo del rosario; si tolse gli occhiali e si copr gli occhi, per proteggersi dalla luce dei ricordi. Con sorpresa e spavento, si ritrov a pregare mentalmente i suoi carcerieri di entrare e di trascinarlo via.  tempo di andare, mormor a Kara nel buio. Poi si stacc con forza di dosso quelle mani che volevano impedirgli di lasciarla.

Mio padre  morto, fu la prima cosa che disse a Sally quando la vide. Etcher e i poliziotti avevano proseguito verso nord attraverso la distesa del Ghiaccio, con gli alberi che sparivano e il terreno sempre pi bianco e pi esposto al vento. Arrivarono in capo al mondo, dove non c'era nient'altro che un inverno senza fine. Il fiordo dove lei viveva era spoglio e frastagliato. Sopra le scogliere che circondavano la casa era un roteare di nubi che si avvicendavano senza fermarsi. Lungo il bordo del fiordo c'erano delle gole piene d'acqua ghiacciata. Polly fu la prima a vedere Etcher; corse verso di lui urlando il suo nome finch non fu abbastanza vicina da notare le catene attorno ai polsi. Lei lo guard disorientata, sembrava non fosse sicura del perch di quelle catene, se erano per qualcosa che aveva fatto lui o, invece, se era a lei ad avere fatto qualcosa di male. Quando vide l'uomo senza faccia che camminava accanto a Etcher, url. Si volt e si mise a correre verso casa.

Mio padre  morto, disse Etcher, non del tutto certo di essersi lasciato la morte del padre alle spalle e di non portarla ancora con s; forse l'aveva semplicemente nascosta nella neve, da qualche parte lungo la strada, affinch si conservasse e potesse ritrovarla pi tardi. Sally rimase senza fiato nell'apprendere quella notizia o forse pi semplicemente per l'emozione di rivedere Etcher. Era sommersa dall'emozione. Gli era mancato terribilmente. Gli era mancato nella solitudine della sua nuova casa, in quella solitudine che era enorme nonostante ci fossero anche sua figlia e il padre di sua figlia. Proprio per questo gli aveva scritto di non venire: perch sapeva che se lo avesse rivisto ancora, non sarebbe riuscita a essere abbastanza forte da restare senza di lui un'altra volta.

Anche lui lo sapeva, ma ci non serviva a placare la sua rabbia. Fremeva ancora di indignazione per il tradimento di Sally. Stava ancora cercando di individuare le responsabilit di quel disastro che era diventata la sua vita. E alla luce della promessa di due anni addietro, quando era cominciata la sua relazione con Sally, il disastro appariva ancor pi devastante; gli torn in mente il momento in cui aveva deciso di lasciare Tedi, nella sua spietata volont di affermare il proprio diritto a essere felice. Era cos sicuro, allora, di tenere tutto sotto controllo. Niente era sotto il suo controllo, adesso. Era l, in piedi, nel bel mezzo di quella stanza da letto che avrebbe dovuto essere la sua stanza da letto; Sally gli stava di fronte e lui era incatenato a un poliziotto alla cui vista i bambini si mettevano a piangere; il padre della bambina si trovava in una stanza del piano superiore, sdraiato di fronte alla finestra a contemplare il cielo e la distesa dei ghiacciai, quel cielo e quei ghiacciai che Etcher aveva tanto sognato di contemplare. Tutto sembrava cos inevitabilmente ridicolo, l'inevitabile conseguenza di aver sfidato l'assurdit della vita nell'illusione di avere un qualche potere su di essa. Ed Etcher si chiedeva se questa umiliante conclusione non fosse stata scritta da sempre nelle carte. Credeva al castigo del destino, giusto quel tanto da domandarsi se il punto cui era giunto fosse il giusto prezzo da pagare per tutti gli errori che aveva commesso, per tutte le volte che si era rassegnato, per tutte le volte che aveva detto brutalmente la verit, per tutti i cuori che aveva spezzato.

Era una casa stupenda. E il fatto che fosse una casa stupenda non faceva che peggiorare le cose, perch nel vedere quella casa il suo sogno pi intimo assunse una forma concreta, la consistenza della pietra dei muri e del legno delle porte. Il suo sogno pi intimo sal la scala che dal centro della casa portava al piano superiore, e una volta di sopra si affacci sul panorama che si estendeva a occidente. Sul lato meridionale della casa c'era una porta che si apriva sul tetto del piano inferiore. All'esterno, vicino alla porta, c'era una scala a pioli che conduceva invece al tetto di quello superiore; lass il mondo si riversava sul tetto dai quattro punti cardinali, una vista cos imponente che incuteva il timore di essere spazzati via anche quando non tirava un alito di vento. Sul tetto di quella casa veniva automaticamente da bisbigliare, Addio. Da lass tutto era cos grande che si stentava a capire se quell'addio bisbigliato fosse un addio al mondo o un addio alle cose in cui si era creduto fino a quel momento, o alla pura e semplice illusione di sentirsi importanti per il solo fatto di trovarsi sul tetto del mondo. Stare in cima a una casa del genere, con il mondo che ululava tutt'intorno, sembrava un atto di ridicola arroganza; e la perdita di quella ridicola arroganza era la perdita del pi grande di tutti i sogni, perch era l'arroganza di chi  preda del potere dell'amore ed Etcher sapeva di non essere pi cos potente.

Chiese a Mallory di essere incatenato al letto di Sally.

Mallory lo accontent non per fargli un favore ma perch doveva trovare Wade. Sapeva che Wade era l. Sapeva che stava nascosto in quella casa, sotto le scale o in una qualche stanza sul retro. Lo aveva cominciato a cercare gi da quando erano scesi dal treno, nella piccola stazione che si trovava a venticinque miglia di distanza; aveva chiesto notizie alla gente del minuscolo villaggio. E durante tutto il viaggio in autobus attraverso la desolazione del Ghiaccio, aveva tenuto gli occhi bene aperti cercando di individuare eventuali nascondigli. C'era solo ghiaccio. Quando la bambina si era messa a piangere alla vista di Mallory ed era corsa in casa, Mallory si era affrettato a tenerle dietro trascinando con s Etcher e gli altri poliziotti, per impedirle di andare a informare Wade e di mandare cos tutto all'aria. Mallory leg Etcher al letto di Sally Hemings e cominci a correre per tutta la casa come un forsennato, spalancando le porte degli armadi e spostando i mobili, sotto lo sguardo alquanto perplesso di Gann Hurley, il quale era in attesa che Sally gli portasse il pranzo, pulisse il bagno, lavasse i piatti e gli rifacesse il letto. Il poliziotto senza faccia rivolt la casa sottosopra, e alla fine and nella stanza di sopra e vide la scala a pioli all'esterno. Fiss la scala e cap che non c'era altro posto, per Wade, dove poter andare. Cap che lo aveva intrappolato. La cosa lo spavent perch in quel momento era da solo ad affrontare Wade; e Mallory non voleva affrontare Wade da solo. Chiam gli altri poliziotti; erano dabbasso e non potevano sentirlo. Grid fino a farsi venire la voce rauca e finalmente, a uno a uno, uscirono dalla casa e videro Mallory sul tetto del primo piano. L'ho beccato! url Mallory, ma i poliziotti non riuscivano a vedere nessuno: Non c' nessuno lass, strill uno a Mallory, il quale lo ignor continuando a sfiatare grida rauche da ogni pustola aperta della testa finch gli altri poliziotti non rientrarono in casa, salirono le scale e uscirono sul tetto del primo piano. Uno di voi rimanga qui, disse Mallory, gli altri vengano con me, e cominci a salire lentamente la scala fino ad arrivare in cima. Mallory grid di nuovo e gli altri poliziotti, credendo che alla fine fosse riuscito a trovare Wade, si fecero prendere dal panico. Ignoravano che era stata invece la vista del mondo a far gridare Mallory, la vista del cielo rosso incombente, la vista del tempo che si abbatteva su di lui con l'imponenza di una cascata.

Dabbasso, nella stanza da letto, Sally ed Etcher ascoltavano Mallory che correva per tutta la casa. Rimasero a lungo seduti sul letto, senza dirsi niente, seguendo con gli occhi i rumori che si spostavano forsennatamente da un posto all'altro. Cosa sta cercando? chiese infine lei. Non lo so, rispose Etcher. Quando Mallory ebbe raggiunto la cima della casa, il suo grido di allarme sembr molto lontano; n Sally n Etcher gli prestavano pi attenzione. Erano in ascolto dei loro pensieri adesso; cercavano a fatica di sentire cosa stavano pensando. Etcher riusciva a sentire i pensieri di Sally. Aveva acquisito un'esperienza tale nell'ascoltare la mente di Sally, che poteva sentire un suo pensiero addirittura prima che lei lo pensasse o almeno cos credeva. In quel momento Sally stava pensando che forse non voleva restare sola. Etcher sapeva che era questo che lei stava pensando, sapeva che adesso, con lui accanto, la sua confusione aveva subito una svolta ulteriore. Forse si aspettava che lui avesse una risposta per questa sua confusione. Forse si aspettava che lui la implorasse di permettergli di restare - Sally non aveva ancora capito che la polizia non l'avrebbe permesso in nessun caso - o che le confessasse di non poter pi sopportare qualcosa che era diventato pi grande di lui e che lui stava per lasciarla sola con la sua confusione, proprio come lei aveva chiesto. In ogni caso lei lo aveva aspettato perch pensava che Etcher dovesse dividere con lei, almeno in parte, le responsabilit di questa sua confusione. Ma Sally non riusciva a sentire i pensieri di Etcher al punto di udire distintamente il suo rifiuto.

Forse, disse lei, dovresti proprio venire a stare qui come avevamo progettato. Forse dovremmo fare quello che abbiamo progettato da sempre, e dovresti venire a stare qui. Lui non rispose. Devi dirmi quello che stai pensando, gli disse. Sei arrabbiato? Sei triste? Sei sollevato? Vuoi sgridarmi o magari picchiarmi?

Non potrei mai picchiarti.

Ma so cosa stai pensando.

Non era vero, non lo sapeva. Etcher, invece, sentiva distintamente i pensieri di Sally. Avevi bisogno di essere liberata sin dall'inizio, disse lui.

Ho cercato di dirti...

Non si sentivano pi i rumori che Mallory faceva nel perquisire la casa.

 da quando sono nata che sta l, disse lei ed Etcher fu sul punto di chiedere, Chi? Ovviamente non era a Mallory che si riferiva Sally e nemmeno a Joseph; Etcher dubitava anche che si trattasse di Gann.  tutta la vita che lo sento, sta l dove ci sono i ricordi di cose che non sono mai accadute, dentro questo sogno che sembra avere preso il posto di qualunque cosa.  l da sempre. Non so chi sia. Riesco a malapena a vedere la sua immagine nella mia mente. Riesco a malapena a sentire la sua voce. Finora  stato l per biasimarmi, come se non volesse lasciarmi andare. Ma adesso non  pi cos. Non  lui a impedirmi di andarmene, sono io che non voglio. Una volta, quando ho avuto la possibilit di scegliere, scelsi di non andar via. Non so perch, se lo feci per amore, per sentirmi al sicuro, per restare in quella casa che mi aveva reso schiava, non lo so, il fatto  che scelsi di tornare a stare con lui e di essere la sua schiava. Forse l'amavo, forse la prospettiva di stare senza di lui mi spaventava o forse era semplicemente l'idea di essere libera a farmi paura, comunque sia questa scelta ha cambiato tutto. L'intera mia vita  cambiata. Sono tornata con lui solo perch volevo avere un'altra possibilit di ucciderlo? Sono tornata con lui solo perch volevo che lui mi stuprasse un'altra volta o perch mi amasse? Perch volevo continuare a domandarmi se quando stavamo insieme era un fare l'amore o un atto di violenza da parte sua? Perch sono cos, Etcher? Perch non mi basta di amarti e di essere amata da te? So che sono una pazza a lasciarti andare. Nessuno mi ha mai amato come te. Mi hai salvato la vita. Mi hai strappato dalla febbre. Mi hai adorata pi di quanto io meritassi. Dimmi che sto sbagliando. Dimmi che  uno sbaglio.

Lui non disse niente. Aveva deciso, aveva avuto un sacco di tempo sul treno per decidere; a meno che lei non fosse sicura di volerlo accanto a s, per lui non c'era pi niente di cui discutere. E non le avrebbe detto niente. Cerc di portarsi le mani agli occhi; aveva bisogno di togliersi gli occhiali nuovi. Si erano riempiti di lacrime a tal punto che non riusciva pi a vederci.

Ma le catene che lo legavano al letto di Sally bloccarono quel suo gesto. Si trov cos alla merc di Sally e delle sue mani. Quelle mani tolsero gli occhiali dal volto dello schiavo incatenato, e gli asciugarono ripetutamente le lacrime.

Due settimane dopo la sua morte, feci un sogno.

Me l'aspettavo. Non avevo pianto per mio padre e nemmeno adesso, che sono passati anni, sono sicuro di piangere la sua morte. Pu essere che abbia pianto il fatto che mio padre sia morto prima ancora di morire o pu essere che la perdita non sia ancora penetrata dentro di me, o pu essere che in un qualche livello pi profondo abbia gi compreso che tutto  perduto, che le nostre vite sono una corsa perduta contro il tempo. Sicuramente quando mia madre se ne andr, dovesse andarsene prima di me, la solitudine assumer proporzioni che non ho mai immaginato, questa solitudine che  quasi diventata una forma di vanit psicologica per me, questa solitudine che mi piace pensare di comprendere cos dannatamente bene; allora la perdita sar tale che io mi ritrover da solo per capire chi sono veramente - il che  una cosa che mi sono sempre compiaciuto di fare - oppure mi ritrover nella desolazione di una vita di illusioni. Mi ritrover alla merc tanto di Dio quanto della sua antitesi, che non  il Diavolo, perch non credo nel Diavolo, ma il caos, contro cui l'unica arma che Dio ci abbia dato  la memoria.

In questo sogno su mio padre camminavo per i corridoi di una casa di riposo. Era una casa di riposo molto piacevole. Dalle finestre aperte entrava un vento balsamico mentre all'esterno le cime degli alberi ondeggiavano contro il blu pallido del cielo. Sui corridoi si affacciavano delle grandi stanze con file di letti, le lenzuola cambiate di fresco. I letti erano quasi tutti vuoti e io continuai a camminare finch arrivai alla stanza in cui si trovava mio padre. Stava seduto sul letto e aveva una bella cera. Il suo viso era colorito; appariva tranquillo e felice, forse pi di quanto non l'avessi mai visto prima. Mi salut. Ma ricordavo distintamente, capivo perfettamente che era morto; nel sogno il mio senso del tempo si era arenato ma sapevo comunque che mio padre era morto due settimane prima. 'Oh', gli dissi, 'questo  un sogno'.

'Questo non  un sogno', mi rispose.

Ne discutemmo per un po', mio padre insisteva con gentilezza che tutta la situazione era reale. E niente era mai sembrato pi reale. Potevo sentire il vento entrare dalle finestre e vedere gli alberi che ondeggiavano all'esterno, e mio padre era cos vivido come mai era stato. Teneva un piattino in grembo. Nel piattino c'era un dolcetto. Mi diede il dolcetto e disse, 'Ecco, assaggialo'; e io l'assaggiai. Disse, 'riesci a sentirne il sapore o no?' e ci riuscivo. Disse, 'Puoi sentirne il sapore perch non  un sogno'; ed era vero, sentivo il sapore e non ricordavo di avere mai fatto, prima di allora, un sogno in cui mi fosse riuscito di sentire il sapore di qualcosa, perch il gusto era un senso che andava al di l della mia immaginazione. Ma non volevo ancora credergli. L'avere accettato razionalmente la realt della morte di mio padre era stato un colpo troppo forte per il mio cuore e, come se ci non bastasse, adesso c'era anche da affrontare questa nuova realt in cui mio padre morto mi parlava e mi offriva un dolcetto.

A quel punto, nel timore di doversi piegare al modo in cui il mio cuore voleva vedere le cose, la mia mente mi svegli. Sennonch il risveglio non mi riport alla realt ma in un altro sogno, che finii con il dimenticare ben presto, come sempre dimentico tutti i sogni, subito dopo aver attraversato il sottile orizzonte d'argento dello stato di veglia e la lama affilata della coscienza un attimo prima di svanire per sempre. Quest'altro sogno non aveva niente di particolarmente importante, a parte il fatto di essere rimasto ad aspettarmi, di avere pazientemente atteso il momento in cui fossi tornato dal luogo in cui avevo incontrato mio padre per l'ultima volta, un luogo dal quale un codardo deve allontanarsi in tutta fretta a meno che non disponga del coraggio necessario per sopportare certe visioni.

Tutti quelli cui ho raccontato questo sogno mi hanno detto la stessa cosa. Mi hanno detto tutti che mio padre aveva ragione.

Etcher ritorn ad Aeonopolis. Di giorno, lo scorrere della vita riprese con grande calma. Le sue notti, per, erano popolate di sogni; sognava suo padre, sognava Kara e sognava soprattutto Sally. Ma i momenti peggiori erano quelli in cui se ne stava disteso al buio senza riuscire a farsi una ragione del fatto che non stava pi con lei. Non posso credere a quanto ci  accaduto, diceva ad alta voce nelle tenebre. Quando il calare della notte cominci ad accompagnare regolarmente il ripetersi degli stessi sogni, Etcher si mise a cercare un altro tipo di notte.

Si ritrov ai piedi di una donna nuda e con i capelli biondi.

Non sempre si rendeva conto della sua presenza. A volte la rosea cortina del vino la nascondeva alla sua vista, ma lei era sempre l, davanti a lui. Talvolta la guardava senza vederla. I suoi capelli gialli erano legati all'indietro, aveva delle lunghe gambe e le uniche cose che portava erano un paio di calze nere e delle scarpe con i tacchi a spillo; danzava per lui, ma lui sapeva bene che danzava a quel modo per chiunque. Tra  sogni che l'assalivano e i fumi dell'alcol, ci furono momenti in cui Etcher riusc a mantenere la lucidit necessaria per capire quale fosse la vera natura di quel rapporto; si rese conto che in quella danza non era la donna a concedersi ma l'uomo, si rese conto che solo per stupidit e vanit l'uomo poteva credere che quella donna nuda con i capelli biondi danzasse soltanto per lui; si rese conto che erano solo la stupidit e la vanit dell'uomo a regolare il rapporto. Non era lei ad annientarsi in quella danza ma lui. Lui si perdeva nell'oscurit del locale, lei pervadeva ogni cosa nella celebrazione del proprio corpo. Ci furono momenti in cui Etcher riusc a trarre conforto da quella situazione, perdendosi allo stesso modo in cui un uomo si perde in un orgasmo, e ci furono momenti in cui non si rese affatto conto che lei fosse l, e furono quelli i momenti in cui la guard senza vederla, in cui sent di avere troppo da perdere. E il desiderio, per quanto forte potesse essere, smise di avere importanza.

Furono quelli i momenti in cui lei si accorse di lui. In quei momenti l'incantesimo si spezz e il potere che esercitava su di lui svan nel nulla; in quei momenti lei continu a danzare nell'attesa di riprendersi il suo potere e nella speranza di non perderlo mai pi.

Una notte a Etcher caddero gli occhiali. Si misero a cercarli insieme, carponi sul pavimento dei Fleurs d'X, e quando lei li trov e lui se li mise, lui fu costretto a vederla, i suoi seni abbastanza vicini da toccarli e la sua bocca abbastanza vicina da baciarla. Lei rise. Mi dispiace, disse lui.

Non  niente.

Sei bellissima, le spieg nelle tenebre. E io sono proprio come tutti gli altri.

S, rispose lei sollevata. Etcher cap dall'accento che la donna veniva dal Ghiaccio. Non molto tempo dopo, potrebbe essere stata la notte seguente o quella dopo ancora - tra i sogni che l'assalivano, i fumi dell'alcol e il tempo dilatato dell'Arboretum gli fu difficile stabilire con esattezza quando - lei venne a parlargli e, nell'oscurit dei Fleurs d'X, Etcher le disse, Vengo anch'io dal Ghiaccio.

Dall'accento non si direbbe disse lei.

L'ho perduto dopo il mio arrivo in citt.

Non lascio mai il quartiere disse lei riferendosi all'Arboretum, perci non ho mai perso niente. Aggiunse, Non hai l'aspetto di uno che viene dal Ghiaccio.

La donna non credeva che Etcher venisse veramente dal Ghiaccio. Perfino al buio Etcher riusciva a leggerle sul viso i segni di un'incredulit che cresceva con il passare dei minuti. Probabilmente credeva si trattasse di una maschera, perch tutti ai Fleurs d'X fingevano di essere qualcosa che non erano. Era una delle attrazioni del locale, il gioco della finzione. Per questa ragione lei si limit a rispondere semplicemente, Lo so. Dopo un attimo di silenzio Etcher disse, Mio padre  morto. Il fatto di essersi servito della morte di suo padre per sedurre quella donna lo sgoment, ma solo perch non intendeva perdere la propria dignit come aveva fatto con Sally.

Anche mio padre  morto, disse la donna nel buio con un tono di voce pi freddo del Ghiaccio.

Chi sei?

Chiamami la Donna nel Buio. Mona fingeva di essere ci che era per tutti gli altri uomini, la donna che il gigante nero insediatosi nel suo appartamento rivendicava come sua. Disse quelle parole e si guard intorno come se il gigante nero la stesse tenendo d'occhio dal suo appartamento, servendosi della mappa in scala reale che aveva fatto dipingere sulle pareti. Ci fosse stato un qualunque angolo dell'Arboretum non segnato su quella mappa, Mona avrebbe preso Etcher per mano e ce l'avrebbe portato. O forse no. Anche se l'uomo che viveva nel suo appartamento li aveva ovviamente gi violati, le relazioni con gli uomini per cui danzava avevano dei limiti che lei non poteva violare a sua volta. Non le era mai passato per la mente di scoparsi Etcher. Oltretutto non era nemmeno sicura che lui volesse scoparla. Ma lei pensava che alla fine, in un angolo oscuro e freddo della sua vita, avrebbe trovato un uomo a cui poter dire Scaldami, e quelle parole avrebbero avuto un significato totalmente diverso da quello che avevano avuto un tempo. Scaldami, gli avrebbe detto e lei non avrebbe pi sentito il freddo che sentiva un tempo. Le avesse dette a Etcher quelle parole, la zona morta del suo cuore, dove adesso viveva suo padre, avrebbe cominciato a pompare sangue e lei, travolta da questa ondata, avrebbe danzato per un uomo soltanto, annullandosi nelle sue mani.

Etcher andava a vedere la Donna nel Buio ogni notte. Lei non gli aveva detto il suo nome e lui aveva ripreso a bere.

Tre mesi dopo il suo ritorno in citt arrivarono delle lettere dal nord.

La prima veniva da Kara. Era piena di speranza e di insinuante passione. Etcher cerc di risponderle con la massima compassione possibile. Anche se non amava pi Kara come una volta, nondimeno si sentiva in dovere di amarla per quello che c'era stato tra loro; prosciugare completamente la sorgente della sua angoscia avrebbe voluto dire commettere un ulteriore atto di tradimento nei confronti dell'amore, un tradimento troppo profondo da sopportare. Ma proprio mentre le sue risposte a Kara si facevano pi affrettate e superficiali, la lettera di una riga soltanto che gli arriv un pomeriggio lo colse di sorpresa: Non voglio sentirti mai pi. Per una frazione di secondo pens si trattasse di uno scherzo; ma sapeva che non era uno scherzo. La frazione di secondo successiva pens di rispondere; ma non rispose. E cos a quella lettera segu un silenzio rotto soltanto dall'arrivo di un'altra lettera: Il tuo amore era una menzogna. Poi un'altra: Mi hai ingannata. In seguito la stringata brutalit di queste righe si trasform in rabbia palpabile. Etcher si indign che, dopo tutti gli anni trascorsi, questa donna lo rinnegasse in modo tanto diretto e arrivasse ad accusarlo di averla ingannata. La sua indignazione, per, era debole, perch di fronte agli anni che passavano per tutti, di fronte al fatto di avere abbandonato una persona e al rimorso che inevitabilmente ne derivava c'era ben poco da indignarsi. Era un'indignazione che faceva leva sulla logica e che gli serviva a dare spiegazioni di comodo al comportamento di Kara.  pi facile per lei credere che il nostro amore fosse una menzogna, pensava Etcher.  senza dubbio pi facile vederla cos che non accettare le conseguenze di una scelta sbagliata fatta in passato.

In mezzo a queste lettere ne arriv anche una di Sally.

Adesso che aveva compiuto quarant'anni, che suo padre era morto e che insieme a lui se n'erano andati tanto l'amore che la giovinezza, c'era del comico nel fatto di incarnare l'amarezza di donne stupende, donne che erano arrivate a individuare nella loro bellezza - perfino quando, come nel caso di Sally, non credevano del tutto in essa - la ragione per cui la loro vita era piena di scelte romantiche, ognuna delle quali a un certo punto finiva con il comportare un rifiuto o un abbandono. Prima una, poi un'altra, da Kara a Sally, quel momento era arrivato per tutte, ed Etcher, che era stato la ragione della loro scelta, era obbligato ad assumersi la responsabilit di quel momento. Il suo tradimento era infatti inaccettabile e incomprensibile proprio perch il suo amore era sembrato loro il pi grande degli amori. Sally si trovava nei guai. Viveva in uno stato di estrema indigenza ma non si era rivolta a Etcher per chiedergli aiuto; voleva soltanto che tornasse ad amarla. Voleva che le desse una speranza. Ma adesso Etcher non era in grado n di dare n di sperare. Sally gli rinfacci con disprezzo di non avere pi fiducia in lei; Etcher non neg la cosa. Gli scrisse, sempre con disprezzo, che lei non credeva pi nell'amore; Etcher non era in grado di stabilire se fosse veramente cos. In un certo senso il fatto che lei si sentisse tradita dall'amore lo faceva infuriare, e questo perch l'opinione di Etcher era che fosse stata lei a tradire l'amore. Le volt le spalle. Suo padre, la giovinezza e l'amore lo avevano abbandonato simultaneamente, non credeva pi che la felicit non andasse inseguita per tutta la vita e che fosse invece qualcosa in cui ci si imbatte per un attimo, che andava afferrata al volo con spietata sensualit perch se ne sarebbe andata via con la stessa velocit con cui se n'erano andati suo padre, la giovinezza, l'amore. Ma per quanto si sforzasse non poteva fingere di non amarla pi. Non riusciva a smettere di sognarla. Non riusciva a zittire la voce, dentro di s, che insisteva a rivolgersi a lei, n poteva fare a meno di sentire, dentro di s, la voce di Sally che replicava.

In seguito la corrispondenza si interruppe e i sogni cambiarono. Nei nuovi sogni Sally si riammalava; qualcosa, dentro di lei, riprendeva ad agitarsi per ottenere la libert. Come due anni prima Sally era a letto morente, il fiore nero della sua pelle illividiva per la febbre. In un primo tempo Etcher pens che i sogni fossero solo vecchi ricordi; ma poi, in questi sogni, gli capit di guardarsi e di vedere che non si trovava nella vecchia unit di Sally, bens nella camera della nuova casa, nel lontano Ghiaccio del nord, dove era stato incatenato, mentre la polizia imperversava sul tetto. Disse tra s che quei sogni non significavano niente. Si disse che erano il frutto di una cospirazione, di un accordo segreto tra il cuore e la coscienza, i quali intendevano spingerlo a tornare da lei, a precipitarsi da lei per salvarla un'altra volta, proprio quando lui non era pi in grado di salvare nessuno. C'era anche Gann, dopo tutto. Sally non era realmente sola.

Ma una notte, non molto dopo aver fatto quel sogno, Etcher vide Gann in un corridoio dell'Arboretum.

Aveva distolto per un attimo lo sguardo da Mona e lo aveva intravisto oltre la porta dei Fleurs d'X, diretto alla tromba delle scale dove si sentiva il rumore del mare, le scale che portavano in superficie; in quel momento Etcher cap che qualcosa non andava. Sally era veramente sola lass, nel Ghiaccio, completamente sola, senza altri che Polly. Etcher venne scosso da un brivido di terrore. Si dimentic d'un colpo della Donna nel Buio e si alz per correre dietro a Gann; gett il denaro sul palco lasciandosi il locale alle spalle. Aveva raggiunto la fine del corridoio e stava per cominciare a salire le scale quando avvert la presenza di qualcuno dietro di lui.

Due grandi mani gli afferrarono la schiena, lo tirarono via dalle scale e lo scagliarono contro il muro. Etcher annasp nel tentativo di afferrare gli occhiali che gli stavano volando via dal viso. Mentre scivolava al suolo in un lago di sangue, l'unica cosa di cui fosse consapevole era che non aveva pi gli occhiali; gli erano caduti e adesso si trovavano in un qualche punto del corridoio che non era in grado di individuare. Ma invece di ricordarsi di quando aveva frantumato gli occhiali al cospetto dei preti, pens a quanto era caduto in disgrazia, alla potenza dell'amore che aveva perduto. Chiam mentalmente Gann e pens, C' qualcosa che non va, devo trovare Gann. Ma, come sempre, l'unica parola che gli usc dalla bocca fu il nome di lei.

Aveva una vaga consapevolezza del fatto che ci fosse qualcuno in fondo al corridoio. Fosse anche riuscito a vedere qualcosa, non avrebbe riconosciuto comunque nel gigante nero il poliziotto che aveva visto anni addietro nell'atrio della Chiesa. Etcher si port la mano alla bocca sanguinante. Quelle due macchie indistinte che erano le sue mani adesso scintillavano di rosso. Stava ancora pronunciando il nome di lei quando il gigante nero gli mise in mano gli occhiali e corse verso l'estremit opposta del corridoio.

Tornando alla sua unit tenne le mani tese davanti a s, continuando a pronunciare il nome di lei, come se il sangue fosse un mezzo per comunicare con lei, come se potesse parlare attraverso le dita insanguinate. Rimase disteso sul letto tutta la notte con le mani aperte. Il vento che entrava attraverso la fessura sotto la porta gli faceva sentire che le sue mani erano ancora bagnate di sangue. C' qualcosa che non va, ripet tra s varie volte; evit di dormire in modo da non sognare, perch non avrebbe potuto sopportare di sognare Sally che moriva sola nel Ghiaccio. Ripens al fatto che non aveva raggiunto Gann; ma se anche l'avesse raggiunto, cosa gli avrebbe detto? Gann, ho fatto dei sogni. Ogni volta che gli sembrava di essere sul punto di addormentarsi si dava una scossa. Rimase disteso sempre nella stessa posizione per evitare di pulirsi accidentalmente le mani sulle lenzuola. Era quasi scivolato nel sonno quando qualcuno buss alla porta.

 Gann, pens. E disse, Sally.

Sono io, rispose lei da dietro la porta.

Si tir su a sedere. Sally? disse stupefatto. Il sangue l'ha evocata, pens, ormai non serve pi. E andando ad aprire la porta non si preoccup di non sporcarla di sangue.

Sono io, ripet Mona sulla soglia.

Sei tu convenne lui guardandola. Era avvolta in un cappotto e sembrava avere freddo. Etcher la fece entrare, chiuse la porta e accese una lampada. Spost verso di lei l'unica sedia e and a sedersi sul letto. Nessuno dei due disse una parola, al che Mona si alz dalla sedia, si sedette sul bordo del letto e tocc con la mano la parte malconcia del volto di Etcher.

Stai bene? gli chiese.

S.

Lei gli prese una mano. Stai ancora sanguinando?

No, rispose lui scuotendo il capo. Sto bene.

Penso di essere stata un problema per te.

No.

Ti fa male?

S, cio no. Non posso pi tornare indietro a questo punto, devo andarmene. Rimasero per un po' in silenzio alla debole luce della lampada. Mona si guard intorno, quindi si volt verso Etcher e gli disse, Vuoi dormire?

Non posso dormire, rispose lui, esausto.

Se magari ci provassi.

Intendevo dire che non posso permettermi di dormire. Faccio dei sogni.

Oh.

E tu, ti capita mai di sognare?

Mi sogno la stanza che cade. Mona si alz in piedi e si tolse il cappotto, poi con aria assente torn a sedersi. Etcher non si sorprese nel vedere che Mona non portava niente sotto a parte le calze nere dei Fleurs d'X, era solo preoccupato che lei sentisse troppo freddo. Devo andarmene? gli chiese Mona.

Hai freddo?

Ho freddo, ammise.

Istintivamente Etcher fece un movimento come per cingerla con il braccio.

Va tutto bene disse lei sollevando le mani.

Etcher si tir indietro. Okay.

Quello di Mona, per, non voleva essere un rifiuto, non voleva affatto che lui non la toccasse. Nel seguirlo dall'Arboretum fino in citt, non ci aveva pensato affatto, non si era chiesta se si sarebbe lasciata toccare da quelle mani sporche di sangue. Il suo era stato un moto istintivo; rientrava nelle sue abitudini professionali di non lasciarsi toccare dagli uomini e di essere lei, invece, a toccarsi per loro. Mi toccher per te, era ci che diceva a ogni uomo. E cos quando Etcher si era offerto di abbracciarla senza altra intenzione se non quella di proteggerla dal freddo, lei cerc di rimediare al suo rifiuto toccandosi per lui. Il suo piccolo dono per Etcher.

Non c'era sangue sulle sue dita, erano asciutte e pulite. Nel toccarsi non deturp minimamente le sue cosce di burro e il precario labirinto delle sue labbra che coccolava in continuazione per lenire le infiammazioni provocate dagli stupri di Wade. Etcher rimase l a guardarla, sprofondando con gli occhi dentro di lei. Allung la mano per toccare il punto in cui si apriva il corpo di Mona, cos da poter portare alla bocca qualcosa che avesse un sapore diverso da quello del sangue; perch il gusto era il solo senso che non fosse mai entrato a fare parte dei suoi sogni; perch il gusto era l'unico senso che potesse dargli la certezza di non sognare. Le dita di Etcher erano a pochi centimetri dal suo corpo e Mona doveva decidere se lasciarsi toccare o no: non disse di no, non era affatto sua intenzione di dire no, ma il rantolo che le usc inaspettatamente da dentro indusse Etcher a ritrarsi un'altra volta. Lui si sent alquanto umiliato. E per quanto la differenza fondamentale tra un uomo e una donna consista proprio nel differente modo di subire un'umiliazione, anche lei cap all'istante cosa provava Etcher in quel momento. Sono fatta per essere guardata, non per essere toccata, gli spieg.

Lui annu. E in una situazione del genere, rientrava nelle differenze fondamentali tra uomo e donna che nel dargli quella spiegazione lei non pensasse di averlo deluso. Ma gli offr comunque una consolazione.

Posso farti lasciare la citt, gli disse.

Quasi ci avesse ripensato, Mona aggiunse,  pericoloso. Dette a quel modo, quelle parole potevano dare anche l'impressione che intendesse riferirsi a loro due, al loro stare insieme, in silenzio, nel buio di una stanza.

In che modo?

Pu capitare qualcosa.

Non mi riferivo al pericolo. Volevo dire, in che modo mi farai uscire dalla citt.

Dall'Arboretum.

Si pu uscire dalla citt dall'Arboretum?

Mona abbass il tono della voce. Posso farti vedere dove, se vuoi. Ma devi essere sicuro. Non puoi cambiare idea all'ultimo minuto. Ti uccideranno prima che tu cambi idea.

La polizia mi tiene sotto controllo, l'avvis. Sanno che adesso tu sei qui con me.

Lei si alz e si rimise il cappotto. Si guard attorno e disse, Se vuoi andartene, bisogna che sia questa notte. Capito?

Non sono sicuro.

Se vuoi che ti faccia uscire dalla citt, devi decidere adesso. Avrai bisogno di soldi e non puoi portare niente con te. Hai dei soldi?

Un po' rispose lui, cautamente.

Mona sapeva che Etcher non si fidava di lei. Be', dipende da te, disse lei. Il suo accento del Ghiaccio si fece pi pronunciato adesso che parlava in modo pi confidenziale. Mona si pieg in direzione della lampada e la spense, e dopo averla spenta, lo baci; forse non l'avrebbe mai pi rivisto e magari lui era uno di quegli imbecilli che per fidarsi hanno bisogno di un bacio. Sar all'Arboretum tra un'ora...

Dove ti trover?

Sar io a trovare te, se decidi di venire. Tra un'ora. Non arrivare tardi perch non mi troverai pi. Lui mi sta cercando. Apr la porta senza far rumore e risal la corrente della notte. Lasci la porta socchiusa ed Etcher, che era ancora seduto sul bordo del letto, rimase a guardare lo spiraglio rimasto aperto, poi si alz e spinse la porta per chiuderla. La polizia aveva sicuramente notato il lampo di quei capelli biondi uscire dalla sua unit. Al buio, Etcher si cambi i vestiti con la maggior calma possibile e mise insieme tutto il denaro che ancora gli restava. Quindi torn a sedersi e aspett per una decina di minuti. Aspettava che la polizia cominciasse a rilassarsi; avevano appena visto uscire la bionda e forse ne avrebbero dedotto che lui fosse andato a dormire. Non li avrebbe fatti fessi per molto, ma gli bastavano un paio di minuti di vantaggio, non di pi; il tempo necessario per raggiungere la zona fuorilegge, poi sarebbe stata la stessa polizia a tenersi a distanza. Probabilmente avrebbero pensato che le sue intenzioni fossero semplicemente quelle di fare un'altra puntata ai Fleurs d'X. Ma c'era anche l'eventualit che due giretti per l'Arboretum in una sola notte potessero sembrare un po' sospetti agli occhi della polizia. L'unica speranza di Etcher era che tra i poliziotti che lo aspettavano l fuori non ci fosse quel maniaco di Mallory.

Era abbastanza verosimile che, semmai ci fosse stata una via per uscire dalla citt, quella via dovesse passare per l'Arboretum, ma la fantasia di Etcher non si era mai spinta oltre l'immagine di una mongolfiera pronta a partire da uno dei tetti delle case popolari o di un tunnel sotterraneo scavato per cinquanta e pi miglia nella roccia vulcanica. Non poteva pi aspettare. Non poteva pi sopportare quello stato d'animo, non poteva pi sopportare di fare altri sogni. Che la Donna nel Buio avesse detto la verit o meno, che fosse nel giusto o che si sbagliasse, semmai c'era un modo di andarsene da Aeonopolis, quel modo andava cercato nell'Arboreturn. Non ce la fece pi ad aspettare; si alz dal letto, apr la porta e usc nel cerchio. Cammin al lato del cerchio, evitando di attraversare la zona centrale bianca, e quindi si allontan sgattaiolando tra due unit non illuminate. Non si guard alle spalle per vedere se la polizia lo stesse seguendo. E non si chiese se sarebbe tornato o no.

Cammin per le strade della zona in cui viveva, poi per quelle di un'altra e infine raggiunse il Desiderio. Non pensava di farcela ad attraversare l'intero Arboretum in un'ora, cos come gli aveva chiesto Mona; sperava solo che anche lei fosse in ritardo e che nell'aver fissato il loro appuntamento a un'ora dopo, la donna avesse valutato male sia i tempi che le distanze. Quando gli apparve la silhouette dell'Arboretum tenne gli occhi ben aperti per individuare subito i suoi capelli biondi; sapeva che lei non l'avrebbe aspettato e sapeva pure che nemmeno lui poteva permettersi di aspettare lei. Era sicuro che i poliziotti gli stessero alle calcagna e che trovassero quantomeno strano il suo ritorno all'Arboretum di quella notte. Etcher era dell'idea che i poliziotti avessero un istinto per certe cose. E per quanto la loro giurisdizione sulla zona rimanesse ancora una questione aperta, niente avrebbe potuto fermarli dall'andare nell'Arboretum se pensavano di avere un valido motivo. Era ormai arrivato, ma di lei nessuna traccia. Si ferm sull'entrata per un momento; ma fermarsi l davanti era un errore, sarebbe servito solo a far apparire la situazione ancor pi sospetta. Entr.

Aveva gi percorso met strada del primo corridoio, quando avvert una presenza davanti a s. Sent le dita di Mona scorrergli lungo il volto per fermarsi all'altezza degli occhiali. Sono io, conferm lui.

Lei lo prese per mano. La sent dire, Vieni, e poi lo trascin gi per il corridoio e da l alla curva a U; giunti al disimpegno, entrarono nella porta che dava sulla scala a chiocciola. Sotto di s, Etcher sentiva il frangersi delle onde, era un rumore debole e lontano, ovattato dalla tromba delle scale. Mona gli stava davanti e lui la seguiva.

Scesero le scale lasciandosi alle spalle tre porte, giunsero alla quarta che portava ai Fleurs d'X, e passarono anche quella. Continuarono a scendere e poi ancora a scendere, passarono un'altra porta e poi un'altra e un'altra ancora e, a mano a mano che scendevano, la luce dietro quelle porte si faceva sempre pi sinistra. Etcher non si era mai spinto tanto in profondit nell'Arboretum. Riusc a intravedere quella che gli sembr essere l'ultima porta, l'ottava secondo i suoi calcoli. Prima ancora di raggiungerla, Mona si ferm e gli chiese, Hai portato i soldi?

S, rispose lui tagliando corto.

Questa  l'ultima possibilit per cambiare idea. Da qui in avanti diventa pericoloso.

Andiamo alla porta

Non stiamo andando alla porta, disse Mona nell'ombra. Ci fu una pausa. Etcher sent Mona allungare la mano e toccargli una gamba. Dall'altra parte, accanto a te, gli disse, c' un'apertura.

Dall'altra parte? Mona si riferiva al buio che c'era oltre la tromba delle scale. Era un buio pesto. Andiamo ancora un po' pi gi, disse Etcher, fino alla porta, dove c' luce.

Ma non  l che sta l'apertura, gli spieg nel buio,  l dove stai tu, dall'altra parte della ringhiera. L, dove non c' luce. Sta l proprio per questo, perch non c' luce.

Etcher rimase in ascolto e si rese conto che il frangersi delle onde non veniva dal basso, bens proprio da quel buio pesto oltre la ringhiera delle scale. Allung la mano ma non gli riusc di toccare niente; tanto il muro che l'apertura sembravano essere oltre la sua portata, ammesso che Mona gli avesse detto la verit. Non ci posso arrivare, disse Etcher.

No, non ci puoi arrivare.

E allora come faccio?

Salti.

Non so nemmeno se c' un'apertura, disse Etcher, tu mi dici che c' ma io non vedo niente, ho solo l'impressione di sentire qualcosa.

Sent il mare?

S.

Accanto a te, dove ti trovi adesso?

S.

Allora  l, gli disse. Salta.

Etcher guard la porta che si trovava sotto di lui. Quello  il fondo delle scale.

No.

Si direbbe l'ultima porta.

Forse  l'ultima porta o... forse no. Non sono sicura. Ma non  il fondo.

Quanto  lontano il fondo?

Non lo so.

Etcher respir profondamente. Continu a studiare le tenebre da dove giungeva il rumore delle onde, quasi cercasse di distinguere in quel buio pesto un punto di nero pi intenso che potesse indicare la presenza di una qualche apertura. Quanto  grande questa apertura?

Non lo so.

Etcher era contrariato. Doveva saltare oltre un abisso del quale non conosceva la profondit, per raggiungere un'apertura dalle dimensioni sconosciute che oltretutto non riusciva a vedere n tantomeno a toccare. Continuava a fissare il buio oltre le scale, ma c'era ben poco da guardare o da stare ad aspettare; non c'era alternativa se non quella di saltare. Si tolse gli occhiali, li pieg e se li mise in tasca. Port una gamba oltre la ringhiera delle scale e poggi il piede sul bordo esterno di uno degli scalini; poi fece lo stesso con l'altra gamba. Adesso era sospeso nel buio con una quantit enorme di pensieri che gli affollavano la mente. Salt.

Pass almeno mezzo minuto prima che lei dicesse, Ce l'hai fatta?

Era scivolato con un piede e si era afferrato selvaggiamente alla prima cosa che gli era capitata a portata di mano. In quel mezzo minuto intercorso tra il suo salto e le parole di Mona, Etcher si era ritrovato seduto ad ascoltare il cuore che gli batteva. Per parte sua, Mona aveva aspettato di sentire scemare verso il basso il grido di Etcher, di sentirlo poi interrompersi in un rumore sordo. Ma alla fine, non sentendo niente del genere, aveva concluso che Etcher ce l'avesse fatta o, alla peggio, che avesse comunque avuto un atterraggio morbido.

Ce la fai a raggiungermi? la sent chiedere dalle scale. Non sembrava lontana.

Che vuoi dire con raggiungerti?

Ce la fai a prendermi la mano e tirarmi?

Etcher rise.

Che c' di divertente?

Niente.

Te l'ho detto, gli disse, non posso pi rimanere qui. Lui mi sta cercando. Se una cosa era certa, era che quella donna sapeva badare a se stessa, ecco il motivo per cui Etcher stava ridendo. Forse lui le piaceva o forse no, ma in entrambi i casi lei non aveva permesso che i suoi sentimenti la facessero saltare prima di lui; e dopo avere rischiato l'osso del collo, adesso doveva rischiarlo un'altra volta per lei. Etcher continuava a non vedere niente. Si sporse nel buio finch non trov la mano di Mona e quindi la tir verso di s. Hai preso i soldi? fu la prima cosa che gli disse una volta che anche lei era dall'altra parte.

Sei la benvenuta, fu la risposta di Etcher. Senza scomporsi Mona gli fece varcare l'apertura che si affacciava su un tunnel scavato nella terra. Proseguirono scendendo ulteriormente. Il rumore delle onde si fece pi forte e l'aria nel tunnel pi fredda. Stavano camminando da dieci minuti, quando il percorso del tunnel si pieg in una curva per poi aprirsi su una grotta, debolmente illuminata da torce conficcate nella roccia. L'acqua dell'oceano entrava e usciva attraverso un'apertura scavata alla base delle scogliere; erano scesi molto in basso rispetto al livello della citt. Nella grotta c'era un piccolo molo con un gran numero di barche, molto piccole, che non avrebbero potuto portare pi di due o tre persone. Nei pressi delle barche c'erano cinque uomini impegnati a parlare, bere e fumare. Un paio di loro stava giocando a carte. Alzarono lo sguardo e videro Mona ed Etcher percorrere l'ultimo tratto che ancora li separava dal molo.

Da l si salpava e basta. Non era un porto, quello, ma una stazione a senso unico per fuggitivi. Le probabilit di ritornare erano minime e, una volta che ti eri spinto fin l, gli uomini che gestivano il traffico non davano l'aria di essere disponibili ad accettare un ripensamento, a lasciarti tornare indietro per raccontare tutto alla polizia. Gli uomini si raccolsero attorno a Etcher e Mona; uno di questi si tolse la sigaretta di bocca, la gett sul molo e tese la mano, senza dire una parola. Etcher gli diede del denaro. L'uomo consider la somma e scosse la testa rimanendo in attesa.

 tutto quello che ho, disse Etcher.

Basta solo per me, disse l'uomo. Etcher guard l'uomo e Mona guard Etcher. La donna cerc di togliersi gli orecchini; non riuscendoci si gir in modo che l'uomo potesse vederli. Non valgono molto, disse il tipo, al che Mona tir fuori dalla tasca del cappotto una sciarpa in cui era avvolto qualcosa. L'uomo svolse la sciarpa, guard e disse,  un cazzo di sasso.

 un manufatto proibito, ribatt Mona. Guarda, c' una scritta sopra, e indic il lato irregolare della roccia. Sull'altro lato.

Dammi il cappotto, disse l'uomo a Mona. Poi si rivolse a Etcher, E voglio anche il tuo di cappotto.

Ci congeleremo, l fuori, senza i cappotti, disse Etcher. Bene, se volete tenervi i cappotti vorr dire che non andrete da nessuna parte, rispose l'uomo. Un altro del gruppo scoppi a ridere.

Ve ne diamo uno, disse Etcher.

Voi ci darete tutto quel che cazzo vi chiediamo.

No.

L'uomo sospir. Non te l'hanno spiegato? Le vedi quelle onde l fuori? Bene, a partire da questo istante  l'unico posto dove potete andare. Ci potete andare con la barca o senza. Se volete andarci con la barca ci dovrete dare i cappotti, se preferite andarci senza barca i cappotti non vi serviranno a molto. Adesso ti  chiaro com' che stanno le cose?

Mi  chiaro che siamo a un punto morto, disse Etcher. Me ne intendo di punti morti, credimi. Le cose stanno che non potete farci tornare e se non ci vendete la barca sarete costretti a ucciderci, il che non vi conviene molto perch potrebbe anche capitare che i nostri corpi vengano ributtati a riva prima o poi. E questo s che sarebbe un grosso problema per voi. Proprio un grosso problema. Io lavoro per la Chiesa e ho qualcosa che loro vogliono; mi stanno col fiato sul collo e i poliziotti tengono d'occhio ogni minimo movimento che faccio. In questo preciso istante sanno perfettamente che mi trovo in un qualche posto dell'Arboretum. Perch credi che sia venuto fin qui? Perch credi che abbia assolutamente bisogno di uscire da questa dannata citt? Perch credi che questa sia l'ultima spiaggia per me? Ti sto dando tutto quello che ho e anche lei ti sta dando tutto quello che ha, ti daremo pure un cappotto, ma due no. E aggiunse, Puoi avere anche la roccia, e indic con un cenno del capo la pietra che Mona aveva offerto all'uomo.

Non voglio quel dannato sasso, disse l'uomo. Prender il tuo cappotto, aggiunse rivolgendosi a Mona e restitu a Etcher la pietra dopo averla riavvolta nella sciarpa. Etcher la mise nella tasca del suo cappotto che si era tolto per darlo a Mona. L'uomo li condusse alla barca. Sul fondo c'erano un paio di remi, dell'acqua e un involto che aveva l'aria di essere una vela ridotta a brandelli, sebbene non ci fosse nessun albero su cui poterla issare. Il legno dello scafo sembrava marcio. Bon voyage, disse l'uomo. Etcher sal sulla barca e aiut Mona a fare altrettanto, quindi prese i remi e spinse la barca fuori della banchina. Mona si sedette a poppa e con tutto il cappotto non la smetteva di tremare. Etcher cominci a vogare mentre gli uomini sul molo tornarono alle loro bevute e alle loro carte, senza badare minimamente alla barca che cercava faticosamente di prendere il largo.

Ci volle un'ora per fare uscire dalla grotta la barca. Soltanto allora Etcher si rese conto del pericolo. A qualche metro dalle loro teste incombeva un fitto strato di Vog e fu solo con la scomparsa improvvisa delle pareti rocciose che Etcher cap di trovarsi in mare aperto. La notte sopraggiunse in fretta e la forza del moto ondoso minacciava costantemente di schiantare la barca contro le rocce. Etcher combatteva inutilmente contro il mare. Le onde sollevavano la barca in aria per poi scaraventarla nuovamente sull'acqua. Mona era a pochi metri da lui, a poppa, ma le raffiche di vento che piombavano su di loro respingevano le grida della donna, la sua voce sembrava provenire dalle cime della scogliera che torreggiavano da qualche parte oltre il manto del Vog.

Per tutta la notte le onde trascinarono la barca contro le scogliere. Alle prime ore del mattino la barca era finalmente in mare aperto, oltre i fasci luminosi dei proiettori della Centrale; ma le ombre degli obelischi di Aeonopolis erano ancora in vista ed Etcher aveva paura che con l'arrivo dell'alba qualche pattuglia in perlustrazione lungo la costa potesse scorgerli. Bagnato e stremato dalla stanchezza e dal freddo, Etcher continu a remare, in una folle corsa contro il mare e la luce del giorno. Il loro pi grande alleato adesso, pens, era il vulcano, che avrebbe ritardato l'effettivo sorgere del sole fin quasi a mezzogiorno. Cerc di affrettarsi il pi possibile, tentando di dirigere la barca negli squarci che a tratti si aprivano nel Vog, nella speranza di poter trovare uno spiraglio per raggiungere la costa. Continu a ripetersi che se si fossero spinti abbastanza lontano dalla citt, avrebbero potuto riposare e stendersi al sole, portando la barca all'interno di una delle anse che si trovavano lungo il litorale.

Ma all'estremit opposta della barca, avvolta nel suo cappotto e nell'oscurit che precedeva la luce del giorno, la Donna nel Buio disse, Ho freddo.

Lo so, le rispose. Tra poche ore spunter il sole. E quando saremo abbastanza lontani dalla citt, quando non ci dovremo pi preoccupare di andare alla deriva, dormiremo al sole

Ho molto freddo, fece lei, come se non avesse sentito neanche una parola di quanto le aveva detto Etcher.

Pensa al sole.

Nemmeno nel Ghiaccio era cos freddo.

Pensa a un posto dove dormire.

Forse dovremmo tornare indietro, disse lei.

Ma che stai dicendo? Etcher era incredulo.

 troppo lontano.

Non torneremo indietro. Non c' nessun posto cui tornare. Sei stata tu stessa a dire che non si pu tornare indietro. Sei stata tu a dire che non si pu cambiare idea. Pensa al sole. Pensa a un posto dove dormire. Siamo arrivati fin qui, pensa a dove siamo arrivati. Manca poco ormai. Il mare, che solo a tratti aveva dato l'impressione di calmarsi, si stava agitando di nuovo. La barca venne scossa da un'onda ed Etcher riusc in qualche modo ad aggrapparsi, ma nell'oscurit, a poppa, Mona continuava a starsene rannicchiata nel suo cappotto, a tremare di freddo senza pensare a tenersi.

Scaldami, disse lei.

Va bene, le rispose. Te lo prometto, ti scalder.

Scaldami adesso. Si era alzata in piedi sulla barca e si stava avvicinando a Etcher.

Per favore, lo scongiur lei avanzando verso il centro della barca. Voleva andare da Etcher, voleva che le desse quel calore che lei non aveva mai chiesto a nessuno, ma un'altra onda si scaravent sulla barca trascinandola con s. In un batter d'occhio Etcher si ritrov da solo. Non aveva nemmeno avuto il tempo di gridare. Mona era sparita in un attimo e a Etcher non era rimasta nemmeno una fugace immagine di lei che cadeva in mare, di una mano che si tendeva tra le onde in un'estrema e disperata richiesta di aiuto. Non gli era rimasto niente se non il cappotto con cui Mona aveva cercato di scaldarsi. Quando lei era ancora in piedi in mezzo alla barca, Etcher aveva cercato di afferrarla ma era riuscito a prendere soltanto il cappotto. Se si fosse infilata il cappotto invece di metterselo sulle spalle, adesso sarebbe ancora viva. Invece se n'era andata come se non fosse mai stata l. Etcher si guardava intorno, con il cappotto in mano, cercando di intravedere qualche traccia di Mona nell'acqua. Stava per chiamarla quando si rese conto di non sapere il suo nome: nel gioco di finzioni dei Fleurs d'X lei non aveva nome per lui. Non poteva nemmeno chiamarla. Non gli riusc di vederla n tantomeno di trovarla. Smise di remare, non poteva abbandonarla anche se era chiaro che non c'era pi niente da fare per lei.

Mentre affondava sotto le onde, provando solo in parte il panico che pensava di dover provare, Mona pens che in quel preciso istante Wade stesse correndo per l'Arboretum in cerca di lei. Non avrebbe potuto immaginare neanche lontanamente che lei non era pi nell'Arboretum, che non era pi in citt, che era stata inghiottita dalla risacca dell'oceano; si chiese quanto ci sarebbe voluto prima che lui avvertisse quella sensazione che si avverte inevitabilmente quando una persona cara abbandona per sempre il mondo dei vivi. Se Wade avesse fatto dipingere le pareti del suo appartamento con i colori del mare, se avesse fatto rappresentare il moto delle correnti anzich i segreti dell'Arboretum, forse lei non lo avrebbe lasciato, e questo fu il suo ultimo pensiero. E quando le scoppiarono i polmoni, la notizia del suo tragico destino raggiunse la superficie nelle sembianze di una bolla nera. Ma la notte era troppo buia e il mare troppo sconvolto perch qualcuno si accorgesse di quel rito funebre.

Non molto tempo fa ho detto a un'amica, Ma certo, non c' niente di irrevocabile. E lei  rimasta sorpresa. Dunque hai cambiato idea, ha detto, perch finora hai sempre scritto che certe cose sono irrevocabili. Per un attimo mi sono sentito disonesto e smascherato. Ero sicuramente confuso, perch non mi ero reso conto che la mia visione delle cose fosse cambiata tanto profondamente. Se in effetti ero tanto cambiato forse dipendeva dalla necessit di sopravvivere; si trattava tuttavia di una necessit che non mi sentivo di rispettare, perch non ho mai pensato che la verit del mondo cambi a seconda della necessit di sopravvivere di chicchessia. Se l'irrevocabilit  nella natura di certe cose, irrevocabili rimarranno, a prescindere dal fatto che io possa sentire la necessit di pensarla diversamente. Mi rendevo conto, in ogni caso, che tutto ci era un effetto degli anni che passavano. Mi rendevo conto di essere pi vicino alla fine della vita che non all'inizio, ero entrato in una fase in cui i fatti e gli incidenti della vita assumono maggior importanza semplicemente perch ce ne saranno sempre meno in futuro. Ed  per questa ragione che, per andare avanti, dovevo convincermi che le conseguenze delle mie azioni e di quanto mi capitava non fossero poi cos irrimediabili. Non volevo tornare a sprofondare in quella calma piatta che aveva preceduto la tempesta della passione. Volevo sfidare la mia passivit facendo del mondo che mi circondava un luogo pi passivo di me, un luogo dove ogni cosa fosse sostanzialmente priva di conseguenze e non ci fosse niente di irrevocabile, dove fosse possibile riportare tutto al punto di partenza, dove qualsiasi scelta non escludesse l'opzione di fare marcia indietro. Dove il rischio non fosse sempre una questione di vita o di morte. Dove, dopo aver passato due anni a sconvolgere totalmente la propria vita, ci fosse la possibilit di ritrovarsi cos come si era partiti, solo un po' pi vecchi, un po' pi avviliti, pi vicini alla fine che non all'inizio.

E la verit  che ho sempre avuto ragione. E proprio quando questa verit diventa pi opprimente e insopportabile, certe cose appaiono sempre pi irrevocabili quantomeno nel cuore e nei ricordi, perch il cuore e i ricordi sono le due sole cose che possono aprire una falla lungo il corso del tempo, dalla quale sibila la storia del futuro. Due anni fa ero con Sally sulla scogliera; oltre lo steccato c'era la distesa del mare e noi rimanemmo l senza dirci niente, senza toccarci, senza vedere niente, eravamo soltanto noi due e il nostro stare insieme. In seguito niente sarebbe stato pi lo stesso - incluse le cose che non abbiamo detto e quelle che non abbiamo visto - e anche adesso che lei se n' andata e io mi ritrovo solo come lo ero un tempo, niente  pi come prima. Con la sete di libert che aveva e con tutti gli sforzi compiuti per conquistarsela, Sally era costretta a tenere un atteggiamento di sdegnosa indifferenza nei confronti dell'amore; l'amore non placava la sua sete n vanificava i suoi sforzi. Tutte le cose veramente irrevocabili alla fine hanno a che fare con l'amore o la libert, ma se si sceglie di agire in nome di uno o dell'altra, uno dei due finisce per piegarsi all'altro, presto o tardi. E questa  la pi irrevocabile di tutte le cose.

Due anni fa, mentre stavo con Sally su quelle scogliere che guardavano il mare, perfino io l'ho capito.

Al secondo giorno di viaggio, l'infida barca di Etcher giunse a una spiaggia deserta, a trenta miglia dalla citt. Etcher si stese al sole per un paio d'ore, ma il freddo del mare gli era entrato a tal punto dentro che niente avrebbe potuto scaldarlo. Era cos infreddolito che, nel percorrere il tratto di strada che portava al primo villaggio dell'entroterra, aveva l'aria di un animale che avesse fretta di tornare al gelo del suo habitat naturale. Una volta al villaggio trov lavoro presso una macelleria. Ogni volta che entrava nella cella frigorifera le lenti degli occhiali si appannavano e la montatura gli si ghiacciava sul naso. C'erano volte in cui pensava a Mona e altre in cui pensava a Sally, e c'erano poi volte, invece, in cui le due donne si confondevano nell'immagine indistinta di un succubo che aveva tanto i chiari colori dei capelli di Mona quanto il nero della carne di Sally, ed era una visione cos lasciva che il solo averla pensata ripugnava Etcher. Fu cos che evit di pensare. Lavor nella macelleria per quattro giorni e dopo aver incassato la sua paga and sull'autostrada e si fece dare un passaggio fino alla terza stazione, dove tent l'azzardo di prendere un treno.

Si guard in continuazione le spalle, nell'ansia di veder spuntare un poliziotto da un momento all'altro. Viaggi per sei giorni cambiando regolarmente treno a ogni stazione. Quando il treno era in movimento, di tanto in tanto si alzava e cambiava carrozza; e spesso, tra lo sconcerto dei controllori, cambiava posto. Raggiunse il suo villaggio natale, and a stare da sua madre per una notte e il giorno seguente si mise nuovamente in viaggio; la sua, per, non era una corsa contro il tempo. Stava viaggiando sul treno del tempo e giacch cambiava treno a ogni stazione e posto e carrozza durante il viaggio, era inevitabile che Etcher rimanesse indietro. Allo stesso modo in cui il mare non gli aveva lasciato la minima possibilit di interferire nel tragico destino di Mona, cos Etcher si era rimesso nelle mani del proprio fatalismo. Durante il viaggio spesso si rannicchiava nel sedile, stretto nell'abbraccio del freddo che lo attanagliava da quando aveva lasciato la grotta.

Finalmente giunse alla piccola cittadina oltre la quale non c'erano pi stazioni. Diede tutto il denaro che ancora gli restava a un camionista e si fece portare fino alla casa di Sally. Arrivarono sul posto dopo il tramonto. La casa si stagliava in lontananza sul fiordo ed era completamente al buio. Sei sicuro che ci vive qualcuno, amico? gli chiese il camionista. Etcher gli rispose con una bugia, dopodich scese e si incammin verso la casa; l'unico rumore che si sentiva era quello del camion che si allontanava.

Poi giunse alle sue orecchie la voce di Polly che piangeva.

Gli infissi della porta erano coperti da una patina di ghiaccio ed Etcher fatic molto prima di riuscire a entrare. L'unica fonte luminosa all'interno della casa proveniva dalla stufa di ghisa, il debole barlume di un fuoco che si stava ormai spegnendo. Doveva essere stato acceso giorni addietro e il suo calore aveva ormai abbandonato la casa. Una raffica di aria gelida colp Etcher in volto, la prima sensazione di freddo che avesse la stessa intensit di quelle provate nelle trentasei ore trascorse sulla barca; tremava non tanto per il freddo in s quanto perch si rese conto di non essere ancora giunto al limite estremo del freddo, tremava per aver scoperto che nel mondo c'era qualcosa pi freddo di lui e che questo qualcosa era la casa dove aveva sognato di vivere con la donna che avrebbe amato fino alla morte. Inciamp in uno sgabello di legno e colp con un piede una papera giocattolo; il buio era assoluto, il silenzio totale. Etcher rimase in ascolto per diversi secondi fin quando non sent nuovamente la voce di Polly che piangeva.

Attravers la stanza d'ingresso e si ferm ai piedi delle scale, prima di dirigersi in cucina. Cerc di scandagliare il nero in cui erano immerse le scale per vedere se ci fosse qualcuno. Pass da una stanza all'altra. Erano cos buie che Etcher non riusciva a vedere nemmeno il proprio respiro che il freddo gli condensava in piccole nuvole bianche davanti agli occhi. Nel corridoio sul retro vide un debole bagliore provenire dalla camera di Sally. Quindi sent distintamente la voce di Polly e il mormorio di una donna.

C'era una piccola lampada accesa e, accanto al tavolino con la lampada, il letto su cui erano distese madre e figlia. C'erano vestiti sciupati e giocattoli sparpagliati per tutta la stanza, le pareti erano spoglie e una tenda era tirata davanti alla finestra quale estremo baluardo contro il freddo. Un'impressionante ragnatela d'argento incombeva sopra tutta la stanza. Uno sciame di farfalle del ghiaccio aveva tessuto un bozzolo che luccicava come un gioiello gigante. La luce della lampada faceva risplendere la trama di ghiaccio di quel gioiello; e dietro quell'intrico trasparente le figure di Sally e di Polly si muovevano con languida indeterminatezza, ricordando le metamorfosi di una larva. Per un momento Etcher non pot dire n fare niente. Con un ampio movimento del braccio, accompagnato da quello che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere un grido, tir via la ragnatela; ma dopo non fu affatto sicuro di avere gridato. Non ud nessuna eco e in un primo momento Sally e Polly non alzarono lo sguardo verso di lui; intontite dal freddo e dalla fame si resero a malapena conto che fosse entrato qualcuno.

La chiam per nome. Lei gir impercettibilmente la testa. Sembrava cos devastata e desolata, il volto e i capelli erano bianchi come le lenzuola del letto, bianchi come la gabbia cristallina di ghiaccio che la circondava. Era come se la maggior parte della sua persona fosse svanita all'improvviso per non lasciare null'altro che una bocca leggermente aperta e un paio di occhi spiritati. Il corpicino inerme di Polly era rannicchiato accanto alla madre, nel disperato tentativo di scaldarsi contro quel corpo febbricitante. Ammutolito e pietrificato, Etcher cerc di scuotersi per buttarsi su di loro e abbracciarle; si era per dimenticato di quanto fosse freddo il suo corpo, e non appena Polly si sent toccare da quelle mani gelide lanci un urlo, Sally sobbalz emettendo un grugnito incomprensibile e sinistro che ebbe l'effetto di far gridare Polly ancora pi forte. Sally si aggrapp istintivamente a Etcher non perch si fosse resa conto che lui era tornato per lei, ma semplicemente perch il corpo di Etcher era freddo e lei cercava sollievo dalla febbre che la bruciava; lo stesso freddo che aveva respinto Polly aveva attratto lei. Sally schiacci il suo corpo impetuoso contro quello di Etcher per divorargli il freddo che aveva dentro. Polly, nel frattempo, aveva preso a picchiare Etcher affinch si allontanasse da sua madre, la quale invece insisteva a non mollare la presa. I tre lottavano stretti in un assurdo abbraccio di ghiaccio e fuoco.

Etcher cap che qualcosa si era impadronito di Sally, qualcosa che non sarebbe stato facile partorire, qualcosa di pi ostinato di un semplice gabbiano bianco. La cosa che Sally aveva in corpo era una creatura in parte anfibia e non aveva nessuna fretta di uscire per esporsi al freddo del mondo esterno. La cosa divorava Sally organo per organo, osso per osso, le succhiava la sua nera fecondit, la metabolizzava per poi eliminarne gli scarti sui quali si addormentava soddisfatta. Nella purezza di Sally, la cosa aveva trovato un ospite ideale; tanto Sally era confusa e passionale, quanto era incapace di astuzie e di malizie. Un tempo, se la cosa le si fosse attaccata alle cosce per riempirle il ventre di sperma, Sally sarebbe stata capace di prendere un coltello e mozzarla alla radice. Ma adesso che la cosa si era insediata all'interno del suo corpo, tagliare il cordone avrebbe richiesto una malizia e una crudelt inconciliabili con la purezza di Sally; quella purezza che aveva attirato la distruzione su di lei era la stessa che adesso la lasciava senza difese. Sally Hemings era stata legata al suo triste destino fin dall'inizio. In mezzo alle ragnatele delle farfalle del ghiaccio, Sally aveva cominciato il suo cammino al di l dell'esistenza. Nel cupo delirio del suo fuoco nero, Sally aveva gi cominciato il suo viaggio. E quello che per Etcher era un estremo decadimento fisico, per lei era il primo salto verso l'alto; mentre a Etcher sembrava di precipitare in un abisso, Sally lo vedeva dissolversi per sempre dalla sua esistenza, proprio nel momento in cui la sua esistenza si arrendeva finalmente alla sua bellezza. Per tutta la vita, la bellezza le aveva sottratto con una mano quella libert che le offriva con l'altra; per tutta la vita, la bellezza aveva spezzato con una mano quelle catene che l'altra si ostinava a rinsaldare. Sally non voleva pi saperne di essere bella. Che tanto alla sua bellezza non ci aveva mai creduto. Gli uomini che l'avevano definita bella erano per lei dei bugiardi o degli imbecilli, persone da non prendere seriamente o da prendere seriamente solo per il loro desiderio di possederla. Non voleva pi il suo corpo, non voleva pi la sua faccia; avrebbe voluto abbandonare i suoi occhi da strega sul cuscino, avrebbe voluto lasciare nelle mani di Etcher la saliva da cui affiorava il relitto dei suoi sogni, ed Etcher avrebbe raccolto quel relitto come si raccoglie una moneta in terra, una susina da un albero, un cucciolo impaurito, e magari avrebbe creduto che quella specie di bacio non fosse il frutto di uno spasmo del sistema nervoso di Sally ma un dono della sua anima. Avrebbe voluto lasciarsi alle spalle i resti della bellezza come ci si lasciano alle spalle i ricordi, avrebbe voluto lasciare il guscio della sua bellezza alla cosa perch lo divorasse, distruggendo ci che lei era stata ma non chi era stata; nel frattempo lei se ne sarebbe andata in un posto dove l'elettricit statica della libert offerta dall'amore non veniva confusa con la storia.

Etcher non avrebbe potuto portare Sally in nessun posto. Non c'era modo di caricarsi sulle spalle lei e Polly per le venti miglia di ghiaccio che li separavano dalla cittadina, e se anche fosse riuscito in quello sforzo disumano non c'era certezza di trovare qualcuno in grado di aiutarli. E non l'avrebbe nemmeno lasciata per andare a cercare aiuto: c'era voluto cos tanto, era venuto da cos lontano, aveva speso tutto il denaro che possedeva e forse, una volta in citt, non avrebbe trovato un modo di ritornare. Mentre si aggirava di stanza in stanza con la piccola lampada da tavolo nella mano, cap che la raffica di freddo che l'aveva colpito al suo arrivo non era semplice aria. C'erano farfalle del ghiaccio dappertutto. La casa era una catacomba di ragnatele che andavano dalle porte alle travi del soffitto e dalle travi del soffitto agli infissi delle finestre, gli angoli pullulavano di bozzoli da cui fuoriuscivano migliaia di farfalle. Aveva farfalle che gli penzolavano dai gomiti, altre che gli ronzavano davanti agli occhiali e altre ancora che gli scuotevano i capelli neri sbattendo le ali. Etcher devast la casa per alimentare la stufa, ma dopo aver spaccato tutti i mobili con un'ascia non rimase pi niente da bruciare se non il cibo, i giocattoli e la casa stessa. Mangiarono il pane avanzato, frutta e pesce in scatola. Etcher raccolse gli animaletti e i flauti di Polly, i trenini e i fogli su cui la bambina aveva disegnato uccelli, micetti e farfalle. Ma prima di bruciare tutto in una cremazione di innocenza, si volt e vide la bambina sulla soglia della stanza, quasi che un istinto infantile l'avesse spinta ad allontanarsi dal letto della madre: Vuoi giocare con le mie cose? gli chiese con una vocina compassionevole. Etcher fu inondato di vergogna. Guard i giocattoli che aveva nelle braccia e li lasci cadere sul pavimento, e lei corse velocemente a salvare il suo orsacchiotto preferito; quasi sapesse che lo scopo di Etcher non era affatto quello di giocare, colse al volo l'opportunit di trarre in salvo almeno uno dei suoi animaletti.

Etcher prese l'ascia che era dietro la stufa e and nel ripostiglio accanto alla casa, chiudendosi la porta alle spalle. Cominci a spaccare tutto. Pass le ore seguenti facendo a pezzi il ripostiglio e quando fin si avvent sulla casa, spaccando le stanze a una a una. Giorno dopo giorno continu a demolire le pareti con incessante ferocia. E ogni volta che apriva un'altra breccia nella casa, ogni volta che assaliva un'altra parete, sentiva la morbosa euforia di un'altra speranza che crollava davanti alla disperazione della notte che dilagava. Etcher semin panico e distruzione nella sua vita servendosi dell'ascia, cos come aveva fatto Sally servendosi del coltello. Gett nel fuoco pezzi di casa finch non ci furono pi stanze da abbattere; ebbe la netta sensazione di udire il grido delle farfalle del ghiaccio che si erano alzate in volo uscendo dal camino. Polly era cos fredda che Etcher avrebbe dato fuoco all'intera casa, fosse valso a scaldarla.

Sally, invece, non aveva freddo. Aveva caldo. Etcher era convinto che se ne sarebbe potuta andare da un momento all'altro, trascinata dalla cupa nuvola della sua immolazione. La porta non era sprangata questa volta e chiunque sarebbe potuto entrare: preti e poliziotti, Dio e la Morte; fece a pezzi le porte per alimentare il fuoco. Sally era nuda, distesa tra le ragnatele che le si tessevano attorno alla stessa velocit con cui Etcher le strappava via. Il respiro di Sally a contatto con l'aria assumeva la stessa consistenza del Vog che si era riversato sulle scogliere di Aeonopolis la notte in cui, lui e lei, erano rimasti in silenzio a guardare il mare. Quando Etcher non pot pi sopportare di sentir gridare Sally per la febbre che la bruciava, tranci con l'ascia le pareti della stanza in cui si trovavano, affinch lei potesse essere avvolta dal freddo della notte di cui adesso aveva tanto bisogno. Sally trov un attimo di sollievo, Etcher sollev il suo corpo nudo, la trasport fuori, nel ghiaccio, e diede fuoco alla casa ridotta in macerie. Il silenzio della notte e il vuoto intorno a loro erano presenze spettrali. Polly si mise a giocare con i suoi animaletti, davanti al fuoco. Negli occhi di Sally si specchiava la notte dove splendevano una mezzaluna e una montagna bianca, una presenza lontana che scivolava nel buio come una nave. Etcher le si inginocchi accanto e le carezz il corpo con le sue dita fredde e quando le prese i seni tra le mani nel tentativo di calmare il battito del suo cuore non era ancora sicuro che Sally avesse capito che lui era l, vicino a lei.

In mani come le sue, avresti potuto essere una preghiera. In mani come le sue, avresti potuto reincarnarti, diventare una creatura abbastanza forte da resistere all'amore che lui provava per te, se non addirittura al tuo, di amore; avresti potuto liberarti della scelta che ti aveva ucciso, la scelta di quel pomeriggio a Parigi dove da una parte c'era l'amore e dall'altra la libert. Dopo di allora hai sempre insistito che non era possibile scegliere tra uno e l'altra. Dopo di allora, per te, doveva essere tutti e due o nessuno; intendevi trovare il punto in cui le due cose si incontrano e convincerti che poteva esserci una strada con due nomi diversi. Insistevi nel vedere tutto nella sua totalit, tutto fuorch te stessa, fuorch la tua persona che vedevi sparsa in mille pezzi come le porte e le travi di una casa distrutta; pensavi che la venerazione degli uomini fosse rivolta soltanto a quei frammenti sparsi. Guardavi la tua bellezza come fosse qualcosa di esterno alla tua persona, pensavi fosse una cosa separata da te. Non hai mai compreso che la cosa che gli uomini amavano di pi non era il tuo viso bens la tua voce, che la cosa che amavano di pi era la fontana che zampillava dal tuo cuore alla tua bocca mostrando a tutti chi eri; il tuo cuore ha infranto e ferito le aspirazioni di essere migliore di ci che eri, di ci che avresti potuto essere o di ci che chiunque altro avrebbe potuto essere. Ed era questo che Etcher amava di te. Ma lui non ha mai creduto che libert e amore fossero una sola strada con due nomi diversi. Ha sempre creduto che fossero due strade separate e che si dovesse fare avanti e indietro tra l'una e l'altra. In una bocca come la sua, il tuo nome avrebbe potuto essere una parola magica; e nel posto sperduto in cui ti trovi, sotto il cielo notturno e la mezzaluna, lo senti pronunciare il tuo nome, senti ancora una volta dalle sue labbra quella parola magica.

Sotto la luce della mezzaluna, dice Sally tra s,  scoppiata la rivoluzione.

Sally  a letto e si volta verso di lui. Questa volta non seppellir il viso nel cuscino facendo finta di dormire. Non  pi una ragazzina di quattordici anni e non crede pi che lui la lascer stare se lei rimane immobile. Questa volta lui non la violenter, non sparger il suo sangue per tutta la stanza, e non si assolver bagnandole le cosce di lacrime e mettendole una pezza fredda in mezzo alle gambe. Questa volta lei non grider nella speranza che la notte la salvi; che questa volta la risposta della notte sia un silenzio innaturale, non la sorprende affatto. Il tradimento non la sorprende affatto, se lo aspetta; questa volta non si lascer incantare dalla luce della mezzaluna perch ormai  gi diretta altrove. Quando lui viene a prenderla, lei lo saluta senza esitazione e con un'insistenza che ha del feroce e dello spietato. Senza la minima illusione di potergli resistere, si volta affinch anche lei possa divorarlo.

Alla luce del fuoco Etcher vede qualcosa muoversi negli occhi di Sally, qualcosa che non  affatto Sally, l'improvviso fruscio di una coda, il frusciante schiocco della cosa a cui lei ha ceduto tutto fuorch il desiderio. Il desiderio le sanguina dalla bocca. Le si propaga fino alle dita. Sally glielo prende in mano e allarga le labbra. Malgrado Etcher cerchi di staccarsi, mente quando dice a se stesso che vuole resisterle: non vuole resisterle. Malgrado cerchi di staccarsi, mente quando dice a se stesso che la pu scopare senza che questo le risulti fatale: sarebbe fatale per lei. Sally spazza via ogni accenno di resistenza nello stesso modo in cui Etcher, poco prima, ha spazzato via le ragnatele delle farfalle del ghiaccio. Sally lo tiene in mano e se lo mette dentro, per Etcher  come correre nella terra delle paludi; il suo uccello sente il gorgoglio del fango. Scopa la cosa che Sally ha in corpo per scoprire cosa  rimasto di Sally: mente quando dice a se stesso che vuole liberarla.  una bugia talmente enorme che non finisce nemmeno di dire a se stesso la frase. Si  dimenticato della notte, si  dimenticato del fiordo, si  dimenticato del fuoco e si  dimenticato della bambina. Ed  soltanto quando pensa a lei, alla bambina, che viene colto dall'orrore e dice a se stesso che deve fermarsi. E soltanto quando dice a se stesso che deve fermarsi, soltanto in quel momento comprende di non essersi accorto che il corpo di Sally, stretto tra le sue braccia,  diventato improvvisamente freddo. Il Desiderio, in fondo, non  la sola cosa rimasta di lei.  rimasto anche il ricordo, una piccola traccia di ricordo affiora tra le braci della sua schiavit, il ricordo di quanto lui la ami e di quanto lei lo ami e di quanto il loro amore sia la cosa pi grande che abbiano mai conosciuto, la cosa pi grande che chiunque altro abbia mai conosciuto; e il ricordo di come, nonostante la sua grandezza, il loro amore non fosse stato abbastanza grande. Sally gli mormora qualcosa nell'orecchio.

Prenditi cura di Polly, gli dice. Ed Etcher cap che se n'era andata.

Illuminata dal fuoco, un'ombra corse lungo il viso di Sally, come un serpente che prenda il volo. Ma non era un serpente. Etcher si volt e vide Polly vicino al fuoco. Con un gesto simile a quello che aveva fatto nel cerchio, quando aveva puntato il suo ditino verso uno stormo di uccelli per annunciare qualcosa che nessuno riusciva a vedere, Polly sollev il braccio e indic la fiamma fatale, la fiamma che si era portata via sua madre.

Il vento fece tintinnare le catene che pendevano dal muro settentrionale del cortile di Parigi. Era un muro che aveva superato i trecento anni, come pure le catene che erano state collocate nella pietra quando il muro venne costruito; c'erano otto serie di anelli che un tempo venivano stretti attorno ai polsi dei prigionieri dei duchi e dei re e, in seguito, dopo la Rivoluzione, attorno a quelli dei nemici della Repubblica condannati dagli alti vertici della Montagna di Robespierre. Gli anelli pendevano pigramente, secoli di pioggia avevano da tempo lavato il sangue. Adesso capitava talvolta che dei giovani amanti irrompessero nel cortile in piena notte per giocare con le catene, al che Seuroq si precipitava fuori di casa per cacciarli via. Pi esasperante dell'allegria dei ragazzi che scappavano era per Seuroq quella di sua moglie, che trovava divertente il modo in cui il dottore si indignava per quegli innocui giochi di schiavit - innocui perch gli anelli delle catene non si chiudevano. Per stuzzicarlo, talvolta era lei stessa a sgattaiolare in cortile per fare tintinnare le catene. Mio Dio, Helen, diceva Seuroq scandalizzato e Helen rideva.

Sei sempre cos perbene, gli disse una volta.

Non cos perbene come lo intendi tu. Non essendo un uomo apertamente passionale temeva sempre che nei lunghi anni del loro matrimonio avesse negato qualcosa a sua moglie, cos si ammorbid un po'. Quando bisognava che non fossi troppo perbene, le chiese con calma, non lo sono mai stato, no? Lei sfil i polsi dagli anelli e si mise le catene attorno al collo, aprendo la bocca in quel suo sorriso da ragazzina.

Nessuno era pi entrato nel cortile dopo la morte di Helen.

Adesso, il silenzio del cortile era interrotto soltanto dall'eco in lontananza dei festeggiamenti, le ombre erano spezzate soltanto dalla luce del crepuscolo che filtrava dal setaccio degli alberi. L'assistente stava osservando dal cortile il vecchio dottore che era seduto alla scrivania della biblioteca con lo sguardo fisso alla finestra.  di nuovo in lutto, pens Luc tra s, sebbene ci non fosse propriamente esatto, dal momento che l'affermazione implicava che ci fosse stato un momento, in quegli ultimi otto mesi, in cui il vecchio non era stato in lutto. Non era l'espressione del volto di Seuroq a essere funerea ma piuttosto il contrario: il suo era sempre stato un volto funereo, perfino quando era allegro; nessuno era pi divertente di Seuroq quando rideva, perch il modo in cui una risata arrivava a contraddire l'espressione perennemente listata a lutto del suo volto, aveva del comico. Quando Helen mor, il volto di Serouq abbandon il lutto e assunse un'espressione vacua, quella che era adesso l'espressione del volto di Seuroq, lo sguardo perso nei suoi trentuno anni di matrimonio alla ricerca di un fantasma. Dottor Seuroq? si decise a chiamarlo Luc. Ma il vecchio dottore non rispose, fissava un punto dritto davanti a s, oltre il vetro della finestra e oltre il suo assistente che lo guardava dal cortile. Luc avrebbe potuto essere pi invadente e bussare alla finestra, oppure se ne sarebbe potuto andare senza salutare. Tra le due possibilit quest'ultima era quella che pi si confaceva alla sua indole.

In quegli otto mesi trascorsi dalla morte di Helen, il mondo aveva imparato a non essere invadente con Seuroq, a lasciarlo in pace quando se ne stava seduto sulla sua sedia in biblioteca e ad aspettare che fosse lui a riprendersi dal suo stato, rassegnandosi all'eventualit che potesse non riprendersi mai. L'universit aveva cercato con gentilezza di dare una scossa all'inconsolabile vedovo per farlo tornare nel regno dei vivi e degli studiosi; lo solleticava con progetti di ricerca e di insegnamento che lui trovava interessanti ma non impegnativi. I suoi colleghi comprendevano bene che avere il cuore afflitto a quel modo era come tornare bambino e che bisognava lasciare il tempo a quel bambino di invecchiare un'altra volta. Nessuno aveva la formula per stabilire quanto dovesse durare un lutto. Per un matrimonio di trentuno anni, otto mesi erano troppi, troppo pochi o sufficienti? Otto mesi significavano un mese di lutto per ogni quattro anni di matrimonio, pi o meno. Non era la prima notte che Luc vedeva Seuroq seduto in biblioteca con lo sguardo fisso sul cortile; lo aveva gi visto in quello stato, a volte perso in un ricordo preciso della moglie, altre in quello pi generico della luce che le accendeva il volto, e tutte quelle volte Luc aveva evitato di attirare la sua attenzione chiamandolo per nome o bussando alla finestra.

In quella particolare notte, comunque, la fissit di Seuroq non era determinata da un semplice ricordo ma da qualcosa di ben pi straordinario. Seuroq, in effetti, aveva pensato a Helen: ma nel preciso istante in cui Luc aveva cercato di attirare l'attenzione del dottore dal cortile, una serie di sensazioni erano precipitate una sull'altra nello spazio di un solo secondo, sensazioni che avevano portato Seuroq dal rumore delle catene del cortile mosse dal vento al ricordo di una notte passata in un vecchio albergo sulla rive droite, la notte in cui Helen trov la carta. Una volta, quando Helen era ancora sposata al suo primo marito, lei e Seuroq si incontrarono in quel vecchio albergo; sei anni pi tardi, quando Helen aveva lasciato da tempo il suo primo marito e sposato Seuroq, i due ci erano tornati come una specie di anniversario. Era il maggio del 1968. La mattina seguente la rue d'X, su cui si affacciava il loro balcone, venne attraversata dai carri armati diretti a sedare le agitazioni in corso sulla rive gauche; l'impeto di quegli eventi storici fu tale da travolgere un insignificante ricordo personale legato a una stanza d'albergo. Nondimeno adesso che erano passati otto mesi dalla morte di Helen, al tintinnare delle catene mosse dal vento, Seuroq ripens a quella notte nella stanza d'albergo, quando Helen perse un orecchino e nel cercarlo, dopo aver scostato il letto dalle pareti, trov, infilata in una fessura, la carta. Vi era rappresentata l'immagine di una donna dai capelli neri, che sedeva su un trono tenendo in mano un bastone. Aveva un gatto ai suoi piedi e il paesaggio intorno era cosparso di macerie; nel cielo blu si levava una luna bianca. La Regina di Bastoni, annunci Helen,  la carta della passione.

Te lo stai inventando, aveva rimbeccato Seuroq.

Cosa lo aveva indotto a pensare una cosa del genere? Si chiese ora nella biblioteca. Avesse avuto un temperamento collerico, avrebbe potuto infuriarsi per il fatto che adesso qualsiasi cosa, perfino la pi assurda come il tintinnare delle catene nel vento, gli ricordasse Helen. Sono ossessionato da associazioni mentali che non sono nemmeno mie, pens Seuroq con desolata amarezza.

Il suono metallico delle catene nel vento, Seuroq e Helen che facevano l'amore nel vecchio albergo sulla rue d'X, gli orecchini caduti dietro il letto, il letto scostato dalle pareti, la carta infilata nella fessura all'angolo delle due pareti - la cosa straordinaria non era che tutto questo si fosse raccolto nello spazio di un secondo ma piuttosto che quel ricordo gli avesse attraversato il cuore come una fitta e si fosse portato via un secondo. La cosa straordinaria era che, nel momento in cui il vento aveva fatto tintinnare le catene contro il muro del cortile, l'orologio digitale, uno dei pochi prodotti della tecnologia moderna presenti in quella biblioteca, segnava 5,55,55; mentre, un secondo pi tardi, dopo che Luc lo aveva distratto dai suoi pensieri, l'ora indicata era 5,55,54. Da bambino talvolta si svegliava in piena notte, magari alla vigilia di una festa, per guardare l'orologio e scoprire che invece di essere passato, il tempo sembrava aumentato; malgrado fosse ancora un bambino, con estrema ragionevolezza Seuroq spiegava il fenomeno con la sua avida attesa dell'indomani. Considerato il suo stato di afflizione, anche adesso Seuroq avrebbe potuto spiegarsi la cosa come una sorta di disfunzione percettiva, sennonch era difficile confondere una sequenza come 5,55,55 con un'altra ed era del tutto certo che un secondo pi tardi l'orologio segnasse 5,55,54. In quel momento l'orologio stava ticchettando normalmente ma per Seuroq non c'era dubbio alcuno sul fatto che un secondo fosse andato perduto o - volendo considerare il problema da un'altra angolazione - guadagnato.

Essendo uno scienziato, come prima ipotesi Seuroq non pens a chiss quale straordinario fenomeno; l'idea di aver fatto una qualche sensazionale scoperta non lo sfior, si limit semplicemente a dedurre che l'orologio fosse rotto. Il mattino seguente si svegli senza alcun particolare entusiasmo per l'avventura scientifica ma con la stessa depressione che lo aveva accompagnato negli ultimi otto mesi e che gli toglieva qualsiasi voglia di alzarsi dal letto. Come ogni mattina, ci volle tutta la sua determinazione per vestirsi, prendere il caff, mangiare del pane con prosciutto, prendere l'orologio della biblioteca e portarlo al negozio di elettronica a St-Germain-des-Prs. Nei viali le vetrine erano piene di coccarde e decine di stendardi sventolavano pigramente dai lampioni per festeggiare il duecentesimo anniversario della Prima Repubblica del 1793; in fondo si trattava di una montatura, visto che i francesi avevano sempre preferito la Rivoluzione vera e propria a quel rotolare di teste che la segu. Per giunta, quello era un momento in cui la gente aveva le idee confuse in merito alla libert; marocchini, slavi e zingari invadevano la citt, senza dimenticare che da poco era cominciato, in un clima alquanto nervoso, l'esodo da Berlino. Perfino gli stessi stendardi, come era stato ironicamente sottolineato dai giornali e dalla televisione, erano errati. Recavano la scritta Anno CC con riferimento al calendario rivoluzionario adottato dalla repubblica e pi tardi abbandonato da Bonaparte; ma se il 1993 era il duecentesimo anniversario, quello stesso anno era in effetti il duecentunesimo anno della Repubblica, semmai la repubblica fosse durata tanto a lungo. Anno CCI, questo era ci che si sarebbe dovuto scrivere sugli stendardi, se si fossero fatti i debiti calcoli. L'orologio  rotto, disse Seuroq al commesso del negozio di apparecchi elettronici.

Cos'ha che non va? disse il commesso.

Cammina al contrario.

Ovviamente il commesso non trov niente che non andasse nell'orologio. Un aumento di potenza, sugger a Seuroq. Lei vive in un edificio molto vecchio, giusto? Ma a Seuroq non sembrava che un semplice aumento di potenza avrebbe fatto recuperare all'orologio il secondo perduto; e nonostante la testa continuasse a dirgli che doveva trattarsi di un banale problema tecnico, il cuore di Seuroq stava cominciando a sentire il mormorio degli ultimi anni del secondo millennio. Seuroq non poteva ignorare ci che il cuore cercava di portare alla sua attenzione; la morte di Helen aveva ridotto in macerie la sua psiche, ma adesso ci che ne restava sembrava raccogliersi in qualcosa che fosse in grado di dare un senso a tutto. Che all'universo importasse qualcosa o no, Seuroq aveva bisogno di credere che ci fosse un senso per tutto ci. Che all'universo importasse qualcosa o no, aveva bisogno di credere che la morte di Helen rispondesse a uno scopo; Seuroq lo sapeva, sapeva cosa aveva bisogno di credere e per questa ragione, da buon scienziato, cerc di tradurre ci che il cuore sottoponeva alla sua attenzione in un'equazione. Cos torn all'ufficio dell'universit per la prima volta dopo otto mesi, e mentre cercava di mettere in piedi una teoria che fosse ragionevole ma che tenesse anche conto delle ragioni del cuore, continu a ripetersi che la spiegazione di tutto era il suo sentimentalismo, che dietro la morte di Helen non c'erano n scopi n significati, ma solo le sue folli congetture. Poniamo per ipotesi, disse a Luc, liquidando con un gesto della mano le scuse dell'assistente per essersene andato senza salutare la sera prima, che il tempo sia relativo non semplicemente nella prospettiva del movimento, non semplicemente per ci che l'occhio pu vedere da un treno o da un razzo che sfreccia alla velocit della luce, ma anche nella prospettiva del cuore, che sia relativo in base alla velocit a cui pu viaggiare il cuore.

Cosa?

A quale velocit viaggia il cuore, si chiese Seuroq, quando  sconvolto dalle pene dell'amore, dalla perdita di una persona cara o da qualche altro trauma profondo? Tavole dei logaritmi alla mano, Seuroq si mise a fare dei calcoli e quando i numeri che aveva a disposizione si dimostrarono insufficienti a risolvere l'equazione, Seuroq ne cerc di nuovi, memore del fatto che, quarant'anni prima, uno schivo matematico della Cornovaglia aveva trovato un numero mancante tra nove e dieci. Partendo da una premessa data, disegn l'arco descritto dal cuore nel corso di una vita, dal momento in cui prende il volo per la prima volta fino a quello in cui viene tragicamente spezzato; venne cos inondato da centinaia di ricordi di Helen, ricordi che non lo lasciavano mai e che gli tintinnavano nella mente come facevano le catene nel cortile quando venivano mosse dal vento, ricordi che finivano tutti con l'arrivare a quella domanda di Helen, quella domanda che lei gli aveva fatto in uno dei momenti pi bui del loro rapporto, quando erano arrivati quasi al punto di separarsi, di perdersi per sempre. Ma che senso ha la vita, se non si  amati? Lui aveva argomentato che la vita poteva significare molte cose. Ma poi, seguendo una logica scientifica, era giunto a ridurre il significato di tutte quelle cose a un comune denominatore, l'amore; e umiliato dall'osservazione che sua moglie aveva fatto senza appellarsi a nessun principio scientifico e che lui dovette invece dimostrare a forza di teoremi, calcoli ed equazioni, Seuroq dovette piegarsi al fatto che dietro il loro stare insieme ci fosse un significato indefinibile. Questa sua resa di fronte all'impalpabile salv il loro rapporto fino al giorno il cui il cancro non si port via Helen e niente avrebbe pi potuto salvare il loro amore.

Era sommerso dai ricordi di Helen e tenerne il passo fu una vera impresa. Nei giorni seguenti li pass in rassegna pi volte cercando di tradurli in equazioni, mentre gli amministratori e gli altri scienziati dell'universit si fermavano davanti al laboratorio e gettavano occhiate sconcertate attraverso il riquadro di vetro ritagliato nella porta. Una volta, percorrendo in auto la costa, Helen gli aveva sbottonato i pantaloni; lui era al volante e con lo sguardo rivolto al faro sopra le rocce, si sent toccare in mezzo alle gambe dalle mani di lei. Si ricord di quando avevano ospitato una coppia nella loro casa in Normandia e del pesce affumicato che Helen aveva preparato per cena; lo fece come lo aveva visto fare a New Orleans, la volta che erano andati al festival di musica jazz; c'era un'umidit tale a New Orleans che la notte avevano dovuto lasciare aperta la porta della loro stanza per riuscire a chiudere occhio. E i vestiti che le compr a Londra, quei vestiti che non potevano permettersi ma che le compr comunque, e quella volta, a Vienna, quando a cena si erano messi a litigare sull'opportunit che lei trovasse un lavoro, lui che era contrario all'ipotesi e lei che insisteva. E la volta in cui un ladro rub a Helen la busta di asparagi appena comprati al mercato vicino a rue de l'Ancienne Comdie e lei se ne torn indietro su tutte le furie per prenderne degli altri e quando vide che gli asparagi rimasti non erano buoni come quelli di prima si arrabbi ancora di pi e sommerse di insulti il povero droghiere, facendo morire dal ridere Seuroq.

E poi ci fu la morte della madre di Helen e il primo aborto e poi quello successivo, che precluse loro definitivamente la possibilit di avere un bambino; ripens alla volta in cui era ritornato a casa dall'ospedale dopo il secondo aborto e a tutto il tempo che aveva passato, durante la gravidanza di Helen, a fare su e gi in casa con un involto di coperte in braccio per fare pratica, perche era terrorizzato all'idea di non essere capace di tenere un bambino; ripens a come, quasi contemporaneamente, Helen avesse perso tanto la generazione che l'aveva preceduta quanto quella che avrebbe potuto succederle e come il suo abbattimento la facesse sembrare destinata a simili perdite; e quando arriv il momento in cui fu lui a perdere lei, lui pens che era cos che sarebbero dovute andare le cose, che era lui quello che sarebbe dovuto morire per primo perch era lei quella destinata a perdere le persone care. E mentre era sotto il fuoco di fila dei ricordi, Seuroq continu a tradurre tutto in numeri con ostinazione maniacale, nell'intento di esaurire tutte le possibili traiettorie del cuore umano e di passare poi a quelle descritte dall'unione di due cuori, a quelle determinate dall'intrusione di un terzo cuore, fino ad arrivare al cuore della storia.

Dopo la parabola dei tre cuori c'era quella della storia, e dopo aver ridotto il senso della storia, Seuroq non si ritrov come comune denominatore l'amore ma piuttosto la libert. A questo punto i suoi calcoli si divisero in due direzioni diverse: una che portava alla stanza subito fuori dal laboratorio, i cui occupanti vennero autorizzati da Seuroq a unirsi a tutti gli altri che, nell'atrio, lo guardavano dalla finestra, e l'altra che finiva nell'atrio stesso, dove gli scienziati, gli assistenti e gli amministratori indietreggiavano davanti a lui come se fosse sbucato fuori all'improvviso dal terreno. Un calcolo si basava sul rifiuto del cuore umano da parte della storia e l'altro sul modo in cui la storia perseguiva segretamente l'espressione del cuore: premesso che la storia di un cuore era la ricerca e il rifiuto dell'amore e che la storia era la ricerca e il rifiuto della libert, cosa c'era nel punto in cui le due parabole si intersecavano, nel punto in cui l'orologio passa dalle 5,55,55 alle 5,55,54? Cosa c'era in quel punto in cui il secondo mancante veniva divorato dai ricordi per poi essere restituito al tempo? Se la lezione impartita nei primi giorni del ventesimo secolo affermava che la verit poteva essere scardinata dal tempo, il conto alla rovescia dei giorni che mancavano alla fine del secondo millennio scardinava invece il tempo dei ricordi ovvero il punto di partenza di qualsiasi congettura sulla verit. Un raffica di vento aveva mosso le catene tacendole tintinnare contro il muro e Seuroq si era ricordato di un week-end passato con Helen in un albergo; ma cosa c'entrava quel ricordo con le catene? Forse, pens Seuroq in un primo momento, l'associazione era nata dalla convinzione inconscia che fosse stato un fantasma, anzich il vento, a sfiorare le catene. Ma dopo aver focalizzato questa convinzione Seuroq concluse che il collegamento non aveva senso, perch era stato il rumore delle catene, e non tanto il fatto che fossero state mosse, a provocare quel ricordo, e tra quel rumore, tra il tintinnare delle catene contro il muro e un week-end passato in un albergo non c'era la bench minima relazione. Seuroq comprese che il tintinnare delle catene non era un suo ricordo, bens il ricordo di un estraneo accidentalmente agganciatosi al suo, quasi che i ricordi fossero delle cose inquiete che fluttuavano liberamente nel crepuscolo, ioni morenti, ali di denti di leone, note nere che cadevano da uno spartito musicale.

Non appena Parigi archivi la pratica dei festeggiamenti per la Rivoluzione e gli stendardi con quella loro dicitura impropria vennero tolti dalle vetrine dei negozi e dai lampioni, Seuroq trov il giorno mancante.

Nei laboratori e nei corridoi, scienziati, assistenti e amministratori gli stavano alla larga. Seuroq si spostava come un invasato dalle tavole dei logaritmi alla scrivania e dalla scrivania alla lavagna, sotto gli occhi dei colleghi che fissavano sconcertati quei suoi numeri da matto. L'universit chiese a dottori, custodi in camice bianco e perfino a una coppia di poliziotti di fare opera di persuasione su Seuroq, di convincerlo a uscire dal suo delirio, anche a costo di farlo tornare nel suo istupidito e mortuario stato di afflizione; ma Seuroq, irrimediabilmente preso dalla sua febbre matematica, non li riconosceva nemmeno, non pi di quanto avesse riconosciuto Luc la sera che questi lo aveva chiamato dal cortile. Alla fine decisero di fare un ultimo tentativo proprio con Luc. Giunto sulla soglia del laboratorio, Luc esit un bel po' prima di entrare e quando si decise a muovere il primo passo lo fece con una cautela estrema, quasi si accingesse a catturare una farfalla con le mani. Dottor Seuroq? mormor Luc senza ottenere risposta. Luc fece qualche altro passo in avanti e quando era ormai a pochi metri da Seuroq, questi alz una mano come per segnalare che era sul punto di giungere a una conclusione. Lasci cadere la matita e alz lo sguardo verso la finestra.

Cosa c', dottore?, chiese Luc con molta calma. In un primo momento Luc cerc di assecondare il vecchio, ma quando Seuroq cominci a dirgli del giorno mancante, si fece prendere dal panico. Era evidente che il vecchio era pazzo, il che turbava i principi su cui Luc aveva fondato la propria esistenza di giovane ricercatore. Forse, invece, il vecchio era del tutto sano, nel qual caso quegli stessi principi sarebbero diventati privi di senso. C'era un giorno mancante, insisteva Seuroq con il dito puntato sulla linea del tempo, proprio qui, tra il 31 dicembre 1999 e il 1 gennaio 2000 - venti ore, sette minuti e trentaquattro secondi per essere precisi. Stando ai calcoli di Seuroq quel giorno corrispondeva all'accumulazione di tutti gli istanti che durante il millennio erano stati consumati dai ricordi e che sarebbero poi finiti nella X, nel punto in cui l'arco descritto dalla storia e quello descritto dal cuore si incrociavano; passato, presente e futuro destinati a precipitare all'interno di un denso buco temporale, punto di collasso della storia intera. Una stupefacente stella temporale scura che pesava 72.454 secondi sospesa tra i millenni, cosicch varcato il confine del nuovo millennio il significato delle cose sarebbe stato ribaltato, le verit storiche sarebbero state smentite, la storia tracciata in base alle ragioni della libert si sarebbe piegata alla storia tracciata in base alle ragioni dell'amore o, forse, quest'ultima si sarebbe piegata alla prima.

Anche in quel preciso momento Seuroq era convinto di percepire questa accelerazione verso il vortice; e al termine di questo giorno mancante tra il 31 dicembre e il primo di gennaio, avremmo potuto essere ovunque o in nessun posto, o pi precisamente in qualsiasi epoca oppure in nessuna, perch questo non era un buco nero dello spazio ma del tempo. Uno sbandamento improvviso potrebbe scaraventarci come niente nell'anno 2493, pens Seuroq tra s. Quindi si rimprovero per essere giunto a una conclusione tanto banale, non avendo ancora colto il passaggio logico successivo: che, una volta varcato il confine di un simile giorno, il tempo non si sarebbe pi misurato con i numeri dell'orologio bens con quelli della psiche, l'unit di misura della storia non sarebbero pi stati gli anni ma i ricordi. Forse, varcata la soglia del 32 dicembre o dello 0 gennaio - a seconda della data che si volesse attribuire a questa soglia - si avrebbe avuta l'impressione che il millennio fosse iniziato prima, al momento della caduta del muro di Berlino o nel 1945 quando avevamo lo sguardo incollato allo specchio nucleare, o pi verosimilmente nel bel mezzo di una notte qualunque passata nella stanza di un albergo qualunque, quando qualcuno scambiava la libert per l'amore e l'amore per la libert. Forse adesso, nel 1993, si era gi nel Terzo Millennio, o forse nell'ur-Millennio, e dare un significato particolare al fatto che fosse passato un migliaio di anni era solo un atto di arroganza, come una repubblica o un reich.

Dottor Seuroq, disse Luc, possiamo andare a casa adesso?

S, rispose Seuroq, Ho finito qui, e quando Luc allung la mano per toccare il vecchio vi fu nel suo gesto una brusca immediatezza seguita da un'esitazione che risvegli in Seuroq un ultimo ricordo di Helen. Te lo stai inventando, aveva replicato quando, nella stanza di albergo, lei gli aveva detto che la Regina di Bastoni era la carta della passione; lui aveva allungato la mano verso Helen per dare un'occhiata alla carta, ma nel passare dalle mani di lei alle sue la carta si era sbriciolata, disintegrata dal tempo, quasi fosse vecchia quanto l'albergo. Quella notte Helen si svegli e disse che voleva tornare a casa; cos lasciarono l'albergo all'una del mattino, con sommo disappunto del portiere. Sul taxi, Helen spieg a Seuroq di avere sognato pi volte la carta che si sbriciolava nelle loro dita; aveva come la sensazione che dovessero tornare a casa il pi presto possibile, prima che anche tutto il resto si disintegrasse. Tutto il resto? le aveva chiesto Seuroq. Il resto, s. L'albergo, per esempio, aveva risposto lei, mettendosi poi a ridere come faceva quando si incatenava al muro del cortile per fare dispetto al marito. Ma non era veramente l'albergo il resto cui si riferiva Helen.

Nell'autunno del 1998 uno scrittore americano che alloggiava in quello stesso albergo lesse per la prima volta la notizia a pagina diciassette dell'International'Tribune, sotto le recensioni degli spettacoli in programma a Parigi e Londra. In effetti un necrologio sarebbe stato pi appropriato, consider in seguito io scrittore, ma all'epoca non era in grado di prevedere gli sviluppi pi di chiunque altro. Fu solo tre mesi pi tardi, quando una rivista usc con un enorme GIORNO X - o JOUR D'X, come apparve sull'edizione europea in omaggio allo scrittore francese che lo aveva scoperto - che cominci a scatenarsi il panico. Fu allora che Erickson prese il Proiettile per andare a Berlino, dove la gente del luogo chiamava quel giorno X-Tag.

Lo scrittore aveva l'impressione che tutti gli eventi cruciali del ventesimo secolo avevano trovato, prima o poi, la loro espressione a Berlino; recarsi in quella citt era quindi un atto naturale per lui. Ma passata la stazione di Hannover il treno si svuot e quando all'alba entr nella stazione Zoo, lo scrittore si alz dalla cuccetta per scendere dal treno e ritrovarsi completamente solo. Prese una stanza al terzo piano di un albergo deserto in Savignyplatz. La gente che si aggirava nel quartiere conduceva vite anche pi effimere della sua: prostitute, ubriaconi e qualche turista dai gusti bizzarri, il genere di eccentrici avventurieri che erano soliti preferire a Parigi e Maui i villaggi amazzonici e gli avamposti dell'Alaska. A un isolato dall'albergo, passando sotto la sopraelevata della S-Bahn, lo stridore di freni di un convoglio diretto a ovest lo indusse a sollevare lo sguardo. Il rumore e la velocit erano terrificanti, dai finestrini filtrava una luce spettrale e i binari della S-Bahn scintillavano al freddo chiarore della luna. Lo scrittore si prepar a udire lo schianto, il tuffo del treno in un edificio, in un parco o nelle acque del lago Wansee. Quella fu la notte in cui arriv la prima telefonata.

Con il passare del tempo, il ricordo della telefonata si fece sempre pi vago nella sua mente. A mano a mano che il presente scivolava verso l'ultimo anno del millennio, il ricordo si svincolava progressivamente dal passato, come una porta che fluttuasse per casa vagando di stanza in stanza, andandosi a stabilire un giorno in cucina e quello seguente nel seminterrato. Il telefono della sua stanza non aveva mai squillato prima di allora. L'americano dubitava perfino che funzionasse. A Berlino non era rimasto quasi pi nessuno e comunque lui non aveva conoscenze in citt, quindi pens che fosse il direttore dell'albergo che magari aveva qualche problema con il conto. Erickson rispose, ci fu un attimo di silenzio e poi la voce di una giovane donna che gli parl in tedesco. Spiacente, non parlo tedesco, disse lo scrittore; ci fu un'altra pausa e poi la voce della donna che gli diceva in inglese, Voglio prendertelo in bocca.

Per una ridicola frazione di secondo pens fosse la sua ex moglie. Non la sentiva da anni, a parte quell'unica volta, dopo il Cataclisma, e anche allora solo per assicurarsi che stesse bene, che la sua fortuna sfacciata gliel'avesse fatta scampare anche quella volta. La sua ex moglie viveva nel terrore di qualche disastro imminente, spaziando da quelli apocalittici ad altri ben pi banali; ma lui, pi di chiunque altro, sapeva che lei usciva sempre incolume da qualsiasi tipo di evento. Fosse caduta una pioggia di meteore sulla Terra lei sarebbe stata la sola cui sarebbe riuscito di lasciare il pianeta in tempo. Adesso, per una ridicola frazione di secondo, pens che fosse anche riuscita a rintracciarlo, sebbene gli ci volle un solo istante per rendersi conto che la cosa era del tutto impossibile. Con la cornetta in mano, si volt istintivamente verso la finestra, come se qualcuno lo stesse osservando. Cerc di ricordare che cosa c'era sul lato opposto della strada - un altro albergo, dove qualcuno avrebbe potuto squadrarlo dall'oscurit di una delle stanze. Cosa? rispose infine scioccamente e lei ripet quello che gli aveva detto.

Sei solo? gli chiese dopo una pausa. Con esitazione le rispose di s. Togliti i vestiti, gli disse allora, e a quel punto non gli rimaneva altro che mettere gi o fare quanto gli diceva la donna. Le disse che doveva chiudere le tende. Ti sei tolto i vestiti? gli chiese quando Erickson torn all'apparecchio. Parlarono ancora un po'; lei gli descrisse com'era fatta. Aveva capelli biondi e belle tette. Non gli disse quanti anni aveva, ma quando Erickson ci pens, per un secondo soltanto, se la immagin pi giovane di lui. Non disse di essere bella. Era tacito che le regole di quel gioco non ammettevano di mentire fino in fondo. La cosa che lo scrittore avrebbe ricordato in seguito con assoluta certezza fu che, immediatamente dopo, mentre se ne stava disteso e sfinito sul letto, lei gli chiese se si sentiva bene. Non gli chiese se quel modo di fare sesso gli fosse piaciuto, ma se si sentiva bene; l'intensit delle emozioni era trapelata fino a lei. S, rispose lui e poi ci fu uno scatto.

Rimase scosso per un po'. Voleva una donna vera, non immaginaria. Pens perfino di andare al Reichstag, cosa che non aveva mai fatto prima, ma era uno scenario che gli risultava troppo estraneo. Si rivest e apr la finestra, aspettandosi che la donna si sarebbe fatta vedere in un modo o nell'altro. Di sotto, nella strada buia e deserta, un cammello avanzava silenziosamente verso la piazza. Pass pi di un mese prima che lei chiamasse un'altra volta. Lascio un messaggio al direttore dell'albergo:  vero che non ci sei mai? diceva, dov' che vai quando non hai niente da fare! Cerc di immaginarsela, mettendoci giusto un pizzico di romanticismo: pi attraente della media, ma non particolarmente carina, forse un tantino pienotta. Non accettava l'idea di starsene in camera ad aspettare la sua telefonata; ma a Berlino non c'era altro da fare che aspettare. Scrutava la strada buia dalla finestra nella speranza di scorgere un cammello, quasi fosse stato un segno. Ma quando telefon per la terza volta, non c'era un solo animale in tutto l'isolato, non si sentiva nemmeno il ruggito del leone che a suo avviso dormiva in una cantina nei pressi dell'albergo, sebbene lui non l'avesse mai visto. Lei se lo scop telefonicamente un'altra volta per poi dirgli quando lo avrebbe richiamato; la spontaneit dei loro incontri era cos gi stata infranta.

Gli animali vagavano per la citt in cerca di prede. L'estate precedente, con il favore delle tenebre, seguaci della Pallida Fiamma avevano aperto le gabbie del giardino di fronte alla Stazione Zoo; adesso la gente veniva dilaniata dalle tigri. All'imbocco della stazione di Charlottenburg, sulla U-Bahn, l'americano trov i resti di un canguro dilaniato da una pantera. Nei mesi che seguirono all'apertura delle gabbie, la citt divenne piena di vita, come mai pi era stata dai tempi della caduta del Muro che risaliva a nove anni prima; l'arancione, il giallo e il verde degli uccelli esotici brillavano nel cielo ancora annerito dal fumo della Notte dell'Immolazione, quando la Pallida Fiamma aveva catturato diciassette donne asiatiche e le aveva messe al rogo disponendole in modo da disegnare una svastica. A volte l'americano riusciva ancora a vedere o sentire i pochi uccelli rimasti nei timpani degli edifici. Sotto la Porta di Brandeburgo, una volta era stato a tal punto spaventato dal rumore di un tuono da pensare a un altro convoglio impazzito. Ma non si trattava di un treno: un nugolo di uccelli in preda a una violenta agitazione si era improvvisamente alzato in volo dai cornicioni facendo un pandemonio. I colori e i canti degli uccelli non sopravvissero n a Berlino n all'inverno. Tanto lentamente quanto inesorabilmente gli animali fuggiti si eliminavano uno con l'altro, senza che in giro ci fossero poliziotti a raccoglierne le carcasse sventrate.

I berlinesi dicevano che i poliziotti erano stati tra i primi a unirsi all'esodo del '93-'94. Cinque anni pi tardi i pochi poliziotti ancora rimasti difendevano il governo tedesco, che si era rintanato nel vecchio grande magazzino KaDeWe in seguito all'occupazione del Reichstag da parte di due fazioni in guerra, la Neuwall Brigade e la Pallida Fiamma. Prima di stabilirsi al sesto piano del KaDeWe, i funzionari del governo avevano vagato settimane intere per i viali abbandonati nei pressi della Wittenbergplatz. Un tempo il sesto piano del KaDeWe era il pi stupefacente emporio di cibo gourmet del mondo occidentale, ma di tutto quel ben di dio adesso non rimaneva pi niente, essendo stato accuratamente saccheggiato durante i tumulti del '95.

Ora a Berlino, nel giorno X-257 dell'ultima primavera del secondo millennio, come indicato su un calendario punk che lo scrittore americano aveva comprato a Kreuzberg, ogni ragazzo che avesse compiuto diciannove anni e che disponesse di un computer costituiva da solo un intero reich. Poteva creare il suo stato tedesco e programmarlo per durare non mille, ma diecimila anni. Invadere le nazioni pi deboli, eliminare le razze impure, bruciare le culture decadenti, rivendicare un naturale spazio vitale, e aggiungere diciassette nuove definizioni del termine Soluzione Finale. Gli servivano solo il software giusto e un settore della citt dove l'erogazione dell'energia elettrica non fosse stata sospesa. E se la portata della sua immaginazione non era in grado di eguagliare i fasti barocchi e gli orrori di sessant'anni prima, il ragazzo vi poneva rimedio ricorrendo a un rudimentale acume tecnologico, a un po' di ruvida brutalit e a una certa mancanza di ironia. Ed  probabile che la rozzezza degli inni di questi nuovi reich sarebbe risultata sgradevole al Fhrer, cos come sarebbe apparsa superata a chi si ostinava a rimanere a Berlino, decadenti alienati che generalmente si aggiravano nudi per la galleria nel seminterrato del Reichstag, dove attualmente c'era la galleria dei sexy shop. In genere ci si andava nella speranza di incontrare un partner per la notte, non importava se fosse uomo o donna, l'essenziale era trovare qualcuno con la targhetta di vaccinazione al collo. Ancora una volta, l'ultima di questo secolo, Berlino si trovava al crocevia delle indecisioni della Storia; l'ultimo decennio dell'ultimo secolo era caratterizzato da uno sgretolamento a Est e da un'unit fittizia ed estremamente labile a Ovest, la forza gravitazionale dell'autorit contro l'entropia della libert, gli opposti impulsi della razza umana che si divoravano a vicenda, l'ordine consumato dall'anarchia per poi essere immediatamente ricostituito. Nell'anarchia di ogni individuo che edificava il suo reich personale, ogni reich imponeva il proprio ordine, in modo molto simile all'ultimo dei reich che aveva creduto di poter ricreare l'umanit a sua immagine. L'umanit ne conosceva il fascino. Negarlo equivarrebbe ad affermare il falso. L'umanit ne riconosceva il fascino non per via del suo slancio di autoperfezione, ma piuttosto per quelle imperfezioni, che tanto disprezzava e che tanto bramava trascendere, anelando a un fuoco che la purificasse dalle umiliazioni. Nel nichilismo che ne seguiva, nel vuoto della coscienza rimossa, dove ogni bastione veniva ridotto in macerie, non vedeva l'ora di occuparsi una volta per tutte di Dio, questo stronzo del cazzo pieno di s.

Erickson era a Berlino da due mesi e una sera, cenando in un ristorante nei pressi del Ku'damm, una coppia di berlinesi gli raccont della Talpa.

Una bella e giovane studentessa americana di formazione marxista trascorse nel 1977 un week-end a Berlino Est e s'innamor di un professore della Germania Orientale. Decise di disertare, di sposare il professore, di tenere il figlio che portava in grembo e di diventare cittadina della Germania Orientale. Nel corso degli anni il professore cominci a sospettare, con suo grande disgusto, che la moglie lo spiasse per conto della Stasi, la polizia segreta. Arriv a convincersi, per di pi, che lei lo stesse spiando gi da qualche tempo, sicuramente da quando era diventata una cittadina della Germania Orientale e forse da prima di allora; infatti, pi ci rifletteva pi si ritrovava a dover concludere che lei lo avesse spiato fin dall'inizio, che il loro primo incontro e la storia d'amore che ne era scaturita avessero fatto parte da sempre di un piano della Stasi. Si convinse di essere stato sedotto per volont dello stato, che la giovane americana non lo avesse mai amato e che perfino il bambino facesse parte di un disegno politico.

Forse era la verit o forse no. Tuttavia, informandone solo gli amici pi stretti e fidati, il professore partecip clandestinamente a un complotto per fuggire in Occidente attraverso una galleria vicino alla Potsdamerplatz ormai abbandonata. Una mattina all'inizio della primavera 1989 si alz dal letto, si lav e si vest, prepar gli appunti per le lezioni e infil tutto nella valigetta, salut con un bacio la moglie e strinse con particolare forza il figlio di dieci anni, poi usc di casa come aveva fatto centinaia di altre mattine per anni e non si fece vedere mai pi.

Alcuni amici altolocati a conoscenza dei sospetti del professore sulla moglie si convinsero che fosse stato arrestato e inoltrarono una protesta al governo. Ma la Stasi dichiar che non era stato arrestato; e quando la Stasi cominci a setacciare la citt da cima a fondo quella dichiarazione divenne abbastanza credibile. Alcuni mesi dopo cominci a circolare una nuova voce. Si diceva che il professore, convinto del suo imminente arresto, avesse lasciato moglie e figlio quel mattino fatale per dirigersi verso la casa da cui partiva la galleria, mettendo in allarme gli altri membri del complotto. Convinti che la polizia sarebbe arrivata da un momento all'altro, i complici del professore lo avevano seppellito con acqua e cibo in un tratto di galleria gi completato. Nessuno immaginava che appena sette mesi pi tardi gli altri membri del gruppo avrebbero tranquillamente attraversato il confine da est a ovest attraverso il Muro, insieme ad altre decine di migliaia di tedeschi.

Ancora oggi, secondo le persone con le quali Erickson aveva cenato, il professore era all'oscuro di tutto. Ancora oggi, stando al seguito della storia, si trovava laggi. Ignorando assolutamente come procedere, sprovvisto di mappe e, a quanto pare, senza un gran senso dell'orientamento, il professore continu a scavare finche, dopo settimane o mesi, aprendosi la strada con il piccone, sbuc finalmente in quella che sperava fosse la sua destinazione: la cantina di un'abitazione nei pressi della Potsdamerstrasse, a ovest del Muro. Scopr invece di essere sbucato in un altro punto della galleria. Lentamente, giorno dopo giorno, non aveva fatto altro che girare in tondo. Il panico e la disperazione dovevano essere stati indicibili. Per dieci anni la Talpa aveva scavato nella terra di nessuno del Muro fantasma; dal centro del nuovo Postdam Plaza, ancora in costruzione, si potevano udire nei corridoi deserti del centro commerciale gli echi provenienti dal sottosuolo.

La cosa strana fu che, dopo di allora, Erickson cominci a sentire quella storia assurda ovunque andasse, da tutti quelli che erano rimasti in citt. Ogni qual volta s'intratteneva con qualcuno abbastanza a lungo da avere una conversazione superiore ai tre minuti, quello se ne usciva con la storia della Talpa. La sent non soltanto nelle farfuglianti e teutoniche versioni degli ubriachi che incontrava nei bar, ma anche dalla bocca di altri turisti, da anziane signore che frequentavano le librerie e da banchieri di Francoforte che occasionalmente capitavano sulla U-Bahn, uno dei quali gli indic dal treno un buco nel muro sottostante la stazione di Kochstrasse per poi dire, inaspettatamente,  la Talpa. Scusi? fece l'americano, niente affatto sicuro che il tedesco stesse parlando a lui, e il banchiere di Francoforte gli raccont come la Talpa avesse scavato una galleria sbucando nella U-Bahn e di come, nel terrore di trovarsi ancora all'Est, si fosse ritirata, andandosi a rintanare nell'oscurit. E mentre guardava il buco nel muro del sottopassaggio, Erickson si ricord dell'ultima volta che era venuto a Berlino, due anni dopo la caduta del Muro, e nel ripensare a quando aveva preso la U-Bahn andando da Ovest verso Est riprov ancora la sensazione di quel passare da una parte all'altra; i fantasmi della divisione si nascondevano ancora nel sottosuolo. Quanto alla Talpa era semplicemente rimasta sottoterra troppo a lungo, perch se anche ci fosse stato ancora il Muro, sbucando sulla Kochstrasse si sarebbe ritrovata a Ovest e non a Est, a circa mezzo isolato da quello che una volta era il Checkpoint Charlie.

Fu nello scalcinato Ax Bax Bar vicino al suo albergo che lo scrittore americano vide per la prima volta Georgie. Era uno skinhead di vent'anni, uno dei presunti capi della Pallida Fiamma, ma non aveva affatto l'aria di un leader; un viso quasi carino, la bocca delicata come quella di una ragazza, Georgie comunicava una serena dolcezza che sembrava aliena a qualsiasi forma di violenza. Se ne stava seduto al tavolino a ridere di barzellette che degli estranei stavano raccontando ad altri estranei, e ogni volta che Georgie rideva, qualcuno lo guardava storto e si spostava in un'altra parte del bar. Ma la cosa non sembrava turbarlo minimamente. Erickson lo vide ancora pochi giorni dopo in un altro bar a Kreuzberg, e quindi circa una settimana dopo alla Porta di Brandeburgo.

L'americano passeggiava lungo il desolato tratto di strada in cui sorgeva il vecchio Muro, tra la Porta e il progetto abbandonato del Potsdam Plaza, con lo sguardo rivolto verso l'inizio del Neuwall. Udiva in lontananza le scimmie fuggite dallo zoo che ora vivevano sugli alberi del Tiergarten; mentre si avvicinava alla Porta, un alligatore sbuc dal giardino, per poi sparire in direzione dell'Alexanderplatz strisciando lungo la deserta cicatrice del confine che una volta divideva la citt. Il Neuwall veniva costruito di notte; di solito la Pallida Fiamma faceva una visita da quelle parti al termine dei lavori per demolire quanto era stato fatto. Talvolta le due fazioni si davano battaglia sotto la luce della luna e all'ombra della Porta. Iniziato nel 1995 grazie allo sforzo congiunto delle vittime e degli informatori della Stasi, la malta per il Neuwall veniva ricavata impastando le macerie del vecchio Muro con la carta dei vecchi fascicoli della Stasi, che si contavano a milioni. I membri della Brigata del Neuwall avevano convenuto molto tempo prima di non rivelare chi fossero le spie e gli spiati: il tacito accordo si spiegava con quanto era successo nel 1992, quando certe rivelazioni avevano messo uno contro l'altro colleghi di lavoro, amici, mariti, mogli, figli. Iniziarono la costruzione del Neuwall non per cancellare la libert ma per riaffermare il principio Per cui la libert esiste solo quando viene negata. Nel corso dei avori, il Neuwall venne anche visto come un tributo al modo in cui il vecchio Muro aveva fatto da spina dorsale alla coscienza del mondo, senza la quale l'umanit rischiava di trovarsi in balia dei suoi peggiori istinti e incapace di trovare una risoluzione finale fra l'opzione dell'autorit e quella della libert, fra ordine e anarchia. Oltre a ci, la Brigata era convinta - per ragioni simili a quelle che avevano portato Erickson a Berlino - che la funzione di metafora urbana del ventesimo secolo non potesse compiersi senza l'esistenza di un Muro. Quando il Muro cadde mettendo a nudo le forme della libert, chi era all'Est non riusc a sopportare la vista voluttuosa di quelle forme e di quel corpo, mentre chi era all'Ovest non accett l'umanit del suo volto. Qualcosa di terribile era stato rivelato: se all'inizio del decennio dell'ultimo millennio la gente aveva inseguito e abbracciato l'ideale di libert, sul finire di quel decennio era giunta a disprezzarne il peso morale e ad autoassolversi. Il Neuwall era bianco come un osso. Non recava alcun graffito. Precedentemente, in seguito alle profanazioni perpetrate dalla Pallida Fiamma e da altre bande, qualcuno tra i vandali fu abbastanza astuto da rendersi conto che stavano portando a compimento un disegno, un disegno del quale i graffiti erano solo una delle tanti parti; la Pallida Fiamma si limitava per a demolire il Muro senza imbrattarlo con scritte di sorta. L'unico messaggio lasciato dalla Brigata recitava: HITLER VENNE ELETTO. Adesso la Pallida Fiamma perlustrava la citt invano alla ricerca di tratti del Neuwall, che non seguivano il percorso del vecchio Muro ma si sviluppavano piuttosto secondo un andamento zigzagante, come un ubriaco che risalisse senza motivo una via per poi ridiscenderne un'altra. Le vecchie definizioni di Est e Ovest non avevano pi importanza; quello che contava ora era il mortificato ricordo del Muro. Per quanto ne sapevano i berlinesi del 1999, chiunque poteva andarsene a dormire per risvegliarsi il mattino dopo con le porte e le finestre di casa murate, i fascicoli della Stasi e le macerie del vecchio Muro pietrificati in un impasto sulla soglia di casa. Al che non rimaneva altro da fare che scavare una galleria.

Fra le poche bancarelle rimaste alla Porta di Brandeburgo dopo la caduta del Muro, l'americano si ferm a esaminarne i malinconici resti, comuni pezzi di pietra fatta eccezione per la storicit garantita dai venditori e certi graffiti visibili a un'occhiata pi ravvicinata. Erickson aveva sempre pensato di comprarne uno, perch prima o poi sarebbero spariti. Aveva questa idea in testa: che nel Giorno X si sarebbe seduto alla finestra dell'albergo stringendo il suo pezzo di Muro come fosse una capsula temporale, in grado di portarlo dall'altra parte. Proprio nel giorno in cui vide Georgie alla Porta, Erickson si decise finalmente a scegliere un pezzo, a prima vista il pezzo pi insignificante che c'era sul tavolo; sul lato esterno, vale a dire quello pi liscio, non c'era nessuna scritta, niente che potesse indicarne la provenienza; c'erano invece dei segni sull'altro lato. La cosa non aveva alcun senso, perch l'altro lato del frammento aveva una sagoma irregolare e un colore pi scuro; era il lato che apparteneva alla struttura interna del Muro, dove nessuno avrebbe mai potuto scrivere qualcosa. Eppure, eccolo l, un frammento di retorica che diceva: ricerca della felicit. Erickson compr la pietra, la infil nella tasca del cappotto e nel voltarsi incroci lo sguardo di Georgie Valis, il quale lo aveva fissato per tutto il tempo.

Stava sorridendo. Lo scrittore non sapeva se Georgie ricordasse di averlo visto al Kreuzberg o all'Ax Bax; forse stava girando per la Brandeburgo in cerca di turisti da rapinare. Ma lui non era certo una preda appetibile, almeno cos la pensava Erickson. A ogni modo Georgie stava sorridendo e cominci a parlare in perfetto inglese, a parte un lievissimo accento; volendo essere pi precisi parlava un americano perfetto. Non c'era ragione di stupirsi, perch l'aspetto pi interessante di Georgie non aveva niente a che fare con le sue disgustose simpatie politiche, bens con un particolare che due perfetti sconosciuti avevano rivelato a Erickson in occasione del suo precedente incontro con il ragazzo. Quella mattina del 1989, quando il professore della Germania Orientale era uscito di casa, ufficialmente per andare al lavoro ma in realt, come voleva la leggenda, per cominciare la sua esistenza di Talpa, il figlio di dieci anni che aveva stretto teneramente a s per l'ultima volta era Georgie.

Nei fugaci incontri con Georgie, Erickson non gli aveva mai chiesto se fosse vero. Per certi versi sembrava una cosa troppo personale, per altri troppo ridicola, e poi non era detto che Georgie avesse intenzione di rispondere a quella domanda. Erickson rimase colpito dalla profonda ambiguit e dal furore mistico dell'ossessione di Georgie per l'America. Il pi delle volte si trattava di un'America segreta che Erickson preferiva considerare estranea a quella reale: Georgie conosceva un quantit di storie su grandi geni americani di cui Erickson non aveva mai sentito parlare, deliranti nazi-messia del Midwest e leader di movimenti per la supremazia dei bianchi che Georgie riteneva avessero un larghissimo seguito negli Stati Uniti. L'ossessione di Georgie per l'America aveva spesso la meglio sulle sue idee politiche. In definitiva non faceva discriminazioni fra Thomas Paine e Cavallo Pazzo, tra le dee del sesso, le star della televisione e i cantanti soul; Erickson non fu mai del tutto certo che Georgie si avvedesse di alcune contraddizioni. Non sembrava possibile che Georgie potesse ascoltare un nastro di musica blues pensando di sentire la voce di un cantante bianco. Ci nonostante il suo corrosivo romanticismo razziale scorticava la pelle nera del cantante finch non rimaneva altro che il muscolo scarlatto di un cuore pulsante.

Non parlavano di politica. L'americano si limitava ad ascoltare Georgie che in tutta sincerit e spensieratezza gli illustrava le sue farneticanti idee; in seguito Erickson si rimprover di non aver mai ribattuto. Si rimprover di non essersi reso conto che c'era un limite alle buone maniere, perfino quando si  ospiti di un paese straniero. Solo durante un monologo di Georgie sui negri, le checche, gli ebrei e i musi gialli - e si tratt di monologo ricco di una certa veemenza; una veemenza che avrebbe potuto provocare pi di una reazione - d'un colpo lo scrittore sbott, Forse stai dicendo soltanto un sacco di stronzate. Erickson si augur che la sua fosse stata pura indignazione morale, un'indignazione che nasceva dal timore di passare il resto del millennio a vergognarsi per non aver detto niente mentre Georgie andava avanti col suo olocausto personale. Fu per questa ragione che alla fine Erickson sbott.

Georgie smise di parlare. Rimase per un attimo con lo sguardo fisso davanti a s e quindi smise di parlare, senza voltarsi verso Erickson ed evitando di guardarlo negli occhi. Smise di parlare come se un'inattesa e lontana esplosione avesse bloccato il treno dei suoi pensieri; ma dopo pochi istanti il treno si rimise comunque in moto e Georgie si immerse nuovamente nella questione dell'America e del tradimento della sua promessa. Su questo tema i due avrebbero potuto anche trovarsi d'accordo, sennonch la versione che Georgie dava del tradimento era diversa da quella di Erickson. Ma fu proprio discutendo di questo che venne fuori la vera ragione per cui Georgie aveva avvicinato lo scrittore americano alla Porta di Brandeburgo: il pezzo di Muro comprato dallo scrittore e quello scampolo di frase scritto sul retro della pietra. Georgie l'aveva riconosciuto subito.

Condusse l'americano nel proprio appartamento a Kreutzberg. C'era una luce fioca che proveniva dal pavimento; da un nascondiglio posto vicino a una parete, Georgie estrasse un registratore e alcuni nastri, passando disordinatamente da un genere musicale all'altro, gruppi punk di L.A., colonne sonore hollywoodiane e album di Julie London degli anni '50. In alto, sulla parete, in un punto che era alquanto difficile da raggiungere, c'erano quelli che Georgie chiamava i suoi Tarocchi Americani. Le carte erano appuntate al muro in sei file da tredici ciascuna. Dal punto in cui si trovava, era impossibile per lo scrittore vedere chiaramente le carte, ma avevano comunque l'aria di essere molto vecchie e l'unica cosa che Erickson not immediatamente fu lo spazio vuoto in corrispondenza della settima carta della terza fila. L'appartamento di Georgie era vuoto perch in zone della citt come quella si teneva in casa quel poco che non si temeva di perdere - come i nastri - o quello di cui non si poteva fare a meno - come i Tarocchi Americani - o quello che gli sciacalli non avrebbero potuto portare via. E nell'appartamento di Georgie qualcosa che non potesse essere assolutamente portato via dagli sciacalli c'era. Era un lastrone del vecchio Muro che torreggiava solitario nel centro di quell'appartamento vuoto ed enorme. Tra quelle pareti sembrava molto pi grande di come sarebbe apparso dieci anni addietro, quando si trovava ancora all'aperto, in mezzo alla citt. Erickson non aveva la pi pallida idea di come Georgie avesse potuto portare il Muro lass. In terra c'era un barattolo di vernice a spruzzo nera e i vecchi graffiti del Muro erano stati rimpiazzati da Georgie con nuove frasi, alcune delle quali erano citate da canzoni che erano pi nere di quanto la sua passione per quella musica potesse ammettere.

Georgie ed Erickson rimasero a guardare il Muro e lo scrittore pens all'apocrifa madre americana di Georgie, la quale aveva rinnegato il suo paese al fine di poter guidare l'apocrifo padre tedesco di Georgie nella madre patria. Quella notte, dopo aver lasciato l'appartamento per dirigersi a un bar, nell'imboccare una piccola via laterale si trovarono davanti una sorta di prolungamento del Neuwall, un'insensata intrusione nel paesaggio sbucata da un vicolo adiacente. Sotto gli occhi dell'americano, l'espressione innocente di Georgie si tinse d'un tratto di ferocia. Il giovane berlinese si scroll di dosso quell'istupidito senso d'inerzia per avvicinarsi alla piccola, patetica e recente protuberanza del Neuwall. Georgie si mise a dare calci. In un primo momento sembr un gesto scherzoso, ma poco dopo fu chiaro che non era cos. Cominci a urlare dissennatamente al Neuwall come se volesse demolirlo con la sola forza dei suoi calci; aveva il volto nero di rabbia e lo scrittore cap che in quel medesimo istante la madre di Georgie stava con quelli della Brigata, nel Reichstag, in una delle ali non occupate dalla Pallida Fiamma. Cap che la madre di Georgie era una delle tante ex spie che riducevano in poltiglia i fascicoli della Stasi.

L'ultima volta che si era trovato negli Stati Uniti, stava guidando senza meta attraverso il Wyoming e i due Dakota. Fu allora che apprese la notizia del Cataclisma dalla radio dell'auto, esattamente nello stesso modo in cui aveva appreso tutte le altre notizie di quell'anno. Al confine dello Iowa invert il senso di marcia e si diresse nuovamente verso il Pacifico, nella convinzione che il Pacifico fosse ancora al suo posto, sebbene non si fosse mai spinto cos lontano da accertarsene. A intervalli di poche miglia si fermava a un telefono pubblico per cercare di chiamare tutti quelli che conosceva in California, finch gli fu chiaro che era solo una perdita di tempo; poi, in un qualche punto dello Utah, Erickson discese il versante di una montagna e, a una decina di miglia di distanza, vide la coda di auto che si snodava sull'autostrada sottostante nella luce tremolante del crepuscolo. S'imbottigli nell'ingorgo e rimase, come tutti gli altri, seduto in auto per il resto della notte. Non si muoveva nessuno, le auto davanti non avanzavano e quelle dietro aspettavano, finch la pattuglia autostradale venne finalmente ad annunciare che non c'era niente altro da fare che tornare indietro. All'alba, dopo essere risalito in cima alla montagna, Erickson accost e punt lo sguardo a ovest, laggi dove si trovava casa sua, come se si aspettasse di vedere delle immense colonne di fumo alzarsi nel cielo. Ma non vide niente.

Non molto tempo prima aveva vissuto a Los Angeles. Erickson non sapeva pi dire se fosse stata LA. a scegliere lui o lui a scegliere LA.; non l'aveva mai amata e diffidava di coloro che dicevano di amarla; ma in modo analogo diffidava di quelli che affermavano di odiarla, liquidando come semplicistiche e superficiali le percezioni sia di chi amava che di chi odiava. Era nato a Los Angeles, l'aveva lasciata a met degli anni settanta per andare a stare a Parigi e New York; poi ci era tornato proprio in virt del profondo senso di non-presenza tipico di Los Angeles, ci torn perch la dissociazione tra tempo e memoria tipica del ventesimo secolo era diventata parte integrante dell'identit di quel luogo. Erickson si compiaceva del senso di libert che scaturiva dall'abisso di quella citt.

Ma alla fine degli anni Ottanta l'abisso non fu pi una liberazione; il suo matrimonio era fallito e in seguito ci fu la relazione pi importante della sua vita, quella relazione in cui aveva investito tutti i sogni che gli erano rimasti. Fu proprio nel mezzo di questa situazione che comp quarant'anni. Un mese dopo suo padre mor. Nel 1991 la sua relazione era finita e nel 1993, dopo l'ennesimo insuccesso come romanziere, il senso di sfacelo divent cos opprimente da proiettarlo in due possibili direzioni: a ovest, in cima a una scogliera delle Palisades, oppure a est, dove la geografia offriva un vuoto potenzialmente maggiore. Quanto all'ovest, ci pens un po' su. Essendo un codardo, fin con l'andare a est.

Era convinto che fosse solo una questione di tempo. In quegli ultimi due o tre anni passati a Los Angeles, non aveva mai smesso di guardarsi attorno cercando di anticipare la catastrofe che incombeva su di lui. Fermo a un incrocio in attesa di attraversare la strada, teneva d'occhio con vago interesse la vettura che sbandando - a causa di un improvviso attacco cardiaco dell'uomo alla guida - aveva urtato il cordolo del marciapiede e stava per scagliare Erickson verso il sentiero della vita eterna. Era attento a cogliere i segnali che questo o quel virus gli lanciavano dal corpo. Non essendo mai stato capace di vivere nel presente, aveva accettato con muto sconcerto l'idea che forse suo padre non aveva avuto una vita abbastanza felice, e che lo stesso stava accadendo a lui, suo figlio. Dubitava che la felicit fosse compresa nel suo patrimonio genetico. Quando la sua relazione fin, sent che il cuore gli si stava spezzando e che la Storia sarebbe andata in frantumi. Giunse a capire che con l'et non si crede pi che il tempo guarisca le ferite del cuore, perch si matura la convinzione che con il passare del tempo il cuore smetta di guarire. Non c'era granch da fare se non inseguire la pura sensualit del momento. E avrebbe potuto riuscirci meglio rinunciando alla coscienza.

Insieme alla donna che amava aveva intravisto la possibilit di una vita che comprendesse l'intera sua persona, il buio intrecciato alla luce, il male al bene, la debolezza alla forza, fino a formare un individuo completo, tutto d'un pezzo. Quando il sogno fin e si rese conto che non sarebbe stato pi possibile riuscirci, scese a patti con il fatto che la sua vita letteraria, la sua vita pubblica, la sua vita privata e la sua vita segreta si schierassero come quattro stanze separate, quattro stanze con tanto di ospiti, turisti e visitatori di passaggio che occasionalmente vagavano di stanza in stanza senza necessariamente sapere dell'esistenza di altre stanze con altri ospiti. C'era una porta, tra la vita letteraria e quella pubblica, attraverso la quale si poteva andare avanti e indietro, e una porta analoga tra la vita privata e quella segreta, e un passaggio segreto che metteva direttamente in comunicazione la vita segreta con quella letteraria. Ma l'unico ad andare in tutte le stanze era Erickson. L'unico a sapere davvero che c'erano altre stanze era Erickson. Nessun altro aveva accesso a tutto il suo spazio; e quando la sua vita privata rimase all'oscuro di quanto lui andava facendo nella sua vita segreta, cap che questo avrebbe potuto rivelarsi un espediente morale per giustificare le infedelt e il caos spirituale, anche se cercava di convincersi - e talvolta ci riusciva davvero - che fosse l'unico sistema per rimanere sano di mente.

Le stanze cominciarono a riempirsi di donne infuriate. Una volta l'essere amato anche soltanto da una di loro avrebbe significato tutto per lui. E adesso che lo amavano tutte, lui si sentiva troppo vecchio e indegno del loro amore. Secondo un suo amico, lui aveva qualcosa che riusciva a suscitare in modo naturale le loro aspettative, qualcosa che le convinceva che lui fosse incapace di far loro del male e che, presto o tardi, lui si sarebbe piegato alla loro tenacia o alla loro pazienza. Ma alla fine non pot pi liberarsi dell'idea di agire in malafede; che fosse lui a ingannarle o loro a voler essere ingannate poco importava, perch lui lasciava che la speranza diventasse aspettativa evitando di sradicarla sul nascere. Da una stanza all'altra si ripeteva la stessa scena con variazioni minime, dettagli come la porta che una donna infuriata sbatteva andandosene o il terribile rumore dei suoi passi nell'uscire dalla stanza mentre lei piangeva. Il tuo amore era una bugia, gli disse una di loro sulla segreteria telefonica, una donna che aveva amato con passione anni prima e che era praticamente all'origine del suo primo romanzo. Credo sia stata la pi grande sorpresa della mia vita, gli disse un'altra con amarezza, sempre sulla segreteria telefonica, scoprire che sei solo un bastardo come tutti gli altri. Anche lei era finita in un qualche suo romanzo, sebbene Erickson non riuscisse a ricordarsi con esattezza quale, n quale fosse il personaggio ispirato a lei.

Sei solo un falso, gli disse l'ultima, la donna che una volta lo aveva definito 'mitico'. Dopo il cataclisma part per lo Iowa andando a stare per un po' da un amico, poi si spost a sud, ad Austin, quindi a est, New Orleans e da l si diresse a Nord, New York, seguendo un percorso che intenzionalmente non aveva una meta precisa. L'anno seguente, dopo l'incidente, vendette l'auto e part per l'Europa, stabilendosi ad Amsterdam e poi a Parigi, un posto che per lui aveva senso n pi n meno di tutti quelli in cui era stato fino ad allora. Un anno e mezzo prima del suo cinquantesimo compleanno lesse del Giorno X a pagina diciassette dell'International Herald Tribune. Lo scrittore immagin che lo si sapesse gi da un po'. Immagin che certamente gli scienziati non si erano svegliati una mattina per dare un'occhiata al polso, battere con il dito sul quadrante dell'orologio e chiedersi se, nella notte, gli ingranaggi dell'infinito si fossero persi un secondo. Anche se non era tipo da credere alla teoria della cospirazione - perch, in fondo, quale scopo si poteva raggiungere cospirando? - immagin che dovesse esserci stato almeno un sospetto latente, mormorii quantici del rallentamento del tempo cosmico, attraverso i quali sarebbero scivolati nel nuovo millennio i secondi perduti e, dopo di loro, i minuti e poi le ore. La ombre vaghe che lasciavano intendere la presenza dei buchi neri erano visibili sulle mappe degli spazi siderali da prima che gli scienziati ne dimostrassero l'esistenza. Qualcosa di analogo doveva essere accaduto riguardo alle ombre vaghe che era sembrato di intravedere nel futuro.

D'altro canto Erickson non aveva mai creduto, a differenza di altri, che gli scienziati non dicessero tutto quello che sapevano. La gente avanzava una simile ipotesi pi per speranza che per cinismo. Erickson credeva che gli scienziati non sapessero un bel niente. Sospettava che sapessero meno di chiunque altro e che alla fine fossero andati a cozzare direttamente contro i limiti delle loro stesse idee. Qualsiasi cosa fosse potuta uscire dal lato opposto del cunicolo temporale, sarebbe caduta nella sovranit immaginativa tanto dei filosofi che dei visionari, dei teologi, dei pazzi, delle streghe, dei pornografi e delle talpe: sarebbe stato l'evento pi puramente democratico e totalitario di sempre e tutti, senza distinzioni, avrebbero dovuto piegarsi ai suoi misteri e alle sue rivelazioni. Il che, ovviamente, era la ragione che aveva spinto Erickson a Berlino. Perch Berlino era l'architettura psichica del ventesimo secolo e una volta varcata la soglia del Giorno X, una volta giunto nel nuovo millennio - lui come chiunque altro - si sarebbe ritrovato sull'Unter den Linden, l'unico viale abbastanza vasto da accogliere tutti: dittatori e democratici, fautori dell'ordine costituito e anarchici, contabili e artisti, uomini d'affari e bohmien, decadenti e devoti, gente le cui ragioni di vita avrebbero contraddetto quelle del cuore, soldati delle SS con le dita intrise di sangue e al collo la ghirlanda di un presidente americano, soldati della DDR strappati dai privilegiati punti d'osservazione delle torri e costretti a trascinare grossi blocchi del Muro, gente condotta oltre i grandi edifici di delirio e morte dell'Unter den Linden e che avrebbe passato la Porta di Brandeburgo per ritrovarsi nel Tiergarten. A guidarli ci sarebbe stato un atleta afroamericano con una medaglia al collo; uno sprint estenuante avrebbe portato questo sportivo da Berlino '36 all'edizione dei giochi dell'anno 2000, che si sarebbe tenuta anch'essa a Berlino. In fondo al corteo un esercito ammutolito di sei milioni di uomini, donne e bambini, la loro pelle di un bianco spettrale, l'unica nota di colore il nero e l'azzurro dei numeri marchiati sul corpo; e pi dietro ancora il Grande Relativista in persona che si esibisce nel suo numero da clown, tenendo in equilibrio un orologio, una sfera e una lampadina con un nastro di Mbius, sul suo volto il sorriso di chi sapeva gi tutto del Giorno X.

Erickson ricevette l'ultima telefonata la sera del solstizio d'estate. Arriv pi o meno alla stessa ora in cui lei era solita chiamare, sennonch le giornate si erano allungate e non si era ancora fatto buio. La strada su cui si affacciava la finestra della stanza di Erickson correva per perpendicolarmente al sole; alba e tramonto rimanevano perci due momenti invisibili da quella posizione. Ciao, lo salut lei.

Ciao, rispose lui.

Mi vuoi?, gli chiese e il fatto che lei avesse calcato l'accento sulla parola vuoi suon molto appropriato.

S, ma basta con il telefono.

Ci fu una pausa. Cos  molto pi sicuro, disse lei.

Basta con il telefono.

Erickson cap che anche lei aveva pensato la stessa cosa. C'era una certa casualit in questo modo, spieg la donna. Avevo gi chiamato parecchi numeri la prima volta che ci siamo parlati. Certe volte trovavo una donna, altre un uomo che aveva qualcosa di... sbagliato. E mettevo gi. Poi ho fatto il tuo numero e quando mi hanno detto che era un albergo e mi hanno chiesto il nome della stanza con cui volevo parlare, io ho detto un numero a caso e mi hanno passato te. Avrei potuto comporre qualsiasi altro numero. Sarebbe bastato che una sola cifra fosse stata diversa, o che avessi messo gi quando mi ha risposto il tipo dell'albergo, come stavo per fare... Sarebbe bastato che avessi dato un numero di stanza diverso o un numero di stanza inesistente, oppure avrebbero potuto chiedermi il nome della persona con cui volevo parlare, invece del numero di stanza, e in quel caso non sarei stata in grado di dare nessun nome. Mi sembra che cos sia assolutamente perfetto. Tutto  venuto fortuitamente. Per caso.

Capisco.

Ma tu non vuoi pi farlo al telefono.

No.

Domani sera andr in un albergo non lontano dal tuo e prender una stanza. Ne sceglier una appartata, che non dia sulla strada. Ti chiamer da l e ti dar il numero. Dir al direttore che aspetto un ospite e che ti faccia salire. Lascer la porta aperta. La stanza sar completamente al buio. Le persiane completamente chiuse e la luce spenta. Io sar l. Una volta entrato rimarrai sulla porta ad aspettare che io mi avvicini. Sar nuda. Puoi spogliarti, o lasciare che io ti aiuti. Non ci diremo una parola e non accenderemo la luce. Non diremo niente. Si interruppe. Hai una targhetta?

S.

Anch'io porter la mia. E aggiunse, Mi scoperai e non ci diremo niente. Sar come al telefono, dove non vediamo niente, dove abbiamo solo le parole che ci diciamo. Solo che questa volta non ci diremo niente e al posto delle parole avremo i nostri corpi. Quando avremo finito, mi rivestir e ti lascer al buio. Non accenderemo mai la luce.

Okay.

Sar buio per tutto il tempo.

Il sole tramonta pi tardi adesso.

Ti chiamer dopo il calare del sole. Riattacc. Erickson rimase sveglio per diverse ore, turbato da un'irrequietudine che non riusciva a dominare. Nel risvegliarsi, dopo aver passato una nottataccia, il giorno era slittato in avanti. Era l'X-191 ma una frazione dell'X-190 fluttuava libera e strafottente sul calendario. Erickson apr la finestra della sua stanza com'era solito fare al mattino. La stanza aveva i contorni sfocati e la luce esterna era scossa da un tremolio insolito. Ebbe l'impressione che il fantasma di qualche sogno fatto durante la notte gli baluginasse davanti agli occhi. Si guard intorno. La stanza continuava a essere sfocata, i contorni dei mobili e della porta erano confusi e la luce continuava ad avere quello strano tremolio. Erickson cap che il tempo si era come intensificato; era un'intensificazione quasi impercettibile ma era comunque evidente che l'X aveva risucchiato tutto, che tutto stava cominciando l'inesorabile corsa verso l'orizzonte degli eventi di fine millennio. In fondo alle scale, si trov fra i piedi i resti del gatto dell'albergo, dilaniato durante la notte. Erickson si guard intorno cercando altri segni dell'invasione del veldt di Berlino, un rinoceronte, o magari un pitone. Le bestie dello zoo avevano cominciato a sostituirsi agli animali domestici. Del direttore nessuna traccia.

Secondo la logica umana del tempo, disse Erickson tra s, a Berlino si dovrebbe camminare sempre da est verso ovest. Da est verso ovest, passando per la Porta di Brandeburgo, si va dalla citt vecchia alla Berlino sintetica delle superfici specchianti, costruita appositamente per lasciarsi alle spalle proteste e rivendicazioni, le congetture su quello che la Storia avrebbe potuto essere e i fantasmi di quello che la Storia era stata. Ma l'ultima volta che qualcuno era andato da est a ovest risaliva a dieci anni prima, quando tutti quelli che si trovavano da una parte della citt scappavano verso l'altra, quando tutti abbandonavano la Storia di Berlino, quella Storia che secondo la moda del ventesimo secolo era diventata un nuovo bene di consumo ideologico. Negli anni '90 il lato affascinante di Berlino era di poter fare una passeggiata da ovest verso est, procedendo in senso contrario al moto del sole, puntando dritti verso la memoria. Al ritorno, invece di andare a piedi, si prendeva la U-Bahn. Cos fece l'americano nel giorno in cui tutto aveva cominciato a sfocarsi. Cammin da ovest verso est, forse confidando nella teoria che procedendo in quella direzione le cose potessero rimettersi a fuoco. Berlino aveva abbandonato la realizzazione delle cose minime e indispensabili, mentre le imprese pi grandi e assurde continuavano a essere portate avanti. Era dall'ultimo arrivo dei profughi della guerra civile slavo-russa che i treni se ne stavano fermi nella Stazione dello Zoo, ma nelle vetrine del KaDeWe le luci del governo rimanevano accese fino a tarda notte, e in lontananza, a sud della citt, proseguivano i lavori per le Olimpiadi del 2000, un'ossessione cui Berlino si rifiutava di rinunciare fin dall'inizio degli anni novanta, fregandosene del fatto che magari l'eternit potesse avere qualche altro piano in mente per la festa di capodanno.

E cos, quel giorno, Erickson si mise a camminare da ovest verso est, e al calare della sera si avvi a prendere la U-Bahn per tornare indietro. Scese nella stazione sotterranea della Kochstrasse e aspett l'arrivo del treno sulla piattaforma. Stava ancora aspettando, quando sul lato opposto vide una figura dall'aria familiare.

Georgie era accasciato su una panchina e guardava fisso davanti a s. Giornali vecchi di dieci anni venivano trasportati dal vento e lui era cos immobile da sembrare morto. Nella galleria che Georgie stava fissando, Erickson vide il piccolo buco nel muro della U-Bahn indicato dal banchiere di Francoforte; Georgie sembrava in attesa di un'apparizione, come se da un momento all'altro il volto del padre dovesse apparire in quel buco. Una vocina nella testa consigli Erickson di lasciare stare Georgie dove si trovava, ma lui invece si avvicin. Non gli disse niente, aspett solo che Georgie alzasse lo sguardo. Ma Georgie non si volt finch I americano non gli si sedette accanto.

Si volt per guardare Erickson; non c'era la minima dolcezza nel volto di Georgie. Non c'era niente nel suo volto che potesse ricordare una serenit simile a quella dell'infanzia; era l'espressione che aveva la notte in cui, dopo aver lasciato il suo appartamento, si erano trovati davanti il prolungamento del Neuwall; quella notte la perversa e sincera innocenza del giovane berlinese si era trasformata in una furia malevola che lo aveva spinto a cercare di buttare gi il muro a calci. L'unica differenza era che adesso, mentre si aspettava di vedere apparire un volto dal buco nel muro della galleria, la trasformazione di Georgie si era spinta ben oltre. Il suo viso era attraversato da un'ombra cupa, come quella proiettata da uno sciame gigantesco comparso improvvisamente dall'altro versante di una collina, l'ombra di chi era stato a fissare per troppe notti l'interno di quel buco nel muro della galleria, di chi aveva aspettato invano una riconciliazione da troppo tempo sognata, di chi, con il passare dei minuti, delle ore, delle notti, in quel buco non aveva visto nient'altro che il vuoto. Adesso le orbite di Georgie sembravano cos vuote che Erickson riusciva a scorgerci un nero tanto intenso da spaventare perfino la notte, un sentimento cos privo di luce che avrebbe fatto trasalire perfino l'odio. Georgie non diede il minimo segno di aver riconosciuto l'americano. Sul volto di Georgie non s'intravedeva la bench minima possibilit dell'eventuale apparizione di un padre, non c'era il minimo segno che qualche Talpa stesse scavando nelle catacombe dei ricordi, non un segno di vita in quel corpo inerte.

Erickson si alz. Si alz di scatto. Si volt e cominci a camminare nella direzione opposta, verso l'uscita della U-Bahn, per poi risalire in strada e andare verso ovest, una cosa che avrebbe dovuto fare sin dall'inizio. Per qualche ragione si mise la mano nella tasca del cappotto con l'idea di toccare il piccolo pezzo di Muro che aveva comprato alla Porta di Brandeburgo; incerto se quella pietra potesse rassicurarlo o se invece lo avrebbe spaventato, fin con il rendersi conto di averla lasciata in albergo. Per un momento pens fosse la sua immaginazione e liquid quella sensazione come una forma di paranoia, ma nell'oscurit dell'ultimo isolato prima del Checkpoint Charlie cap che il rumore di passi alle sue spalle era reale e che quei passi erano di Georgie Valis. Tempo di raggiungere la fine dell'isolato e i passi lo avevano circondato; poi il rumore aument, adesso erano sei le persone che lo stavano accerchiando e poi otto e poi dieci. Erano i seguaci della Pallida Fiamma con le loro teste rasate, senza camicia, il petto scoperto. Ognuno di loro aveva tatuato lo stesso disegno, una creatura che aveva il corpo di una donna nuda e la testa di una qualche strana specie di uccello. La creatura si alzava da un mare di fuoco stagliandosi contro una pioggia di fulmini. Sulle spalle, invece, quegli uomini si erano tatuati delle ali. Sembrava che uno schiocco di dita li avesse richiamati a uno a uno, che si fossero materializzati in risposta a un comando appena accennato. Erickson si volt verso Georgie giusto in tempo per ricevere il primo e ultimo colpo che sarebbe stato in grado di ricordare.

E la memoria venne liberata una volta per tutte, come un pallone che si perde nel cielo quando la mano del bambino lo lascia andare. In quel momento lo scrittore non fu abbastanza svelto da scappare n abbastanza spaventato da farsi prendere dal panico. Grid soltanto una volta per poi abbandonarsi alla sola speranza rimastagli, che una volta sfogata la propria furia gli assalitori se ne sarebbero andati.

Cinque minuti pi tardi Georgie disse agli altri, Basta cos. Smisero di prenderlo a calci e di picchiarlo. Le loro sagome scintillavano nel crepuscolo; sei, otto, dieci fiammeggianti donne uccello che luccicavano nella loro giustificata soddisfazione. Uno di loro rivolt il corpo dello scrittore con un calcio e tutti insieme cominciarono a esaminarlo. Georgie diede dei colpetti con le scarpe al volto dello scrittore e, dal momento che non ci fu nessuna reazione, cominci a frugare nelle tasche dell'uomo. Trov un portafogli e una chiave di albergo, ma non quello che stava cercando. Merda! strill per la frustrazione dando uno schiaffo al volto della vittima. Si accasci al suolo per un momento fissando contrariato il corpo senza vita dell'americano mentre la sua banda era in piedi che aspettava. Georgie diede un'occhiata all'indirizzo segnato sulla chiave dell'albergo. Sai dov'? chiese a uno dei compagni.

Savignyplatz.

Ci vado, disse Georgie.

Non  una mossa molto furba, amico, lo consigli uno timidamente, dopo un attimo di silenzio. Ti vedr qualcuno. Indic il corpo. Se i poliziotti cominciano a fare domande, prima o poi arriveranno all'albergo e magari qualcuno dir di averti visto.

Se i poliziotti cominciano a fare domande? ripet Georgie. Quali cazzo di poliziotti? Non vedo nessun poliziotto. I poliziotti non ce la fanno nemmeno a raccogliere tutti quei cazzo di animali morti, disse percorrendo con un gesto della mano il paesaggio attorno, anche se in quel particolare momento non si vedeva nessun animale morto.

Questo non  un animale morto.

Diglielo a lui, disse Georgie. Dillo ai poliziotti. Diede un'occhiata alla chiave dell'albergo e si alz.

Vuoi che veniamo con te?

No. Ci vediamo pi tardi. Si diresse nuovamente verso la U-Bahn per scoprire che la camicia non era pi nel posto dove l'aveva lasciata, sulla panchina della metropolitana. Prese lo stesso treno che aveva intenzione di prendere l'americano. Si fece tutta la U-Bahn fino alla Friedrichstrasse, dove prese la S-Bahn diretta a Wannsee; dopo parecchie fermate scese e cambi vettura perche la gente sul treno guardava il tatuaggio della Pallida Fiamma sul suo petto nudo. Scrutavano la figura mezzo uccello e mezza donna, ma appena lui si voltava la gente distoglieva lo sguardo. Scese definitivamente alla stazione di Savignyplatz e vag per il quartiere in cerca dell'albergo dove alloggiava l'americano. Quando lo trov si era fatto buio.

Stava cercando di pensare come avrebbe dovuto comportarsi con il direttore dell'albergo. Ma non gli sembr di vedere nessuno, c'erano soltanto i resti di un gatto morto sulle scale. Georgie sal cos ai piani superiori dirigendosi al numero di stanza indicato sulla chiave. Apr la porta ed entr. Malgrado ci fosse qualcosa di eccitante in quell'intrusione, l'eccitazione che potrebbe provare un bambino nello scoprire un mondo segreto dietro lo steccato del giardino di casa, Georgie non si fece prendere dal piacere di curiosare un po': perquis velocemente la stanza finch, nel secondo cassetto del comodino, trov quello che stava cercando.

Non era stato messo l con l'intenzione di nasconderlo. Il piccolo pezzo di Muro con quella scritta posta sul lato dove sarebbe dovuto essere impossibile scrivere qualsiasi cosa, era stato semplicemente infilato nel cassetto. Georgie si mise a sedere sul letto dell'americano rimanendo qualche attimo in contemplazione della pietra per poi prestare nuovamente attenzione agli oggetti che finora aveva trascurato. Nello stesso cassetto dove era stata messa la pietra, c'erano il passaporto, dei traveler's check, del denaro in contanti, tra cui marchi tedeschi, fiorini olandesi e franchi francesi, la targhetta di vaccinazione appesa a una catenella e la chiave infilata nel lucchetto. Georgie apr la catena e si mise la targhetta al collo. Si piazz davanti allo specchio per guardarsi con la targhetta addosso. Poi se la tolse perch la targhetta continuava a penzolare sul viso della donna uccello, ma anche perch una targhetta non era un marchio d'infamia tollerabile per un leader della Pallida Fiamma.

Frug nel resto della stanza. Prese vari nastri di musica americana, fra cui degli album di Frank Sinatra e Billie Holiday, gettando via la foto della cantante. C'era un album di musica reggae che Georgie scart disgustato e un nastro di musica soul che probabilmente l'americano aveva compilato da s; il nastro, con i nomi degli artisti scritti a penna sull'etichetta, era stato intitolato dall'americano I Dreamed That Love Was a Crime, una frase ripresa da una canzone degli anni '60 in cui una giuria di otto uomini e quatto donne riconosce il cantante colpevole di amare. Sebbene non fosse sua abitudine leggere libri, Georgie diede poi un'occhiata a quelli che erano stati impilati sul cassettone; Faulkner, James M. Cain, un'edizione rilegata del 1909 di Ozma di Oz e diversi altri di un autore a lui sconosciuto. Nel guardare le foto riprodotte nei risvolti interni si rese conto che si trattava dell'americano morto. Sulla copertina di uno dei libri dello scrittore americano c'era l'immagine di una citt sepolta dalla sabbia, un gatto nero e sullo sfondo, dietro un ponte, un'enorme luna che si levava nel cielo notturno. Georgie strapp la copertina e gett il resto del libro. Cominci a trafficare con il piccolo tesoro trovato in quella stanza e, in modo particolare, con la pietra e l'immagine della citt sepolta dalla sabbia. Si rimise la targhetta al collo e mentre si contemplava nuovamente allo specchio, squill il telefono.

Rispose senza esitazioni. Non disse niente, limitandosi ad ascoltare chi stava all'altro capo del filo con la stessa curiosit che lo aveva portato a frugare tra le cose dello scrittore. Rimase in ascolto come se il rumore all'altro capo del telefono fosse un altro degli oggetti dello scrittore di cui appropriarsi. In un primo momento ci fu silenzio, una pausa che la voce all'altro capo del telefono sembr interpretare come la conferma di qualcosa: Il Crystal Hotel, disse finalmente lei in un inglese dal chiaro accento tedesco, stanza ventotto. Detto questo, mise gi.

Georgie annu guardando il telefono come se la cosa avesse un senso. Riagganci e prese dall'armadio una delle camicie dell'americano, ci avvolse i nastri e il pezzo di muro e si leg quella specie di fagotto alla cinta. Pieg l'immagine della citt sepolta e se la mise in tasca insieme al passaporto, ai traveler's check, al denaro e al portafogli dello scrittore. La targhetta se la lasci al collo.

Nel dirigersi verso la S-Bahn si ritrov improvvisamente davanti al Crystal Hotel. Dopo la telefonata, l'idea di andare in quell'albergo non lo aveva sfiorato e nemmeno adesso ci ragion su nel vero senso del termine; nel modo in cui si svilupparono le cose il ragionare svolse un ruolo decisamente minore. Avesse preso una decisione ragionata, Georgie avrebbe tirato dritto verso la S-Bahn: Questo lo so bene anch'io, disse Georgie mentalmente in risposta a quel ragionamento assennato. Il fatto  che adesso, oltre a poter disporre del passaporto dello scrittore, della sua musica, del suo pezzo di Muro, dell'immagine della citt sepolta, gli si era presentato davanti anche l'albergo della telefonata. Scopr purtroppo che, a differenza dell'altro albergo, nell'ingresso c'era un responsabile notturno, un uomo estremamente anziano che stava dietro alla reception. Anche al vecchio sembr non far piacere vedere comparire sulla soglia dell'albergo quel ragazzo dalla testa rasata che aveva delle ali tatuate sulla schiena e sul petto un mare di fiamme e saette e una donna nuda con una testa di aquila da cui sembrava colare qualcosa. Mi scusi, disse Georgie al vecchio, un'amica mi aspetta alla camera ventotto.

Il vecchio ci mise un po' prima di rispondere. S. La sua visita mi  stata annunciata.

Grazie, disse Georgie. Passato l'atrio c'era un bar dall'aria abbandonata; le scale erano sulla sinistra. Georgie sal di sopra e percorse a uno a uno i corridoi dei vari piani immersi nella penombra in cerca della camera ventotto. Alla fine la trov nell'ala posteriore dell'albergo e fu quello il momento in cui si rese conto per la prima volta di non avere la minima idea di quello che stava facendo. Buss con tale esitazione da produrre un rumore che perfino lui stesso distinse a fatica. Gir lentamente la maniglia e scopr che la porta era aperta.

Rimase per parecchi minuti in piedi sulla soglia, fissando il nero pece che avvolgeva la stanza. Tast il muro accanto a s in cerca di un interruttore, senza trovarlo. In un primo momento pens che la stanza fosse vuota ma poi cap che non era cos; avvert la presenza di qualcuno che gli era molto vicino. Ebbe la sensazione che il buio della stanza lo stesse provocando, che la notte lo stesse provocando, come se gli venisse richiesto di dimostrare qualcosa. Si trovava all'interno della stanza con la porta ancora socchiusa alle sue spalle e fu sorpreso dal constatare con quanta prontezza quella donna gli si fosse avvicinata; l'unica cosa che riusc a distinguere fu, in modo molto vago, il braccio che sbuc dal buio per chiudere la porta completamente. Poi sent il suo respiro e l'odore dei suoi capelli. Aspett che lei dicesse qualcosa e si chiese cosa avrebbe dovuto rispondere. Aspett che lei accendesse la luce. Avvert la sua sorpresa quando con la punta delle dita gli sfior il petto; le aveva ritratte subito, quasi si fosse scottata nel toccare le fiamme che Georgie aveva tatuate sulla pancia. Ma poi le dita tornarono su di lui. Le sent muoversi tastoni verso il collo in cerca della catenella e della targhetta che vi era appesa. La afferr e la tir, facendo avanzare Georgie fino a farlo urtare contro il letto. Ormai aveva capito che la luce non sarebbe stata accesa, ma aspett comunque che la donna dicesse qualcosa. Era confuso, si chiedeva in quale punto della stanza buia si trovasse la donna, ma poi realizz che era sul letto, davanti a lui. Sdraiata sul bordo del letto, cominci a sbottonargli i pantaloni, glielo tir fuori e se lo mise in bocca. Costernato, prese a toccarle i capelli e i seni.

I seni sembravano grandi ma non poteva esserne certo, visto che non aveva mai toccato dei seni prima di allora. Anche se fosse stato in grado di costruirsi un'immagine mentale della donna che gli stava davanti, anche se - come un cieco che ascolti la descrizione di colori che non ha mai visto in vita sua - non fosse stato del tutto privo di punti di riferimento nel toccare i seni di una donna, avrebbe comunque rifiutato una simile visione. Non aveva mai avuto una donna prima di allora, il santuario delle tenebre era immenso; avrebbe ucciso chiunque l'avesse violato. Pi tardi, nel lasciare l'albergo per prima, quando la curiosit arriv quasi al punto di farle accendere la luce, lei non si rese affatto conto che era viva proprio grazie al fatto di aver lasciato la luce spenta. Nella tenebra assoluta della stanza gli era diventato duro in pochissimo tempo; la sua erezione era una risposta alla invisibilit del momento, al millennio che scivolava irrequieto nel nulla. In pochi secondi tremava gi per l'orgasmo imminente. Rendendosene conto, la donna smise di tenerlo in bocca e s'inginocchi sul letto; lui fece scorrere con trepidazione le mani lungo le curve della sua schiena fino a toccarle i capelli. La donna glielo afferr con una mano e se lo infil dentro. Il sangue gli afflu alla testa con l'impeto di una droga. La tir selvaggiamente a s. Quando la sent ansimare e piagnucolare con il viso sepolto nel cuscino, Georgie fu dapprima disorientato e quindi spaventato dall'incombente presenza dell'amore.

La Donna nel Buio dice,  tutto un ronzio. La notte  un ronzio, la citt  un ronzio. Ogni cosa  slittata qualche secondo in avanti; sento la stanza che ronza. Mentre andavo all'albergo, questa notte, ho sentito gli animali ringhiare nelle cantine, il ronzio li infastidisce. Il suono del tempo li anima. Il buio risplende nei loro occhi. Il solstizio si affretta per catturare la luce a occidente. Rudi deve essere a casa a quest'ora. Si star chiedendo dove mi trovo. Forse si  messo a frugare per casa e ha trovato quel pacco arrivato da Praga. Cosa gli dico se mi chiede di quel pacco? Cosa gli dico quando mi chieder dove sono stata questa notte? Non m'importa pi niente. Magari neppure ritorno. Se rimango a passare la notte in questa stanza, l'amante americano rimarr con me? E poi cosa accadr? Non dovevamo passare insieme l'intera notte. Lo sapevo che prima o poi avrebbe detto, Basta con il telefono. Lo sapevo che prima o poi avrebbe insistito. Ammetto che lo volevo anch'io ma, per quanto mi riguarda, avrei potuto aspettare, non fosse stato per l'autorit che ho sentito nella sua voce. Avrei aspettato la fine dell'estate o l'inizio dell'autunno. Avrei aspettato fino alla vigilia di capodanno prima di entrare nel buco nero dell'X-tag, prima di ritrovarmi piegata sulle ginocchia con uno sconosciuto che mi scopa da dietro. Preferisco che me lo faccia uno che non conosco piuttosto che Rudi; preferisco sentire le mie tette nelle mani di uno sconosciuto che non posso vedere, piuttosto che stare con Rudi. Ma non importa. Il prossimo anno non staremo pi insieme. Rudi e io non staremo pi insieme gi dalla prossima settimana. L'amante americano ronza con la notte. Ho sentito la punta del cazzo che gli colava, giusto un attimo prima di venire. Con l'anno nuovo glielo faccio scoppiare a mezzanotte in punto, come una bottiglia di champagne, lo schizzo di sperma ci preceder nel futuro. Forse non sar pi qui con l'anno nuovo. Forse non sar pi a Berlino. Forse quel tono autoritario gli  riuscito cos bene perch sta per partire. Ma io non penso che partir. Credo non abbia un posto preciso dove andare. Io penso che sia venuto a Berlino per il nuovo anno,  la sola ragione per venire a Berlino. Si viene a Berlino per ci che deve ancora avvenire, altrimenti te ne vai da questa citt. Altrimenti non te ne rimani a Berlino chiamando un numero dopo l'altro per sentirti dire da una voce quello che hai bisogno di sentire. Quando  arrivato, c' stato un primo momento in cui sembrava intimidito; ho visto la sua figura esitare sulla soglia. Mi sono sorpresa che si fosse gi tolto la camicia, deve aver cominciato a spogliarsi nel corridoio. Anzi, ha cominciato a spogliarsi sulle scale e il primo bottone se l' slacciato quando era ancora in strada. Quando grido, sento la sua eccitazione. Evidentemente  una bestia. Avrei dovuto capirlo. Dalla sua voce al telefono. Dai suoni che ha tirato fuori dopo che l'ho fatto arrivare all'orgasmo, la prima volta che l'ho chiamato, quel gemito finale. Ho imparato che niente pu essere pi profanato. Allargo le gambe per aprire lo snodo della mia anima. Quando la prima gocciolina bianca gli esce dalla punta dell'uccello per entrare nella mia piscina fino a straboccare,  come sentir versare un buon vino in un bicchiere di cristallo,  come se nella mia mente si accendesse una spia con sotto scritto libert. Quando il cuore  spezzato e il sogno svanito, l'annichilimento  delizioso.  l'ultima tappa di pace del mio viaggio all'interno del vortice. Il solo bastione che mi rimane contro l'assedio dei ricordi, un lampo di rosso che attraversa il nero in lontananza, una specie di parto o, anche, di miracolo.

* * *

America, la sent dire. E in quell'istante Georgie ebbe un mancamento. Nell'accasciarsi accanto al letto, nella sua mortificazione ringrazi che la stanza fosse al buio. Si copr il volto con le mani come se, perfino al buio, un qualche spettatore potesse aver visto la vergogna della sua soddisfazione. Passarono cinque minuti e poi dieci.

Improvvisamente la sent alzarsi dal letto. Per altri brevi istanti sent il fruscio di lei che attraversava la stanza, apriva la porta, si fermava sulla soglia chiedendosi probabilmente se dovesse accendere la luce per vederlo in faccia; infine sent i suoi passi che si affrettavano a scendere le scale. Dove se n' andata? Quanto ci vorr prima che torni? Si tir su dal pavimento per distendersi sul letto. Quel senso di prostrazione era spaventoso, gli era sembrato di precipitare dentro se stesso. Tutto era andato bene fin quando lei aveva detto quella parola. Perfino quando lei aveva in bocca il suo uccello le cose erano andate bene. Era convinto che avrebbe potuto fermarsi prima di perdere il controllo. Ma era stato il primo orgasmo della sua vita e adesso continuava a ripetersi che era buio e che non c'erano testimoni. Il vecchio che stava dietro la reception doveva essere considerato un testimone? C'era per caso la possibilit che, nel lasciare l'albergo, lei dicesse al vecchio di come Georgie aveva perso il controllo? No, non gli avrebbe detto niente, si rassicur Georgie. Ma quelle considerazioni non servivano a calmarlo perch sfortunatamente un testimone c'era stato e quel testimone era lui stesso. Georgie. E non poteva certo mentire a Georgie. C'era stato un testimone e quel testimone era Georgie; si vide ergersi davanti a se stesso, gli occhi della donna uccello lo inchiodavano alla propria colpa. Non era lo scopare, era la perdita di controllo e il carico d'indulgenza implicito in quella perdita. La solitudine dell'orgasmo era disgustosa, quel genere di isolamento era disgustoso. Tutto era andato bene prima che lei dicesse quella parola.

Che senso aveva quanto gli era accaduto? Che dall'alto del potere che esercitava su di lei e dal profondo dell'umiliazione che lei gli aveva inflitto, al suono di quella parola lui avesse perso tutto? Lei l'aveva pronunciata come una parola magica e immediatamente il potere di Georgie su quella donna era andato perduto. Pi ci ripensava e pi capiva di dover aspettare il suo ritorno per spogliarla, prenderla per il collo, bloccarla nella stretta mortale dell'amore e scoparla in un trionfo senza capitolazione finale. Qualsiasi significato lei potesse avere attribuito al suo orgasmo, sarebbe riuscito a ridimensionarlo scopandola un'altra volta. La aspett al buio per molte ore e, solo dopo aver deciso di poter finalmente sopportare la vista della propria persona, si tir su e accese la luce. Lo fece perch era stato preso dalla curiosit, aveva voglia di scoprire quanto pi poteva sul conto di quella donna; pens di frugare tra le sue cose, anche perch gli era improvvisamente venuta l'allarmante idea che la donna potesse avergli rubato i nastri dell'americano e il pezzo di Muro. Ma, a luce accesa, sul pavimento, a met strada tra la porta e il letto, vide la camicia in cui erano avvolti gli oggetti dell'americano.

Con suo grande sconcerto, vide inoltre che la stanza era vuota. Non c'era niente che appartenesse alla donna. Niente vestiti nell'armadio e nei cassetti, niente di niente in bagno. Non gli ci volle molto per rendersi conto che la donna non sarebbe mai tornata.

America, aveva detto; ma lei non era americana. Quando l'aveva sentita parlare al telefono gli era sembrata certamente tedesca. Tir fuori dalla tasca dei pantaloni il portafogli dell'americano e cominci a frugarlo in cerca di un nome, magari scarabocchiato su un pezzettino di carta. Ma non c'erano nomi e nemmeno pezzettini di carta; Georgie grid per la rabbia e la frustrazione. Rimase seduto per un'altra ora sul letto, poi si tir su i pantaloni, si leg la camicia dell'americano alla cinta e and di sotto.

Il vecchio non era pi dietro al banco. Aveva finito il suo turno e nessuno era venuto a sostituirlo. La porta dell'albergo era chiusa e non c'era nessuna chiave in giro. Intrappolato in questo albergo del cazzo! pens Georgie incredulo. Prese a calci la porta e la vetrata venne gi in uno schianto tale da farlo trasalire; si copr il volto con le braccia mentre con il gomito nudo faceva cadere i frammenti di vetro restanti. Si sentivano degli animali ululare in lontananza. Adesso ci saranno dei testimoni, fu tutto quello che gli riusc di pensare; pi meschinamente ancora pens che avendo rotto la vetrata non sarebbe certo potuto tornare la sera dopo per chiedere al vecchio della donna della stanza ventotto.  andato tutto a fanculo, pens Georgie sconsolatamente, contemplando le proprie braccia sanguinanti.

La S-Bahn era chiusa. Georgie cammin dalla Savignyplatz al Ku'damm, dove avrebbe potuto saccheggiare un paio di negozi, non fosse che aveva altre cose per la mente e che, per giunta, gli sanguinavano le braccia. Era un po' che non andava al Ku'damm; not che molti dei negozi di un tempo non c'erano pi. Due taxi attraversarono il viale ma si rifiutarono di farlo salire; rincorse il secondo per met isolato picchiando sul fianco della vettura, promettendogli l'eterna vendetta della Pallida Fiamma. Se il tassista avesse valutato come doveva le minacce di Georgie avrebbe fatto bene a prendere il largo entro la nottata.

Per evitare la Wittenbergplatz dove si trovava la maggior parte dei poliziotti rimasti, Georgie si diresse verso la stazione Zoo e quindi a nord-est, attraverso il Tiergarten, tenendo comunque gli occhi sempre aperti. Era fin troppo ovvio che non poteva permettersi di farsi pizzicare da qualche poliziotto con le cose dell'americano addosso. Pens di liberarsi del portafogli, ma dentro c'era anche il passaporto e non avrebbe mai gettato un oggetto cos prezioso; e poi Georgie voleva darci un'ultima occhiata nel timore che gli fosse sfuggito qualcosa. Disfarsi del portafogli era un lavoro delicato, non poteva farlo su due piedi; doveva evitare che qualcuno lo trovasse perch alla polizia sarebbe potuto venire in mente di collegarlo al cadavere abbandonato al Checkpoint Charlie, e da l sarebbe potuta risalire all'albergo in Savignyplatz dove aveva alloggiato l'americano; di quei tempi la polizia di Berlino evitava di immischiarsi in quel genere di problemi, ma in questo caso c'era di mezzo un americano, il che, forse, rendeva le cose differenti. Georgie si ritrov a prestare pi attenzione del solito ai vari dettagli di questo omicidio e ci stava ancora pensando quando gli si par davanti un pezzo del Neuwall che si ergeva in completa solitudine in una radura del parco; la luce della luna che filtrava dagli alberi lo faceva luccicare. Aveva l'impatto di una lapide bianca. Prima di quella sera Georgie ci si sarebbe avventato contro senza piet; adesso si tenne a debita distanza.

Quando raggiunse il proprio appartamento si era fatta l'alba.

Si fasci le braccia e se ne stette tutto il giorno seduto a guardare gli oggetti dell'americano. Bruci la patente di guida e il tesserino fiscale. Rimase sorpreso di non trovare carte di credito; tutti gli americani avevano carte di credito. Quel pomeriggio port il passaporto a Curt, che stava sul lato opposto del Kreuzberg, per farglielo sistemare. Erickson non era male come nome; Georgie avrebbe potuto usarlo benissimo. C'era di peggio, come per esempio Rodriguez oppure Tyrone Qualcosa; ma d'altro canto non aveva mai perso tempo con nessuno che avesse nomi del cazzo come Rodriguez o Tyrone Qualcosa. Ti pare che un Rodriguez o un Tyrone Qualcosa possano mai avere un pezzo di Muro come questo? Georgie non riusciva a smettere di osservare la pietra. Dispieg la copertina del libro dell'americano e la ritagli in modo da lasciare solo l'immagine della citt sepolta e del gatto nero nella sabbia bianca che brillava alla luce di un'enorme luna, bianca come quel blocco di Neuwall che Georgie aveva visto nel Tiergarten poche ore prima. Si diresse verso la parete dove aveva appeso le settantasette carte dei suoi Tarocchi Americani e attacc l'immagine della citt sepolta al posto della carta mancante, la settantottesima. Ascolt per un po' i nastri dell'americano.

Non si sentiva bene. Oggi non sto bene, disse tra s. Perch? Stava per caso cominciando ad avere la vista annebbiata, a vedere i margini delle cose sfocati come accadeva a chiunque altro? Si trovava di parecchi secondi avanti rispetto al suo presente come chiunque altro? Non gli riusciva di smettere di pensare a lei. Aspett con impazienza l'oscurit come se gi nell'atrio, da qualche parte in strada, un telefono dovesse mettersi a squillare con il sopraggiungere della notte e all'altro capo dell'apparecchio ci potesse essere lei per dargli il nome di un altro albergo e il numero di un'altra stanza. Tenne gli occhi aperti nel timore che ci fossero dei testimoni; si distese sul letto e, nel mettersi le mani sul petto, invece di pensare alla testa della donna uccello, la sua immaginazione venne inchiodata dal ricordo di quei seni, i seni che aveva toccato nel buio della stanza d'albergo. Il modo in cui quei seni gli profanavano la mente glieli fece vedere come orpelli di una patetica degradazione. Salt gi dal letto e cominci a vagare per l'appartamento come facevano gli animali nelle gabbie del Tiergarten, aspettando di essere liberati. Gli occhi della notte lo circondavano e avevano le pupille dilatate. Si mise a fissare  tarocchi e l'immagine della citt sepolta che aveva preso il posto della carta mancante; si diresse verso il pezzo di Muro che era al centro dell'appartamento e che aveva l'aria di una lapide, proprio come il Neuwall che Georgie aveva visto tra gli alberi. Afferr il barattolo di vernice spray sul pavimento e scrisse IL RITORNO DELLA REGINA DI BASTONI. Quindi si mise a sedere sul pavimento di fronte al suo nuovo graffito e aspett.

Prima di allora non era mai rimasto a guardare i graffiti sparire. Non aveva idea se svanissero in un batter d'occhio o sfumassero lentamente, nel corso di ore o soltanto di minuti. Questa  una buona occasione per capirlo, convenne tra s. Rimase seduto in attesa, la fioca illuminazione delle lampade puntata contro quel suo nuovo messaggio nero. Si concentr a tal punto che alla fine si addorment. Si accasci sul pavimento e scivol in una stanza buia dove intravide la sagoma di una donna nuda. Riconobbe la curva della schiena e la pienezza dei seni, riconobbe la sensazione di infilarglielo dentro senza poterla vedere in viso. Al risvegli scopr di avere versato il proprio sperma per la seconda volta in vita sua, a meno di ventiquattro ore dalla prima. Il graffito sul Muro se n'era andato.

Georgie si guard in mezzo alle gambe. Non ci avrebbe pensato un solo istante, se gli fosse stata data la possibilit di scegliere tra la vergogna dello sperma e l'onore del sangue; meglio essere feriti a morte che quella degradazione. Si guard intorno ancora una volta come se qualcuno avesse potuto vederlo; era anche estremamente infastidito dal fatto di essersi addormentato mentre faceva la guardia al graffito. Per l'ennesima volta un graffito era sparito dal Muro per andare chiss dove; dal primo giorno che aveva portato in casa quel pezzo di Muro i graffiti erano immancabilmente spariti. Messaggi come UOMINI SONICI O DIO ANONIMO erano stati risucchiati dalla livida vulva del Muro, da un qualche squarcio in mezzo alla memoria storica. Georgie si pul dallo sperma, strofinandosi fino a scorticarsi, quindi ritorn a letto barcollando; era da quando aveva ucciso l'americano che non dormiva, e nonostante la stanchezza non la smetteva di agitarsi. Per l'ennesima volta si alz e mise su un altro nastro. Per l'ennesima volta ritorn al suo Muro vuoto, prese la vernice spray e telegraf un altro messaggio nel vuoto, LA RICERCA DELLA FELICIT.

Ma il graffito gli si rivolt contro. D'un tratto le parole avevano perso tutta la loro banalit e la loro storia; palpitavano sotto i suoi occhi, accennavano a qualcosa cui Georgie non poteva resistere e che non poteva nemmeno capire. Arretr da quel Muro in fermento, da quelle parole che fremevano pericolosamente. Voleva che sparissero all'istante. Avesse avuto sotto mano una lama, si sarebbe evirato con un taglio netto, indirizzando il fiotto di sangue contro la ricerca della felicit fino a colorare di rosso l'intero Muro; meglio il rosso di una morte onorevole che il bianco di un piacere vergognoso.

* * *

La Regina di Bastoni  la carta della passione. Il suo trono si erge sulle macerie del muro caduto e un vento proveniente da est soffia su di lei le sabbie delle pianure americane. In questo modo la sua passione si erge sulla terra americana; lei appartiene alla terra e la passione le appartiene. Ai suoi piedi c' un grande gatto nero. Una sfera bianca si alza alle sue spalle contro il blu scuro del cielo. Quella che ha in mano sembra una bacchetta magica, ma in realt  la sua mano a essere magica e non la bacchetta. La sua soverchiarne bellezza  mozzafiato e gli uomini che posino lo sguardo su di lei vedono vacillare i puntelli con cui hanno retto le sciocche convinzioni della loro vita. Quando la Regina  particolarmente arrabbiata, la bacchetta pu assumere le sembianze di un coltello; che lei non riesca a usarlo non  un segno di debolezza ma di una divinit invincibile. La sua potenza distruttiva risiede non tanto nell'odio quanto nel caos, proprio come l'antitesi a Dio  il caos; e il caos soffia nel regno della Regina e il suo trono viene sepolto dalla sabbia. Lei  volubile e tradir, senza ragione o preavviso, chi pi l'ama. L'amore che un uomo pu offrirle la fa infuriare; e giacch lei non si fida n dell'amore n di se stessa, abuser di entrambi per correre dal prossimo uomo che possa offrirle quell'amore che il precedente non riusciva a darle.  in cerca di un amore che in qualche modo la sollevi sopra il suo stesso trono, per il quale prova disprezzo. Lei non crede in ci che si merita e si merita pi di quanto non sappia. Quantunque Georgie se la immagini con la pelle bianca e i capelli d'oro, la Regina di Bastoni  scura. Nella sua bellezza, comunque, la Regina comprende che il bianco non  il colore dell'illuminazione bens del vuoto e che il nero non  il colore del vuoto bens dell'eternit. Quantunque gli anelli della sua rigenerazione si facciano pi chiari con il passare del tempo, il nocciolo dei suoi ricordi e della sua memoria diventa il bagliore d'ebano di una stella morta: nei Tarocchi Americani lei non  affatto la Regina di Bastoni ma la Regina degli Schiavi.

Georgie non sa questa cosa, dal momento che non l'ha mai vista. La grande presenza della carta risiede per lui nella sua assenza, perch l'assenza di una singola carta rende nulle tutte le altre carte. Da un anno, da quando rub il mazzo di carte da un vecchio ebreo parigino alla stazione Zoo, l'assenza della carta non aveva fatto altro che magnificare ulteriormente l'importanza della sua Regina. Adesso, nel buio del suo appartamento, nei suoi sogni agitati, Georgie ha l'impressione di vedere meglio la donna; tuttavia non vede abbastanza da poter dire se i suoi capelli siano neri invece che dorati, se nei suoi occhi ci sia il verde del mare anzich il blu del cielo. Lei si mette un poco pi in vista, poco alla volta. Si protende un po' di pi nel presente. Le sue forme diventano leggermente pi distinte. Ma - tanto per fare un esempio - Georgie non sa che la Regina di Bastoni, o Regina degli Schiavi che sia, non  la creatura tatuata sul suo petto. Immagina soltanto che la sua regina lo stia aspettando in una citt sepolta, come quella dell'immagine che ha preso il posto della sua carta mancante, e che la citt sepolta non  Berlino. Sa che la citt  da qualche parte in America, sperduta nella spossatezza del futuro. Ci significa che lui ha una lunga strada da fare e che non ha abbastanza tempo per raggiungere quel luogo prima dell'arrivo del grande giorno; la distanza aumenter sempre pi e il tempo diminuir di giorno in giorno.

Nondimeno questa notte la nera cavit del Reichstag si spalanca davanti a Georgie. A questo punto le notti scorrono all'unisono: era la notte dopo che aveva l'ucciso l'americano o quella prima?  da molto tempo che Georgie non va al Reichstag e le volte che ci  andato  sempre stato solo nella zona controllata dalla Pallida Fiamma; non  mai stato nel seminterrato del Reichstag. Per la legge della Pallida Fiamma il seminterrato del Reichstag  verboten. Ma le notti scorrono all'unisono adesso e Georgie ha smesso di dormire per pensare a quanto gli  accaduto al Crystal Hotel, nel buio della stanza ventotto. Forse Georgie crede che con questa sua proibita venuta nel seminterrato del Reichstag dimostrer di saper mantenere il controllo. Forse crede che la notte lo perdoner se lascer il seminterrato del Reichstag senza che lo sperma zampilli dal suo cazzo eretto; forse perfino lui potrebbe riuscire a perdonarsi. Ma soprattutto non riesce a togliersi dalla testa che lei possa essere nel seminterrato del Reichstag; e se adesso  l, non  per accertare che ci sia veramente ma per assicurarsi che non ci sia. La donna che sceglie gli uomini con un numero di telefono composto a caso, per poi prenderli nell'intimit della stanza ventotto del Crystal Hotel non ha bisogno di vagare nel seminterrato del Reichstag, disponibile al primo uomo che le metta le mani addosso;  questo che Georgie vuole dimostrare. La tozza sagoma del Reichstag si trova nel centro di Berlino, giusto accanto al Tiergarten, isolata da tutto quello che c' intorno, come se fosse stata abbandonata dal resto di Berlino, abbandonata allo stesso modo in cui, mezzo secolo prima, il centro dalla citt era stato abbandonato a se stesso. Nel lato pi a nord del Reichstag c' la frastagliata apertura dove, nella primavera del '96, una bomba aveva scavato un buco.

Georgie aggira il seminterrato del Reichstag nel timore di imbattersi in un seguace della Pallida Fiamma. Porta la camicia dell'americano. Non ha dimenticato la ragione per cui non viene mai al Reichstag, una ragione che non ha niente a che fare con le leggi della Pallida Fiamma, ma per il momento cerca di non pensarci; la ragione se ne sta in un angolo remoto della sua mente, lontana da lui. Alla fine entra nella cavit. Tutto  buio. Sfiora la gente che va e viene; nel buio di una porta intravede le forme di altre persone in movimento. Seduta a un piccolo tavolo con una lampada, c' una giovane donna con capelli corti e neri che gli chiede dei soldi per lasciarlo entrare nella galleria. Nessuna indicazione conferma che la donna sia autorizzata da qualcuno a riscuotere il pedaggio, ma qui  l'esistenza stessa di una qualsiasi autorit a essere messa in discussione. Georgie le d comunque dei soldi. La donna gli porge una benda e lo informa che deve mettersela prima di oltrepassare l'entrata che  alle sue spalle. I vestiti della gente sono ammucchiati alle pareti in ordine sparso e prima di spogliarsi Georgie si mette a frugare nelle tasche in cerca di soldi; si guarda continuamente le spalle, non perdendo di vista la ragazza con i capelli corti e neri. Ma lei non lo sta guardando, non le importa niente di quello che ruba. Lei  l per imporre nient'altro che le tenebre di una benda.

Non appena le tenebre della benda gli calano sugli occhi, Georgie rientra nella stanza ventotto del Crystal Hotel. Si ritrova un'altra volta sulla soglia dell'appuntamento dello scrittore americano, le tenebre dello scrittore americano. Tenta di avanzare, le mani tese davanti a lui in attesa di sentirsi toccare da lei.  sorpreso dal calore del seminterrato,  il calore di qualcosa di pi vecchio del solstizio d'estate; l'odore di cenere intorno a lui  intenso. La ragione per cui non viene mai al Reichstag  in agguato; lo spia nascosta dietro un angolo della sua mente, la puttana americana. Sente qualcuno afferrargli la targhetta che porta al collo ed  sicuro che quel qualcuno sia una donna. Immediatamente ha un'erezione. Lui la trascina al suolo, che  duro e caldo, e dice in inglese, Come ti chiami? E dal momento che lei non risponde, le ripete la domanda in tedesco.

Niente nomi, fa lei. Dalla voce si direbbe ubriaca. Gli tocca le braccia fasciate.

Georgie la prende per il collo e comincia a scuoterla. Come ti chiami? le domanda.

Lei si dimena sotto di lui. Christina. Lui annuisce, sollevato. Le allarga le gambe e glielo mette dentro. La ragione per cui non viene mai al Reichstag  sempre l che guarda da dietro l'angolo, infida puttana di una spia americana della Stasi. Vattene, le mormora; la donna grida. Torna al tuo nuovo muro, le dice Georgie in preda all'agitazione. Adesso sa che quella donna non  quella del Crystal anche se si chiama Christina. I suoi gemiti e il suo piagnucolare non hanno niente della femmina del Crystal Hotel e per giunta i suoi seni sono molto pi piccoli.  molto pi piccola e puzza di birra e di cognac. Georgie  sicuro di vedere un lampo di luce da qualche parte oltre le tenebre della benda e in quel lampo sente il seminterrato gelarsi e pensa di essere stato scoperto. Pensa che ci sono testimoni dappertutto. Pensa di essere uno scemo, che  stato imbrogliato alla grande e che lui  l'unico a portare una benda; si sente come si sentiva da bambino, quando i suoi compagni di gioco lo mettevano in mezzo e si godevano lo spettacolo della sua umiliazione. Pensando a tutto questo, il suo uccello appassisce e non viene; la donna tira un sospiro di sollievo. Georgie si strappa la benda dagli occhi e balza in piedi: ma non lo sta guardando nessuno.  buio, un buio che pur non essendo nero pece come quello della stanza ventotto  comunque un buio profondo: si distinguono a malapena le sagome di alcune persone impegnate in attivit misteriose.

Con uno strattone Georgie fa alzare dal pavimento la femmina e la trascina fuori del seminterrato servendosi della catena cui  appesa la targhetta di vaccinazione. Afferra i suoi vestiti fregandosene di prendere anche quelli della donna e, come fosse un cane, porta a spasso Christina per Berlino; la tira per il collo mentre ogni cosa  immersa nella notte estiva.

Camminano verso sud, oltrepassano la Porta di Brandeburgo, attraversano quel monumento fallito che sono i cantieri abbandonati del Potsdam Plaza. C' la luna piena. Christina ha dei lunghi capelli rossi e delle efelidi sparse per tutto il corpo. La cosa pi attraente ed esotica in lei, oltre al bocciolo dei suoi piccoli seni,  il fatto di essere completamente priva di peli, a parte i capelli; il suo sembra il corpo di una ragazzina che  ancora nella fase della pubert, ma il volto di Christina dice chiaramente che ha diversi anni di pi di Georgie.  sobria abbastanza da capire di essere completamente nuda, di camminare nuda sotto la luna piena. Georgie si tira dietro la femmina con l'impazienza tipica dei bambini quando un giocattolo non si  dimostrato all'altezza delle aspettative; giungono a una stazione della S-Bahn, si dirigono verso la piattaforma e aspettano un treno. Le poche persone in attesa lasciano immediatamente la stazione non appena si para loro davanti la vista di Georgie e della sua donna nuda. Arriva l'ultimo treno della notte. I posti sono quasi tutti vuoti e quei pochi passeggeri presenti scendono subito dal treno non appena vedono la donna nuda e il ragazzo con le ali tatuate. Georgie non vuole sedersi. Christina ha le gambe che non le reggono e si accascia al suolo. Georgie la fa rialzare in piedi tirandola per la catena.

Adesso sono tutti testimoni, dice Georgie tra s. Si  convinto di esser giunto a un punto di non ritorno; quando la notizia trapeler nel seminterrato del Reichstag, Georgie verr radiato dalla Pallida Fiamma o magari anche ucciso. In un negozio che protrae l'apertura fino a tarda notte, Georgie si prende una birra; Christina  sul punto di perdere i sensi e si copre il viso con le mani per proteggersi dall'acida e crudele illuminazione del locale. Il proprietario  un turco e fissa i due clienti, incerto su quale sia quello pi sconcertante, se la donna nuda e depilata o il ragazzo che ha tatuato sul corpo il simbolo della Pallida Fiamma, quella Pallida Fiamma che ovviamente uccide senza piet i turchi come lui. Ma quando il negoziante porge il resto a Georgie, questi si limita semplicemente a dire, Grazie tante. Poi d uno strattone alla catena ed esce dal negozio trascinandosi la sua femmina nuda. Georgie se la porta a casa. Non appena entrati nell'appartamento Georgie vede che Curt ha fatto scivolare sotto la porta il passaporto dell'americano. Georgie esamina la qualit delle modifiche apportate al documento, mentre Christina crolla a terra esanime.

Georgie mette un nastro.  un bel nastro questo, assicura alla donna semisvenuta. Alza il volume della musica, poi l'abbassa, lo rialza e quindi si toglie le bende con cui si era fasciato le braccia. Unisce i vari pezzi di stoffa per ricavarne delle strisce pi lunghe con cui lega i polsi e le caviglie di Christina; con un pezzo di stoffa avanzato comincia a frustare la ragazza spingendola contro il pezzo di Muro che si trova nel centro del suo appartamento. Completamente intontita, la donna emette vaghi gemiti di dolore. Georgie comincia a camminare intorno al Muro, talvolta si ferma davanti al corpo prostrato di Christina, manda gi un sorso di birra mentre il nastro continua a suonare la musica. Per quanto stordita Christina continua a dimenarsi. Georgie prende il barattolo di vernice spray, scrive sul Muro HO SOGNATO CHE L'AMORE ERA UN DELITTO e poi riprende a camminare in tondo. Ha finito la birra ma ha ancora voglia di bere. Infine decide di spegnere le luci.

L'appartamento  al buio adesso, buio quasi quanto la stanza del Crystal Hotel, certamente pi buio del Reichstag. Georgie avanza barcollando verso il suo Muro; lo tocca, sente la vernice fresca del nuovo graffito. Poi, nel buio, trova il corpo della ragazza. Si leva i vestiti che ha ancora indosso e si abbassa per prenderla, ma la ragazza ha le caviglie legate troppo strette e non c' modo di allargarle le gambe. La rigira di lato, ma per quanti tentativi faccia non riesce a penetrarla. Pensa di metterglierlo in bocca, ma non gli riesce nemmeno di farle allargare le labbra; cos continua a rigirare Christina da una parte e dall'altra. Continua a ripetersi che quella  un'altra donna, che quei seni sono del corpo di un'altra e che quei versi sono i gemiti di un'altra. Ma non pu ingannarsi da solo, non pu convincersi veramente di non aver mai visto quella donna, perch il corpo di Christina  stato esposto per troppo tempo alle luci del treno, a quelle del negozio che sta aperto fino a tardi e alla luna piena. E non basta la sua collera a gonfiargli i lombi di sperma e di sangue, a farglielo diventare duro; l'impotenza di Georgie  pi grande del buio. Si alza imprecando dal pavimento per scagliarsi contro il Muro; vuole sporcarsi il corpo e le sue ali tatuate con la vernice fresca del graffito. Ma di vernice fresca sul muro non ce n' pi: il Giorno X ha gi assorbito il suo messaggio e l'ha probabilmente rigettato dall'altro lato del Muro. Il suo nuovo graffito  sparito.

Riaccende le luci. Rimane a sedere per un attimo con la schiena poggiata contro il Muro. La femmina legata ha smesso di dimenarsi, i suoi unici movimenti adesso sono i brividi che le percorrono il corpo. Nella fioca illuminazione dell'appartamento Georgie riesce a vedere che gli occhi di Christina sono aperti. Una lacrima solitaria le corre sul viso. Non piangere, le dice. Poi si allunga verso di lei per schiacciare quella lacrima con il pollice, come fosse un insetto o la fiamma di una candela.  gi un bel po' che la vernice nera  sparita dal Muro, ma il pollice di Georgie lascia comunque una vaga impronta sulla guancia di Christine. Il ronzio all'esterno ha raggiunto un nuovo picco, e per pochi minuti, fors'anche per quasi un'ora, Georgie cade in un sonno senza sogni. Quando si alza, Christina non si  mossa,  ancora l, polsi e caviglie legati, ai piedi del Muro. Georgie esce e chiude la porta senza fare rumore in modo da non svegliarla.

Quando giunge alla stazione di Kochstrasse manca probabilmente mezz'ora all'alba. Tra poco i treni ricominceranno a funzionare. Adesso le stazioni rimangono aperte anche alla fine del servizio e i senzatetto dormono sulle piattaforme, disperati al punto che se ne fregano se qualcuno li deruba o li accoltella nel sonno. Ma Georgie non  qui per rubare n per accoltellare nessuno. Si trova giusto a poche decine di centimetri da dove l'americano fece lo sbaglio di sedersi accanto a lui; ma Georgie non ci pensa nemmeno. Si  completamente dimenticato di lui non fosse per le cose che gli ha sottratto. Georgie scende dalla piattaforma e attraversa il binario. Si dirige verso il lato opposto della galleria. Uno zingaro sdraiato sulla piattaforma si sveglia quel tanto da dare un'occhiata e bofonchiare qualcosa che dovrebbe suonare come un avvertimento, poi si riaddormenta. Una volta sul lato opposto della galleria, Georgie salta per aggrapparsi all'apertura del buco; cerca di tenersi su quel tanto che gli serve per sbirciare all'interno. Oltre la breccia del buco c' un'oscurit implacabile, quel genere di oscurit che lui sta cercando da quando  stato al Crystal Hotel, e la trova proprio adesso che non la desidera. Adesso vorrebbe ci fosse della luce. Vorrebbe una finestra, una lampadina, una luna; schiaccerebbe un interruttore se potesse, o magari accenderebbe un fiammifero. Tutto quello che pu fare  guardare dentro quel buio, per quanto difficile gli possa riuscire.

Si mette a chiamare nell'interno del buco, Pap? Ma la sola risposta  il rumore che proviene dalla galleria della U-Bahn. In un primo momento, Georgie pensa si tratti del primo treno del mattino. Forse farebbe meglio a togliersi dai binari. Come chiunque altro in quella citt, Georgie non  a conoscenza del nuovo picco toccato da Berlino; anche un paio di zingari sulla piattaforma vengono svegliati da quel rumore. Georgie decide che non  il treno a fare tutto quel rumore. Avanza sui binari e rimane in piedi in mezzo alle rotaie fissando il nero della galleria della U-Bahn. Lo strepito lentamente rompe la cortina di silenzio che avvolge la citt. D'un tratto, dal nero si materializza una iena che attraversa la piattaforma, seminando un certo scalpore tra gli inquilini della galleria. L'animale scarta di scatto verso le scale della U-Bahn che portano in superficie. La gente sulla piattaforma si guarda intorno, aspettando che accada qualcosa.

Georgie solleva lo sguardo. Adesso il suono  sopra la sua testa. Guarda un'altra volta verso il fondo della galleria, seguendo la fila di piccole luci bianche che segnano il percorso dei binari; ritorna sulla piattaforma e si dirige verso le scale. Una volta in cima rimane gelato dalla vista di un pavone albino che dispiega una ruota bianca. C' anche un'emaciata antilope che se la d a gambe. All'entrata della stazione il rumore si fa pi forte; il nuovo picco ha ormai raggiunto un livello percepibile all'udito. Georgie si volta e vede, sul lato opposto dell'isolato, gli ultimi evasi dalle gabbie del Tiergarten, pantere affamate che fanno le fusa, struzzi allampanati, canguri zoppicanti, orsi che si muovono a fatica, qualche gatto superstite, lupi e rettili usciti dalle cantine di Berlino al richiamo di quel ruggito;  la corsa delle venti ore che ancora mancano al suono finale di campane - che annuncia il millennio. Georgie si aggrappa a un cartello della U-Bahn, mentre tutt'intorno, nel blu argentato dell'alba, gli animali si gettano nella loro fuga disordinata verso ovest, cercando in un estremo e disperato scatto di lasciarsi alle spalle l'inferno che sembra inseguirli dai tempi in cui si trovavano ancora nella giungla.

Curt ha fatto un buon lavoro, pensa Georgie tra s sull'aereo. Dopo il decollo ha cominciato finalmente a rilassarsi e cos si  messo a studiare il passaporto con pi attenzione. Curt ha sostituito la foto dell'americano con quella di Georgie e ha cambiato la data di nascita, 1980 anzich 1950; solo il nome  rimasto lo stesso. Georgie si sporge in avanti per rimettere a posto il passaporto ma per raggiungere la borsa che si trova sotto il sedile deve slacciarsi la cintura di sicurezza e lui non si  mai slacciato la cintura da quando  salito sull'aereo.  la prima volta che viaggia in aereo. Durante il decollo si  aggrappato con forza ai braccioli e gli ci  voluto un bel po' prima di rendersi conto che la donna anziana, seduta accanto a lui, gli ha preso la mano per fargli coraggio. Non fosse stato tanto spaventato probabilmente avrebbe allontanato quella mano con uno strattone; solo dopo la fase di decollo si  rilassato un po'.  una vecchia, dice Georgie tra s; con una certa preoccupazione sospetta che sia ebrea. Ma lei fa delle battute sul volo e lo mette a suo agio; in breve Georgie si trova a fare delle cose per lei, ad andare su e gi per il corridoio dell'aereo per prendere una certa rivista o qualche diavolo di pillola. Le hostess sono incantate dall'amicizia tra la donna anziana e quel giovanotto dolce e bizzarro dalla testa rasata. A New York City, mentre si avvicinano al controllo passaporti, la donna lo avverte che sta facendo la fila sbagliata: Quella per i cittadini americani  questa, gli dice indicando il passaporto blu che Georgie ha in mano. Quando si dicono addio lei gli offre del denaro che lui, con modi gentili ma fermi, rifiuta. Due ore pi tardi, tra la cinquantaquattresima e la settima, una ragazza nera gli offre del buon sesso per pochi dollari; lui accetta l'offerta, segue la ragazza finch la spinge in un cassonetto dei rifiuti e la deruba.

Cos' che non va in America? si domanda. Vede pi relitti umani di quanti ne abbia mai visti a Berlino, perfino negli anni '90, gente di colore dappertutto, checche a non finire e ovviamente vagonate di ebrei del cazzo. Li considera pi con curiosit che con ostilit, quasi stesse girovagando in un circo in mezzo a nanerottoli e mostri di tutte le specie. Prende alloggio in una pensione di infimo ordine sull'ottava strada e quando gli rifilano una stanza in cui dorme anche un etiope, Georgie comincia a protestare spiegando le sue ragioni al direttore. In effetti c' poco da discutere perch quello  l'unico letto disponibile e Georgie non ha abbastanza denaro per andare a dormire da qualche altra parte. L'etiope ha assistito a tutta la scena e passa la notte a lanciare gelide occhiate a Georgie. Domani, dice Georgie tra s, lascio New York e vado a ovest, dove c' la vera America.

Ma la mattina dopo, al risveglio, Georgie si sente molto male. Per diversi giorni riesce ad alzarsi dal letto solo per trascinarsi verso il bagno, incerto se sedersi sul water o abbracciarlo per vomitarci dentro tutto quello che ha in corpo. La febbre lo fa delirare, si sente infettato dai batteri americani; New York lo ha circondato di froci e di africani e senza piet lo ha fatto prigioniero. Il caldo  soffocante e Georgie passa quasi quattro notti a guardare la luce dei lampioni filtrare dalla finestra, prima di sentirsi abbastanza in forze per andare dal letto alla scala antincendio. Dispiega l'immagine della citt sepolta per rammentare a se stesso dove  diretto e perch. Conta il denaro, incluso quello che ha preso alla ragazza nera il pomeriggio in cui  arrivato in citt. Il giorno dopo lascia furtivamente la pensione, si fa portare da un taxi alla Penn Station, dove compra un biglietto di autobus per andare il pi a ovest possibile.

X-148. Non gli rimane molto tempo, lei lo sta aspettando.

Prende l'autobus per Philadelphia e quindi per Memphis e da l si mette in viaggio per St. Louis. Gli autobus gli piacciono molto di pi degli aerei. Le autostrade sono fiancheggiate da crocefissi rossi, bianchi e blu; la vista dei tabelloni pubblicitari che mostrano il volto di un feroce Ges, con penetranti occhi azzurri e un'aquila americana appollaiata sul braccio, fa sobbalzare il cuore di Georgie. Sull'orizzonte in lontananza intravede gli schermi dei vecchi drive-in anni '50; li hanno dipinti di nero e adesso servono a segnalare la presenza dei campi in cui vengono raccolte le persone affette dall'epidemia. Georgie si assopisce e a poco a poco il profilo della donna che sta cercando diventa sempre pi definito. Una fonte di luce sconosciuta gliela mostra centimetro per centimetro. Di tanto in tanto pensa a Berlino; si chiede se qualcuno abbia gi trovato Christina, legata al Muro nel suo appartamento. Nel cuore della notte, mentre l'autobus continua per la sua strada e tutti dormono, Georgie scivola dal suo sedile e sfila un orologio a un altro passeggero due file pi indietro. Carica l'orologio e se lo mette in tasca; alla prima fermata controlla l'ora.

A St. Louis  l'X-134. L'offuscamento intorno ai bordi delle cose si  fatto pi splendente e vibrante, la luce dei giorni diventa pi metallica. Il tempo  un minerale. All'X-132 l'autobus  a Kansas City. All'X-129 Georgie scende e prosegue a piedi; ogni tanto un'auto si ferma e gli d un passaggio. All'X-124 Georgie  nella camera sul retro della casa di Lauren. Tutt'intorno ci sono le piatte distese del Kansas, Georgie  seduto sul letto, mostra il pezzo di Muro a Kara e lei gli dice,  una bella pietra. Ma devi ammettere che degli occhi in una bottiglia, o anche le ali che hai sulla schiena, sono tutt'altra cosa.

Si rimette in cammino verso l'ovest. Gli spasmi dell'ultimo solstizio lo raggiungono a malapena. Si preoccupa soltanto di avanzare, di lasciarsi pi terra possibile alle spalle; gli hanno spillato tutti i soldi e in questi giorni finali deve fare affidamento sulla bont della gente. La gentilezza degli indiani che incontra in New Mexico lo colpisce e lo confonde. Talvolta, quando la gente glielo domanda, dice il vero nome e altre volte no. Nel mezzo del deserto, lontano dalla civilt, sui ponti di cemento delle sopraelevate, trova dei graffiti tracciati da bande di metallari. Talvolta si ferma ad ascoltare i nomadi del deserto che suonano le percussioni. In Arizona, sulle verande delle case in mezzo al deserto, la gente se ne sta sulle sedie a dondolo e culla nelle proprie braccia gli orologi a pendolo che ha staccato dalle pareti. Le linee d'inchiostro che venano le prime pagine del giornale diventano sempre pi indecifrabili e alla fine le notizie prendono le sembianze di un geroglifico perduto. Georgie  preceduto nel suo cammino dalle balle di erba secca che svolazzano sull'autostrada. Alle sue spalle, c' la polvere del deserto che lo insegue, sebbene non tiri un alito di vento;  una forza di altra natura a sospingere le erbacce e la polvere. Si accorge che ormai non ci sono pi auto che viaggino nella sua stessa direzione. Vanno tutte verso est. All'X-52 spariscono anche quelle. Georgie controlla costantemente l'ora segnata dall'orologio che ha rubato sull'autobus. Chiede in continuazione conferma ai commessi che gli orologi dei loro negozi vanno bene e si ferma lungo l'autostrada ai telefoni pubblici ancora in funzione per sapere l'ora esatta. Scivola da una zona temporale all'altra controllando un'ora dopo l'altra. Con la sua dolcezza coglie la gente di sorpresa e ottiene un boccone qui e l, ma in effetti non  che sia molto affamato. Da molto tempo gira senza il passaporto dell'americano, se n' disfatto quando si trovava in quella lingua di terra chiamata Texas. Di notte, quando chiude gli occhi, c' solo il nero; l'ovest gli ha drenato il sonno e adesso dorme senza sogni.

All'X-37 comincia a far freddo. A Flagstaff Georgie cerca di rubare un cappotto dal sedile anteriore di una jeep e per poco non viene beccato. I progressi del suo cammino lo esortano a sopportare la fame, il freddo e la stanchezza. Continua a controllare l'orologio. Continua a controllare i calendari. Si tiene informato sullo scorrere dei giorni e delle ore. Raggiunge quello che una volta era il deserto Mojave e passa il checkpoint dell'autostrada oltre il quale non  permesso andare senza autorizzazione. Nonch siamo all'X-18, guardie e soldati hanno abbandonato il checkpoint; non c' nessuno in giro che possa fermare Georgie, che gli dica di tenersi alla larga. La desolazione del paesaggio devastato dal Cataclisma  amara e opprimente, il bianco delle colline ricorda il bianco dei cadaveri. Georgie ha un po' d'acqua e poco altro; ogni volta che sente la fame, ogni volta che non riesce a sopportare il freddo, ogni volta che vuole dormire, guarda l'illustrazione della citt sepolta e pensa alla stanza ventotto del Crystal Hotel. Legge l'illustrazione della citt sepolta come fosse una mappa, esamina i contorni delle dune del Cataclisma e compara la luna riprodotta nell'illustrazione con la posizione occupata adesso dalla luna nel cielo notturno. La notte dell'X-6, una piccola luce balugina in lontananza e in breve le luci diventano due, comincia a salirgli l'eccitazione per quanto sembrano vicine. Si rende conto che le luci stanno venendo verso di lui e un attimo dopo un furgoncino si ferma accostando al ciglio della strada.

Nel retro del furgoncino Georgie vede pale, picconi e stracci. L'autista  un uomo grosso con la barba, porta un berretto calcato sulle orecchie e una giacca a vento con la lampo chiusa fino al collo. Guarda Georgie incredulo. Chi diavolo sei tu? gli chiede.

Erickson.

Cristo, Erickson, cosa diavolo pensi di fare quaggi?

Sto andando alla citt sepolta, gli spiega Georgie.

Il tipo  sconcertato. Non so chi te n'abbia parlato, gli dice scuotendo la testa,  roba top-secret quella.

 molto lontana?

Scommetto che sei stato a Flagstaff, da quel testa di cazzo di Fred. Gli dai un po' di tequila e birra e Fred comincia a spifferarti tutto quello che sa su quella cazzo di bomba atomica cio un cazzo di niente. Due anni fa non saresti riuscito ad avvicinarti a pi di cinquanta miglia da questo posto. Ma credo che adesso la festa sia finita e se ne sono tornati tutti a casa. Che  quello che sto facendo anch'io; me ne torno a casa, amico, o in qualche posto che possa sembrare una casa.

Era nelle carte, Georgie gli spiega della citt sepolta.

Salta su, amico. Ti riporto a Kingman. Non c' niente laggi, accennando alla direzione da dove viene. Ti ho gi detto che sono tornati tutti a casa finch erano in tempo. A Kingman c' una cameriera che conosco. Lavora in uno dei peggiori ristoranti del mondo civilizzato. Andiamo l e ci prendiamo una stanza in uno dei motel sulla strada principale della citt.

 una citt molto vecchia.

S. Lo so che  una citt molto vecchia, amico. Vai e cerca di scoprire quanto  vecchia, poi ci mandi una cartolina. Abbiamo passato tutto quest'anno a cercare di capire quanto  vecchio quel posto.

Mi devi dare l'indirizzo cos so dove spedirtela.

L'autista considera Georgie con solennit. Era una battuta, dice poi sospirando. Non voglio che mi spedisci una cartolina. Si sporge per aprirgli la portiera del camion. Salta su.

Devo andare.

Amico, ti sto dicendo che non c' niente laggi. Delle costruzioni che hanno l'aria di essere state delle case una volta. Il resto  un mucchio di macerie. Nessuno direbbe che ci sia mai stata una citt laggi, se qualche anno fa non avessero dato una rispolverata per vedere cosa c'era sotto. Dammi retta. Non ci credo a quello che dice Fred, quello stronzo ha una bocca...

Ho un amico laggi.

Amico, tu non hai nessun amico laggi. Ti dico che non c' nessuno laggi. Indica con un gesto la portiera aperta.

No grazie.

Da questo punto in poi te la devi cavare da solo. Sono l'ultima anima viva che vedrai.

Okay.

Il tipo scuote ancora una volta la testa annoiato. Allunga la mano dietro il sedile e tira fuori una coperta e una bottiglia di acqua. La coperta  sporca, ma... Gli porge quelle cose attraverso il finestrino.

Grazie. Sai l'ora?

Il tipo d un'occhiata all'orologio. Circa un quarto alle sette.

Georgie rimette il suo orologio. Mi puoi dire l'ora esatta?

Il tipo guarda di nuovo l'orologio. Sono lei sei e quarantotto, e chiude la portiera. Non c' bisogno che corri, amico, gli dice. Mette in moto il furgoncino e se ne va. Georgie non rimane a guardare le luci posteriori sparire in fondo all'autostrada; riprende a camminare, euforico. Mette l'acqua nello zaino e si avvolge le spalle con la coperta.

Georgie giunge all'area degli scavi nel pomeriggio dell'X-4. Il Cataclisma ha tagliato in due la terra e sul limite dello spartiacque Georgie riesce a distinguere in lontananza il grigio impastato del mare. Fissa il solco profondo e roccioso dove la terra si  scrollata di dosso se stessa; da un'estremit all'altra della breccia scavata dal Cataclisma vede spuntare dalla nera roccia i volti devastati di antichi cavalli bianchi, scale e ponteggi traballanti. Georgie comincia a scendere nel dirupo. Tutto  sprofondato nel silenzio. Il rumore del mare  troppo lontano perch si possa sentire e nella gola del canyon non tira un alito di vento. Passano giorni senza che Georgie veda un solo segno di vita. Il chiassoso vociare degli uccelli nel cielo di Berlino  ormai lontano; qui lo scricchiolare delle rocce sotto le scarpe di Georgie sembra l'unico rumore al mondo. All'imbrunire  arrivato in fondo. Georgie si abbandona nella coperta che gli ha dato il tipo del furgoncino e per la prima volta dopo molti giorni si fa un'intera notte di sonno; i sogni decidono di lasciarlo dormire e non gli fanno visita.

La mattina si sveglia in preda al panico. Guarda e riguarda; per un istante l'orologio si  fermato. Batte con il dito sul quadrante e la lancetta dei secondi comincia ad andare indietro. Quando, solo un istante fa, Georgie ha guardato l'ora, l'orologio camminava ancora pur avendo perduto una frazione di secondo, o era fermo? Forse  tutta la notte che  fermo. Forse Georgie ha battuto il polso contro delle rocce dello strapiombo. L'orologio segna le 8,21. Ma alle 8,21 non stava sulle rocce, ragiona Georgie tra s, a quell'ora aveva gi raggiunto il fondo della gola e si era addormentato; con tutta probabilit adesso sono le 8,21 del mattino. Georgie  disorientato, non riesce nemmeno a ricordarsi che giorno : X-... 3? 2? Ma poi, cosa dovrebbe mai significare X-3? dice Georgie tra s. Vuol dire che mancano tre giorni all'X oppure due? O quattro? Si prende la testa fra le mani cercando di riordinare le idee. Poi si rimette in cammino, diretto agli scavi. Il ponteggio costruito di fianco allo strapiombo ha l'aria di essere stato abbandonato in tutta fretta. Sopra un bastione improvvisato ci sono un paio di antiche finestre; pi avanti il terreno si apre in una distesa, dove Georgie trova i resti dissotterrati di qualcosa che somiglia a una piazza. Nella nera terra vulcanica sotto la luce grigia del sole appare il contorno di un cerchio bianco. Al centro si erge il tronco scuro di una qualche specie di pilastro o di obelisco.

Georgie passa il resto del giorno cercando la citt dissotterrata. Il giorno seguente viene assalito da un panico di diversa natura.  un panico che riguarda il cibo, tanto per cominciare; non pu pi resistere alla fame, e nonostante sia stato molto accorto, l'acqua durer al massimo un altro giorno. Anche tenersi informato sull'ora diventa sempre pi difficile. Guarda in continuazione l'orologio. Quando alza lo sguardo, la bocca della gola si fa sempre pi piccola; e nel pezzo di cielo inquadrato dalla bocca si vedono passare balle di erbacce, ruote, ingranaggi meccanici, attrezzature per ufficio, mercanzie varie, giornali e pagine di diario, un concentrato di cose inutili che sfreccia follemente verso ovest sospinto da un vento che non soffia: l'ora sta per scoccare. Nelle profondit della gola, Georgie comincia a dubitare seriamente che la Regina di Bastoni sia l. Georgie comincia a sospettare che il tipo del furgoncino avesse ragione, che non c' nessuno l. Sempre pi debole e sempre pi in preda al delirio, Georgie si precipita da un posto all'altro della citt sepolta in cerca di lei. Quando la scatenata notte del deserto si accoppia alla notte dissotterrata della citt senza tempo, Georgie cerca di dormire in una delle case pi antiche del pendio; spesso si tira su di scatto pensando sia passato un fantasma, perch ognuno di quei fantasmi potrebbe essere quello che  venuto a cercare da tanto lontano. Trema nel buio. Aspetta che lei lo tocchi, che si rimetta nelle sue mani. Il suo uccello sarebbe duro e pieno di desiderio, si rassicura Georgie, se ne avesse la forza, se fosse cos in preda al delirio da alimentare il desiderio. In effetti il suo delirio  quasi arrivato a quel punto.

X-1.

Georgie vaga senza meta, inoltrandosi pi in profondit. La bocca della gola ormai  scomparsa del tutto. Proprio come il suo leggendario padre che scavava nella Berlino sotterranea, Georgie sta cominciando a perdersi, comincia a girare in tondo, a tornare sui suoi passi, a rivisitare, uno dopo l'altro, gli stessi posti devastati dal Cataclisma. Non ha pi la forza di arrampicarsi su un altro ponteggio. Non ha la forza di chiamarla per nome. Georgie si toglie quello che ha indosso un indumento alla volta, getta via la camicia, la targhetta della vaccinazione e ci che ha nelle tasche, l'acqua e la coperta. Poi, sentendosi tradito, arriva a gettare l'immagine della citt sepolta. La strappa in mille pezzi che lancia verso l'alto, quasi volesse scagliare fuori dal canyon quell'immagine che invece ricade su di lui in una pioggia di coriandoli. Con un gesto che ha del ridicolo, Georgie si spazzola le ali per scrollarsi di dosso quei confetti bianchi, mettendosene alcuni sulla testa pelata. Si sfila l'orologio dal polso e lo tiene davanti agli occhi cercando disperatamente di mettere a fuoco l'ora. Nell'altra mano tiene stretta la sola cosa che non pu sopportare di abbandonare, il pezzo del Muro di Berlino. Barcollando, intontito e febbricitante, avanza ulteriormente nella gola; a volte sonnecchia contro il fianco del canyon; ci sono attimi di allucinazione in cui gli manca Christina, il suo corpo depilato e lentigginoso che si contorce sul pavimento del suo appartamento, legato con le bende sporche di sangue. Passano le ore e quindi il giorno intero, finch non sente il grigio sole crepuscolare affondare lontano, oltre il limite della terra. Non molto prima di mezzanotte, quando  cos buio che Georgie non riesce nemmeno a vedere l'ora, sente le ombre del millennio avanzare lungo l'orizzonte orientale.

Nelle tenebre delle onde vede qualcosa.

Guarda e riguarda pi volte, diffidando dei suoi stessi occhi.  una visione vaga e indistinta, ma pi in fondo nella gola, a qualche metro dal suolo, c' indubbiamente il contorno di qualcosa. Nel suo delirio la prima e unica cosa che gli venga in mente  una bara, incassata nel fianco del canyon come un gioiello. Georgie attraversa il crepaccio. Quando vede la scalata che lo aspetta  quasi sul punto di tornare indietro, ma poi lentamente comincia a salire, con l'orologio e il pezzo di Muro. Giunto a una cavit rocciosa del canyon, capisce che non si tratta di una bara, capisce che  un'altra delle antiche porte della citt. Era sicuro che non gli fosse sfuggito niente. C' passato e ripassato in quel punto. Ma adesso c' una porta e la sola ragione per cui non l'ha vista quando si trovava sul lato opposto della gola  che, vista da dietro, la porta  inequivocabilmente una fonte luminosa. Una luce.

 terrorizzato. Si allontana dalla porta: il terrore lotta con la disperazione. Indietreggia: mentre cerca di riprendere il controllo, la disperazione confuta il terrore. Tiene l'orologio in alto, puntato contro la scheggia di luce che filtra dalla fessura della porta. Sotto e sopra di lui, la citt fantasma che si distende lungo la breccia aperta dal Cataclisma scivola nell'oblio.

Alle 11,59, mentre la lancetta dei secondi sfreccia verso le dodici, Georgie apre con uno strattone la porta ed entra.

* * *

Quando Georgie entra il vecchio cambia posizione nella sedia prima di svegliarsi. La nudit della stanza  accecante e Georgie si porta le mani agli occhi. Nel riverbero riesce a distinguere a malapena il lavandino e il water nell'angolo e il letto disfatto contro il muro. Sul tavolo di fronte al vecchio c' una radio spenta e il pezzo di Muro di Georgie; e nonostante abbia le mani vuote, Georgie non ricorda di avercelo messo. Alle spalle del vecchio, sul lato opposto della stanza, c' un'altra porta.  leggermente aperta. Oltre la porta c' un corridoio buio.

L'immobilit della stanza  addirittura pi impressionante della mancanza di vita che Georgie ha conosciuto nei giorni scorsi; ma Georgie non  pi sicuro di quanto sia accaduto negli ultimi giorni, non sa pi se siano giorni o anni, o se i giorni o gli anni abbiano ancora lo stesso significato. Da qualche altra parte dell'edificio, oltre la porta sul lato opposto della stanza, dal fondo del corridoio buio, si sente provenire un brusio, sembra il rumore di una TV accesa. Il vecchio guarda la stanza intorno a s con la stessa intensit con cui l'ha guardata Georgie. Rimane a fissare il letto per un po' e lo sta ancora fissando quando, con una voce flebile, ai limiti dell'udibile, chiede, C' del vino? Poi si volta verso Georgie, ma solo perch Georgie non gli ha risposto.

Il vecchio sorride. Alza lo sguardo verso Georgie. Con il suo cuore in gola, Georgie lo fissa anche lui negli occhi e capisce che si tratta di un pazzo.

Non  come la gente che lo fissava sulla U-Bahn. Il vecchio osserva Georgie con gli occhi di chi  giunto alla fine della propria vita. Per parte sua, il ragazzo si sente svuotato dello sproporzionato significato del presente. Le ali che ha sulle spalle, la donna con la testa di uccello che ha sul petto, non hanno il minimo impatto sul vecchio. Il pugnale del tempo  appeso a un filo e incombe sopra i capelli arruffati del vecchio, il quale sembra aspettare soltanto che il pugnale gli piombi sulla testa; la sua mancanza di paura riempie Georgie di disgusto. Il volto del vecchio gli appare come una visione nel buco della galleria della U-Bahn alla Kochstrasse; Georgie  disgustato da questa visione grottesca che ha invaso il suo sogno, da questo vecchio con gli abiti ridotti a brandelli, i pantaloni strappati sulle sue lunghe gambe, le scarpe bucate e la fodera del cappotto sfilacciata. Ma la sensazione diventa anche peggiore quando Georgie gli chiede, Chi sei? e il vecchio risponde, con lo sguardo sempre fisso e quel suo sorriso stampato sulle labbra, America. E sorride ancora dopo aver pronunciato questa parola, quasi avesse detto una battuta.

Georgie sta per dirgli, Bugiardo. Ma la parola gli si incaglia nella gola, per cui si limita ad ammonire il vecchio,  il posto da cui sono venuto. L'uomo continua a sorridere a Georgie nel modo scostumato di chi sorrida a una donna accompagnata da un altro uomo. Georgie non riesce nemmeno a guardare il vecchio. La collera si aggiunge alla fame e alla stanchezza e Georgie si sente venire meno. Si siede sulla sedia di fronte al vecchio, con la collera, la fame e la stanchezza che lo tormentano. Fissa la parete nuda dietro il letto per quattro o cinque minuti, finch d'un tratto non si rende conto di ci che  stato sotto i suoi occhi per tutto il tempo.

C' qualcuno che dorme nel letto.

Ha la schiena voltata. Non ha alcuna ragione per dire che si tratta di una donna, ma lui sa che quella persona  una donna. L'orizzonte del lenzuolo bianco mette in mostra le sue forme, e Georgie non riesce a credere che sia davvero lei. Si era rassegnato a non trovarla e adesso  nel letto, proprio di fronte a lui. C' qualcuno che dorme, dice.

Thomas annuisce. Il sorriso sul suo volto  rimasto immutato e Georgie pensa che forse il vecchio lo stia prendendo in giro; ma poi il sorriso lascia il posto a un dolore intenso. Thomas si porta le mani alla testa. Comincia a spremersi le tempie, quasi volesse strappare via il dolore che lo tormenta, finch, esanime, non si accascia nuovamente sulla sedia. Il volto di Georgie  raggiante: il vecchio ha smesso di sorridere e lei  l, che dorme nel letto di fronte a lui; a un tratto il corpo della donna accenna a muoversi nel sonno. Avvolto nella sua cortina di dolore, Thomas raccoglie il pezzo di Muro sul tavolo e lo scruta attentamente. Se ne sta a studiare le parole scritte sul retro come fosse la frase pi lunga del mondo, pensa Georgie tra s con indignazione. Una parte di Georgie  inorridita da quell'iscrizione, la considera come qualcosa di infetto, un concentrato di batteri morali. Il vecchio deve rimettere gi la pietra al pi presto per evitare che un terribile segreto venga irrimediabilmente svelato. Georgie indietreggia, ma all'ultimo istante il vecchio posa il sasso.

Che ci fai qui? gli chiede Georgie.

Thomas si strofina le tempie e il retro del collo. Parla con un filo di voce e Georgie distingue a fatica le sue parole. Ci sono notizie dalla Virginia?

Non lo so risponde Georgie.

Cos' che ci fa perdere l'anima, dice Thomas, il tradimento della coscienza o il tradimento del cuore? Alza lo sguardo verso Georgie come se il ragazzo con le ali tatuate possa realmente avere una risposta a quella domanda; il beato sorriso del vecchio lotta per vincere il mal di testa. Solleva un dito. Entrambi;  questo che stai pensando, vero? Stai pensando entrambi, e annuisce. Ma se dovessi scegliere? Se la tua vita fosse costretta a scegliere tra uno e l'altro e non ci sia possibilit di evitare questa scelta? E se fosse la tua vita a scegliere, se fosse lei a scegliere per te? Georgie ha un attimo di trasalimento quando Thomas indica la donna nel letto. Il vecchio cerca di alzarsi dalla sedia ma non ne ha la forza; crolla per la fatica. Guarda in cagnesco la luce che lo circonda, quasi che la luce fosse un affronto. Mormora, In Virginia scorre il sangue, come nei miei sogni di Parigi, e sente l'odore del fumo.

Sei una vergogna, lo accusa Georgie. Ma gli si spezza la voce. Ci riprova e riesce a dire, Sei uno sporco ubriacone e non va bene che ti faccia chiamare con quel nome. E il nome che intende  America.

Thomas sa quale nome intenda Georgie. Naturalmente, annuisce, la carne, e dicendo ci si tira la pelle vecchia e secca del viso.  troppo pallida per essere carne americana. No? e continua a tirarsi la pelle del viso. Per qualche secondo sulle guance rimane l'impronta rossastra delle dita. Si massaggia i polsi e Georgie vede che sono tremendamente scorticati, quasi fossero stati incatenati fino a poco prima. Thomas guarda il letto e dice, E se lei avesse risposto di s? Se avesse promesso una cosa diversa, quando le chiesi di tornare in America con me? E se avesse detto di s, l, nella piazza della Bastiglia in mezzo ai vetri, al sangue, alla polvere da sparo? Se avesse detto, S, torner in America con te come la schiava del tuo piacere, invece di sparire dalla mia vita per sempre nel turbolento cuore di Parigi, mentre io stavo in cima alla strada a gridare il suo nome? E se la mia vita avesse preferito il mio cuore alla mia coscienza? E se avessi messo una taglia sulla sua testa, se l'avessi ammanettata nella cabina della mia nave, nuda e ammanettata come quell'oggetto di mia propriet che lei era, se l'avessi fatta tornare in Virginia di nascosto, come merce di contrabbando? Sarebbe stata la delizia del mio cuore per il resto della vita e io avrei lasciato tranquillamente la mia coscienza a Dio e a quegli ipocriti che dichiarano di servirlo. Che cerchino di fermarmi quando la prendo da dietro, Parigi e la sua rivoluzione. E lasciamo che la tirannica coscienza si pietrifichi e avvizzisca come un piccolo fossile. La felicit  una cosa oscura da cercare, sibila il vecchio, gli occhi accesi da una follia pi ardente di quella del ragazzo con la testa rasata. La stessa ricerca in s  una cosa oscura. Lo sa perfino Dio. Lo sa Dio pi di chiunque altro. Thomas si prende la testa fra le mani. Non appena il dolore si placa un attimo sussurra, Cosa sarebbe accaduto se l'avessi amata per tutta la vita. Gli occhi gli si inumidiscono. La coscienza si sarebbe davvero avvizzita e pietrificata cos come  accaduto al mio cuore? Qual  il confine della prima e inevitabile corruzione? Qual  il primo istante in cui il cuore comincia a trattare con la coscienza, quand' che cuore e coscienza cominciano a tradirsi a vicenda dando il via alla putrefazione dell'anima? Gli ipocriti fedeli di Dio diranno che ogni corruzione  uguale all'altra, che la pi piccola  dannabile quanto la pi grande; ma io ho creato un paese, un tempo. Il paese della redenzione;  l, da qualche parte, dove c' anche la redenzione del Signore. Era la frontiera del primo irrevocabile compromesso tra la libert del cuore e la giustizia della coscienza. E oltrepassata quella frontiera l'anima pu ancora redimere se stessa. Si afferra convulsamente la testa un'altra volta e geme, Il sangue.

Il rumore di ogni promessa, il diritto di ogni scelta, lo scontro tra il cuore e la coscienza e quanto  andato perduto in quell'impatto, il triste ricordo della felicit che l'ha abbandonato, la compianta moglie e la defunta amante quattordicenne dalla pelle nera, le grida e le sparatorie della rivoluzione, la fede in quegli ideali infranti che nemmeno il suo tradimento pu intaccare, quegli ideali che ancora credono in lui anche se lui non ci crede pi, tutte queste cose gli si riversano sul volto. E d'un tratto quello di Thomas sembra un volto antico, deformato dalla sofferenza. Thomas non sa pi cosa tenersi, se la testa che gli fa male o i polsi scorticati. Dice, Devo dormire. Si tira su dalla sedia e brancola verso il letto. Si muove con estrema difficolt per il dolore, avanza barcollando nella luce abbagliante della stanza. Si appoggia al muro, mentre si lascia lentamente andare sul letto. Sembra quasi galleggiare in quel suo movimento che lo porta a posare la testa sul cuscino, a distendersi sul letto, accanto a lei, sotto lo sguardo disgustato di Georgie.

Nel vedere il vecchio sdraiato sul letto accanto alla donna per la quale ha fatto tutta quella strada, il giovane berlinese viene invaso dalla rabbia. Georgie non  pi raggiante come pochi istanti fa,  paralizzato dalla rabbia.

E se lei avesse detto di s, sussurra il vecchio, le parole che si affievoliscono sulle labbra; il sogno della regina ridotta in schiavit gli fa lampeggiare gli occhi di follia, il sogno della schiava nera incinta di suo figlio che emerge dalla carrozza, il sogno in cui lei si comporta da signora della sua casa e della sua terra. Georgie si alza dalla sedia e guarda in piedi il letto. Bugiardo, gli dice schiantando l'ultimo pezzo del Muro ancora esistente sul cranio del vecchio; il taglio della ferita ha un che di bello;  una bella ferita, bella e letale. Gli occhi del vecchio hanno smesso di lampeggiare all'istante, la luce dei loro sogni schiacciata come si schiaccia un interruttore; ma sembra passare un minuto intero prima che il sangue gli cominci a colare dalle orecchie. Georgie esamina la pietra contaminata e si rammarica nel constatare che piccoli frammenti della sua iscrizione si siano impressi sulle rughe del vecchio e sulle radici dei suoi capelli bianchi. S siede al tavolo continuando a tenere la pietra in mano, accende la radio per poi tornare vicino al letto.

Il vecchio sanguina abbondantemente. La donna sembra reagire per la prima volta agli eventi che hanno turbato la quiete della stanza cambiando posizione nel letto. Il suo volto sembra smarrito quando, ancora addormentata, si gira verso Georgie per la prima volta. Per la prima volta lui la vede effettivamente in volto. Il lampo estatico di tutto quel nero lo fa barcollare.

Non  semplicemente il fatto che sia nera;  che la sua bellezza  il peggiore degli inganni. Non pu negare che sia nera e neppure che sia bella, ma lui sa con certezza che le due cose sono inconciliabili. I suoi capelli corvini le cadono sul viso e, all'angolo della bocca, una parola comincia a scorrerle lungo la guancia come una goccia di vino; una lacrima rimane in attesa sotto una ciglia tremolante. Se ne sta l nel fulgore della sua bellezza, scaturita da qualcosa che lei non conosce e di cui non comincer a sospettare fin quando non si sveglier dal sogno che le sta divorando la vita. A quel punto, al risveglio, l'unica cosa che rimarr sar il divorare. Non sospetta cosa c' oltre la cortina delle sue palpebre. Quasi volesse liberarla dal mondo della veglia, cos come ha liberato Thomas dall'ultimo folle sogno della sua vita, quasi fosse spinto da qualcosa di pi profondo che non una selvaggia reazione al terribile inganno della sua bellezza, al nero della sua pelle, Georgie solleva il pezzo di Muro un'altra volta con l'intenzione di fracassare anche la testa di Sally. Solleva la pietra varie volte, prima di abbassare il braccio senza colpirla. E quando lei si volta di nuovo, con quel coltello che sembra sul punto di caderle di mano, lo sconcerto di Georgie non aumenta pi di tanto. Esce dalla stanza e s'inoltra nel corridoio dell'albergo, lasciandosi la porta aperta alle spalle. Giunto in fondo al corridoio, scende le scale dell'albergo e attraversa l'atrio deserto; il brusio della TV in lontananza diventa sempre pi percepibile.

All'esterno, nella calma piatta della citt, Georgie sente l'odore del mare.

Adesso non  nemmeno pi l'euforia e nemmeno la rabbia;  l'amarezza della futilit, l'insensatezza dell'andare avanti, la stanchezza, l'adrenalina e i ricordi. Georgie si mette a singhiozzare istericamente per la crudelt dei suoi occhi che non gli hanno risparmiato tanto il colore nero della donna quanto la sua bellezza, piange per il tradimento di una mano che non  stata in grado di uccidere n il nero n la bellezza. Mentre vaga nel cuore della notte, di cerchio in cerchio, di obelisco in obelisco, mezzo nudo e piangente,  un miracolo che l'intera citt non si svegli. Tre ore pi tardi, dietro il bar dei Fleurs d'X, Dee giunge alla conclusione che l'espressione sul volto di Georgie si spiega con gli effetti di una droga di cui lei non ha mai sentito parlare, portata da qualche citt di cui lei ignorava l'esistenza. Georgie ha smesso di piangere, ma l'espressione del suo volto mette a disagio le ragazze dei Fleurs d'X che hanno imparato a non aver paura di nulla. Appare evidente che il ragazzo con i tatuaggi non ha soldi. Dee gli fa comunque portare un bicchiere di whisky, nella convinzione che Georgie finir disteso sul pavimento, da dove potranno trascinarlo fuori della sala per poi buttarlo gi dalle scale.

La stanchezza, l'adrenalina, il whisky e i ricordi sferzano la mente di Georgie, la trascinano da momenti di quieto torpore ad altri di estrema disperazione. A notte inoltrata, Georgie non  pi sicuro di chi sia, di dove si trovi e di come ci sia arrivato; di tanto in tanto si avvede della presenza di una donna nuda, il cui corpo  a completa disposizione dei suoi occhi ma non delle sue mani.

Il sogno della stanza ventotto del Crystal Hotel  lontano. Le ragazze continuano a mettergli davanti bicchieri di liquore mentre lui biascica parole senza senso;  ancora abbastanza sobrio da capire che gli uomini devono dare dei soldi alle ragazze affinch queste danzino per loro. Georgie si fruga nelle tasche un paio di volte, come se anche lui dovesse dare qualcosa.

Sta ancora frugando quando sente una goccia sul petto.

Alza lo sguardo verso il soffitto. C' una perdita, mormora senza rivolgersi a nessuno. Afferra una delle ragazze per il polso: C' una perdita nel soffitto, farfuglia fissando il buio sopra la sua testa. La ragazza capisce che Georgie deve pisciare. Georgie fa correre la mano lungo la pancia e il torace per pulirsi da qualcosa che non c' ma che lui sente. Cambia posto, ma dovunque vada sente sempre qualcosa che gli gocciola addosso e pi si strofina le mani sul corpo pi non gli riesce di trovare niente; niente acqua, n whisky, n sangue, solo gocce, gocce e gocce. Nell'oscurit dei Fleurs d'X, non riesce a vedere le gocce che cadono dalla bocca della donna che ha sul petto, la donna con la testa di uccello.

Avverte un fremito all'interno delle sue spalle, quasi che le ali stessero sbattendo nel tentativo di liberarsi.

Accanto al palco, una visione si erge dall'oscurit di fronte a lui.

Emerge dall'oscurit; dapprima  la testa a finire sotto il cono di luce, poi l'intero corpo, dall'oro dei capelli al nero delle calze che fasciano le sue lunghe gambe; e anche se lei non  la Regina di Bastoni, Georgie sa che quella donna  pur sempre la Donna nel Buio. Se solo non fosse cos ubriaco, o magari se fosse un po' pi ubriaco, potrebbe allungare una mano, posare le sue dita su uno di quei seni in modo da misurarli, da metterli a confronto con il ricordo della stanza ventotto del Crystal Hotel, con quanto gli rimane di quel ricordo. Vorrebbe farle dire la parola America per vedere se combacia con l'eco dei suoi ricordi, per quanto debole possa ormai essere quell'eco. Sotto il cono di luce lei gli sorride come una bambina. Nessuna delle altre gli ha sorriso a quel modo. Ma lui  troppo ingenuo per capire che non gli hanno sorriso perch  senza soldi, perch aspettano soltanto che si ubriachi fino al punto di sprofondare nell'oblio. Tutto quello che sa  che la Donna nel Buio gli sta sorridendo e, per la prima volta dopo molto tempo, niente sembra del tutto senza speranza. Lei  una pura bianca e ha i capelli d'oro. Sul suo volto non c' il bench minimo bagliore di nero. Lei consuma l'esistenza sotto quel cono di luce e l'unica traccia che lascia  il sollievo di Georgie, il quale si abbandona a una pace estatica.

Ma qualcosa sta accadendo nelle sue spalle. Qualcosa gli sta accadendo sul petto. In qualche luogo sperduto nel tempo un tram sparisce e un obelisco si sposta di parecchi metri; in un vicolo nero i graffiti ufficiali lasciano il posto all'eresia scritta su un frammento del Muro, un Muro in grado di far sparire qualunque messaggio. Qualcosa si sta sfilacciando, la trama dei ricordi si va lentamente disfacendo, la trama di tutti i ricordi, non soltanto il ricordo di questo preciso istante, ma degli istanti a venire e di quelli andati.

E per un momento, adesso che c' ancora tempo, Georgie riemerge dall'estasi. Il sorriso della donna lo fa vergognare; vergognare della sua povert. Mette il pezzo di Muro ai piedi della ragazza, la sola cosa che ha da offrirle, confidando che possa avere per lei lo stesso valore che ha avuto per lui. Quando la danza  finita lei raccoglie la pietra e la guarda. Georgie sta quasi per dirle, C' scritto qualcosa. Ma prima che lui abbia la possibilit di dire qualsiasi cosa, lei lo ringrazia e sparisce nel buio.

Georgie si porta le mani al petto e comincia a graffiarsi.

Molti anni pi tardi, nell'assistere al provino della nuova ragazza, Dee si era completamente dimenticata dello strano giovane con i tatuaggi. Ma si ricordava invece di Wade, il quale, venuto ai Fleurs d'X per trovare il corpo di un morto, aveva finito col mettersi in cerca di un corpo del tutto diverso. Forse Dee poteva anche essersi dimenticata della prima volta che Wade parl con Mona, ma si ricordava la seconda, quando lui l'aveva aspettava per ore, mettendosi a buttare gi dalle sedie gli altri uomini, e si ricordava anche della volta in cui si era strappato di dosso i vestiti e aveva fatto a pezzi uno dei clienti che si era mostrato troppo interessato a Mona, o magari a Wade stesso. A ogni modo, quella fu la notte in cui Mona scomparve per sempre, e l'ultima in cui Dee vide Wade ai Fleurs d'X. Come chiunque altro, anche lei aveva sentito per quelle storie sul gigante nudo che vagava per l'Arboretum, anno dopo anno, in cerca della sua danzatrice perduta. E cos, mentre il ragazzo con i tatuaggi era stato risucchiato nell'oblio dopo appena ventiquattro ore da quando i poliziotti avevano trascinato via il suo cadavere martoriato di graffi, di tanto in tanto Dee aveva occasione di ricordarsi di Wade.

La nuova ragazza aveva gi cominciato la terza parte del provino, quando cominci a fare le bizze. Si blocc di colpo con la musica che ancora andava, raccolse i vestiti e corse via dal palco dirigendosi in fondo al locale, dov'era tuttora, sentendosi probabilmente una sciocca. Oh Dio, non cominciare a piangere con me, pens Dee osservando la sagoma della ragazza che lottava nell'ombra per riconquistare la calma. Era questa la ragione per cui Dee faceva i provini nelle ore morte, quando i clienti erano meno esigenti e le ragazze non si sentivano cos travolte dal pubblico. Non rimase sorpresa dalla reazione della ragazza; ma condivise il disappunto degli uomini e il sollievo delle altre danzatrici, perch questa, a memoria di Dee, era la pi bella ragazza che avesse mai messo piede nel locale. Cercando di ricordarsi delle altre bellezze che avevano calcato i palchi dei Fleurs d'X, le ritornarono in mente Mona e Wade. Le belle ragazze non riuscivano a passare i provini perch non si erano traviate abbastanza, perch non si erano traviate nel modo giusto o perch si erano traviate nel modo sbagliato, oppure perch il traviarsi le aveva private di quella particolare forma di innocenza che ti permetterebbe di spogliarti in mezzo a una strada per puro divertimento, se solo il divertimento fosse legale.

La nuova ragazza le fece tornare in mente Mona. Fu la sua bellezza a farle ricordare di Mona e quella sua fugace apparizione nella nera oscurit del locale a farle ricordare di Wade. Si era rimessa il suo vestito bianco per poi sparire nel buio, diretta al bancone del bar. Mi dispiace, mormor con un'aria tra il castigato e il provocante.

Non fa niente, disse Dee. Forse non sei tagliata per questa roba. E poi perch vuoi fare un lavoro del genere?

Non appena superato il fatto di sentirsi sconfitta, la ragazza aveva l'aria di essere stata umiliata dal suo fallimento: traviata nel modo sbagliato, concluse Dee. La ragazza riacquist quel suo autocontrollo che sotto le luci del palco sembrava si fosse dissolto nel nulla. Era alta e snella, un volto che sembrava un compromesso di luci e ombre; geni randagi vagavano lungo i suoi capelli neri in disordine e sull'incerto disegno delle sue labbra, il blu dei suoi occhi sembrava rubato a qualche altra persona, i fugaci scintillii dorati dei capelli neri erano come luci di un paese lontano accese sul confine della mezzanotte. Quando quella ragazza era entrata nei Fleurs d'X, si erano voltati tutti verso di lei. Una cosa del genere Dee non la vedeva da un pezzo; non era facile far voltare un uomo in una stanza piena di donne, o forse era pi vero il contrario, che non ci voleva niente per farli voltare. Era parsa molto spavalda all'inizio, un po' troppo spavalda ripensandoci, ma Dee era abituata a mettere alla prova la determinazione di una ragazza. Ho bisogno di questo lavoro, aveva risposto lei.

S, certo, avete tutte bisogno di questo lavoro, disse Dee, ma la gente sceglie questo genere di lavoro per una ragione. Forse ti hanno detto per tutta la vita che sei bella. Forse  la sola cosa che pensi di te. Ma lass, e indic il palco, non conta niente quanto credi di essere bella. Lass non solo la bellezza non  tutto, ma non  nemmeno la cosa principale. Dee si era fatta l'idea che la ragazza fosse appena arrivata in citt. Dov' la tua famiglia?

Il teatro, rispose, dall'altra parte.

Dell'Arboretum? Per la prima volta nella nottata Dee era stupefatta e, da sempre nell'Arboretum, nottata voleva dire un lasso di tempo molto lungo.

Non voglio parlare di mio padre, disse la ragazza con uno sguardo talmente duro che Dee pens all'istante, Dunque di questo si tratta. Ci togliamo i vestiti e umiliamo pap. E come se avesse letto Dee nel pensiero, la ragazza aggiunse, Non ha niente a che vedere con lui. Ho passato un po' di tempo a cercare una persona.

E pensavi di trovarla qui?

Tutti gli uomini vengono qui prima o poi. O sbaglio?

Forse il tuo  gi venuto e se n' andato. O forse non si far vedere in giro per un bel po'. Potresti spogliarti per un mucchio di uomini prima di spogliarti per quello che cerchi.

La ragazza annu.

Lo sa che sei qui?

Non vedo come.

Tuo padre, intendevo.

No.

Va a casa e lascia stare.

Non mi importa che mio padre lo sappia, insistette la ragazza. Penso che questa sia quasi la sola cosa che non lo infastidisca.

Si direbbe che tutta questa storia abbia a che fare con lui.

Grazie per avermi dato una possibilit, disse la ragazza.

Torna se mai volessi riprovarci. Gli uomini impazzirebbero per te e le ragazze finirebbero con l'abituarsi.

La ragazza usc dai Fleurs d'X portandosi con s il ricordo di Dee; a uno schiocco delle dita i due grandi cani neri raggomitolati contro il muro la seguirono. Torn al teatro dove suo padre viveva con gli altri attori; non le chiese dove fosse stata. N lei si aspettava che lo facesse. Un paio di volte le era venuto in mente che avrebbe potuto far esplodere quel padre tutto compreso in se stesso, facendogli un bella rivelazione; un paio di volte le venne da pensare che magari sarebbe potuto entrare nel teatro un tizio al quale era capitato di vedere quel suo fallimentare provino ai Fleurs d'X, e il tizio l'avrebbe indicata creando un certo scalpore, forse. Invece, il seme del ricordo di Dee fior nello stoico silenzio della ragazza, finch una notte non le si par davanti in un corridoio dell'Arboretum. La ragazza lo riconobbe e il ricordo riconobbe lei.

La ragazza svolt all'angolo e Wade, che l'abuso di droghe e cognac unito al dolore della perdita aveva portato fuori di senno, ne svolt un altro. Fu molto pi sbalordito lui dalla vista di lei, che non lei da quella di lui. Ci che la colp fu invece quando lui disse con una strana espressione sul volto, Sally? e poi lo disse di nuovo e cominci a muoversi verso di lei finch lei non distolse lo sguardo e corse via. La seconda volta che lo vide, non scapp. Lo trov in un appartamento al limite estremo dell'Arboretum, accasciato contro un muro. Sudava a profusione, biascicando parole senza senso dal baratro dell'incoscienza. Gli si avvicin; quando lui apr gli occhi, cosciente quanto bastava per pronunciare quel nome un'altra volta, lei scosse la testa. Non sono Sally, gli rispose. Sally era mia madre.

Nei fumi dell'alcol, socchiuse gli occhi per pensare. Era?

Sto cercando un uomo, disse Polly. Si chiama Etcher.

* * *

Lo cerc per un anno. Perlustr l'Arboretum, talvolta tornando ai Fleurs d'X e alle occhiate circospette delle danzatrici; quindi lasci l'Arboretum e cominci a cercarlo in citt. Vag per il Centro e il Mercato, talvolta le capit di dormire per strada e pass perfino un paio di notti in quello stesso albergo - seppure non nella stessa stanza - in cui sua madre si era risvegliata accanto al corpo di un morto. Il giorno in cui Polly s'incammin verso la Chiesa Centrale, non era verosimile che stesse ripercorrendo coscientemente, passo per passo, la strada gi fatta in passato. Adesso agli archivi ci lavorava un prete di pochi anni pi vecchio di lei; alla vista della ragazza il prete si allarm non meno di quanto era rimasto turbato Etcher la prima volta che aveva visto Sally Hemings con appresso la piccola Polly. La richiesta di informazioni da parte di Polly non fece che aumentare la costernazione del prete. Adesso deve andarsene, le gracchi, quasi che il nome appena pronunciato dalla ragazza stesse riecheggiando in quello stesso momento ai piani superiori, dove l'avrebbero ritenuto responsabile dell'accaduto.

Polly aspett l'archivista in fondo alla rocca. Quando al crepuscolo usc dalla Chiesa Centrale a cavallo di una bicicletta, Polly lo segu. Portava una grossa borsa sotto braccio. Percorse lentamente la citt, lasciando il Centro e puntando a est; Polly gli stava dietro a debita distanza, i suoi grandi cani grigi ciondolavano dietro di lei. L'archivista attravers l'autostrada secondaria e cominci a pedalare lungo i campi di lava in direzione del vulcano; forse, nel seguirlo, Polly era nascosta dalle tenebre. Forse, nel seguirlo, era nascosta dal mantello della sua rabbia nei confronti dei genitori che l'avevano abbandonata, nei confronti della madre che, morendo, l'aveva abbandonata e nei confronti del padre che, invece, l'aveva abbandonata per dedicarsi interamente a se stesso. Forse, se nell'attraversare i campi neri sotto la luce della luna il prete si fosse voltato, lei gli sarebbe apparsa nel suo vestito bianco come un velo strappato che, sospinto dal vento, aleggi sopra le onde di un mare nero, oppure come un abito da prete abbandonato in mezzo a una strada. Ma nessuno vide lei o i cani: avesse fatto cadere il suo vestito in mezzo ai campi e camminato nuda, coperta soltanto dal mantello della sua pelle cinerea, non avrebbe potuto essere pi invisibile. La sua intenzione, per, non era di non essere vista. Intendeva, piuttosto, porre al prete la stessa domanda che gli aveva gi posto agli archivi. Il prete scomparve in lontananza; ritorn all'incirca un'ora dopo, scivolando con la sua bicicletta proprio davanti a Polly, diretto in citt. Sotto un braccio, dove prima teneva la borsa, adesso stringeva nervosamente delle carte.

Polly non ritorn in citt ma prosegu. Quando cominci a levarsi il sole, raggiunse la base del vulcano e vide che le tracce della bicicletta risalivano lungo il versante nord della montagna. La traccia terminava in un'insenatura rocciosa, dove trov una cassetta delle lettere rossa messa l senza n indirizzo n nome. La cassetta era vuota. Alla base della cassetta c'era la borsa lasciata dal prete; dentro c'erano pane, formaggio e frutta, acqua e vino. I cani, stanchi e affamati, annusarono la borsa. Polly la lasci l e continu su per il sentiero che portava al vulcano. Non molto prima di mezzogiorno raggiunse il crinale pi alto in tempo per incontrare il sole che veniva su dall'altro lato. Alle sue spalle si distendevano i campi di lava e, dietro i campi, Aeonopolis, e dietro Aeonopolis, il mare e i binari che correvano lungo la costa. A sud della citt, dove la spiaggia seguiva un andamento tortuoso, c'era la colonia penale, attaccata al paesaggio come una sanguisuga.

Sotto di lei c'era il vulcano. Emanava un odore di zolfo. Sul crinale lontano a est c'era il lato bianco e liquefatto della montagna, il territorio circostante era arido eccetto qualche cespuglio e degli sparuti fiori, un uggiolio di verde dalla lava nera. Sul versante interno c'era un minuscolo casotto, sembrava un'escrescenza della sporgenza rocciosa su cui poggiava. Mentre i cani correvano avanti, ansimando e annusando il cratere in cerca di un lago per dissetarsi, Polly si sedette a osservare il paesaggio. Un paio di volte venne sfiorata dal pensiero di tornare indietro, ma si era spinta troppo in l, ormai, per rinunciare. Il giorno cominci a scivolare verso la citt e il mare. Si fece strada nelle ombre del cratere diretta al casotto.

Quando arriv alla porta buss subito, senza lasciarsi il tempo per cambiare idea.

Non ci fu risposta. Apr la porta. C' nessuno? cominci a chiamare, ma le parole le rimasero in gola. Entr in casa. C'era un materasso in un angolo, non lontano da una stufa spenta. Sull'altro lato del casotto, sotto l'acquaio, c'era una scatola piena di piatti e di utensili rotti. Sopra l'acquaio una credenza si incurvava sotto il peso di bottiglie di vino che minacciavano di venire gi in qualsiasi momento; sul pavimento rotolava un'altra trentina di bottiglie, vuote a parte la piccola pozzanghera rossa della scolatura. Sul lato opposto della stanza c'era un'altra porta.

Una scrivania era posta al centro della seconda stanza, sepolta da carte, manoscritti e utensili per scrivere. Dietro la scrivania c'era uno scaffale di libri con delle vecchie copertine rosse. I volumi sembravano avere subito l'attacco selvaggio di un animale: la rilegatura era stata strappata e le pagine staccate a una a una. La parete che fronteggiava la scrivania era coperta da un'enorme mappa. Solo dopo averla studiata per un po' Polly arriv a capire che si trattava di un diagramma della citt. C'erano disegnate delle linee, convulsi svolazzi che andavano da un'estremit all'altra della mappa, dal vulcano a est alla Chiesa Centrale a ovest, e dalla Chiesa a ovest a un posto a nord, ai confini della citt, un luogo che uno sguardo pi attento rivelava essere l'Arboretum. Le linee si incrociavano in un punto apparentemente irrilevante, un piccolo vicolo nei pressi di due vie del Centro, la Desolata e l'Ingrata. Alcune zone erano chiaramente disegnate - il Dolore, l'Ambiguit e l'Umiliazione - e altre no. La zona pi confusa in assoluto era quella della Redenzione, il cui nome era stato cancellato dall'autore per rimpiazzarlo con Desiderio. La correzione stessa era stata poi barrata per scrivere nuovamente Redenzione. I due nomi erano stati cancellati e riscritti pi volte col risultato di disegnare una folle macchia fatta di conferme e di smentite.

Polly stava ancora osservando quel disastro, quando, senza che il bench minimo rumore l'avesse messa in allarme, cap che qualcun altro era nella stanza. Le ci vollero diversi secondi prima di trovare il coraggio di sbirciare alle sue spalle. L'ombra della cresta del vulcano che entrava dalla porta si gonfiava ai piedi di quella persona fino a inghiottirla; l'unica cosa che Polly riusc a scorgere distintamente fu il blu cobalto di quegli occhi, un blu molto simile a quello dei suoi, di occhi, il pi simile che avesse mai visto. Gli occhi incombevano in tutta la loro minacciosit dietro un paio di occhiali. Era la sola cosa che Polly ricordasse di lui; era da molto tempo ormai che si era dimenticata di lui, cos come lui stesso aveva dimenticato molte cose di s. I suoi vestiti erano a brandelli e sudici. I suoi capelli neri erano screziati di bianco e di grigio; essendo di una decina di centimetri pi basso del padre di lei, Polly avrebbe potuto avere l'impressione che fosse pi piccolo di come se lo ricordava, sennonch l'enorme vuoto in cui era imploso era ormai diventata l'unica dimensione percepibile di quella persona. Il fetore che emanava non era solo vino e sporcizia, era il fetore di una vita morta anni addietro, il cui corpo era stato conservato nel ghiaccio quel tanto da consentire a lei di dare un estremo saluto prima della putrefazione definitiva. Non c'era niente di pietoso nel suo aspetto, niente di compassionevole o di affettuoso. Lei prov a dire qualcosa. Mi chiamo...

S, disse lui. I suoi occhi si erano finalmente distolti da lei, per accertarsi che i libri e le carte fossero al loro posto.

Non ho toccato niente, garant Polly, sebbene le riuscisse difficile immaginarsi come lui potesse accorgersene o se gliene importasse veramente qualcosa. L'uomo fece un paio di passi e prese a calci le carte sul pavimento. And alla sedia dietro la scrivania e si mise a sedere. Non prestava pi attenzione a Polly, fissava il disordine di fronte a lui. Quindi allung una mano sotto la scrivania cercando affannosamente una bottiglia. La trov e riemp di vino un bicchiere sporco. Polly aspettava che lui dicesse qualcosa cercando, nel frattempo, di pensare a cosa avrebbe potuto dirgli lei. Ma lui se ne stava semplicemente seduto a bere il suo vino e, mentre si versava un bicchiere dopo l'altro, rovistava tra le carte della scrivania nell'intento di trovare, secondo un metodo folle e indecifrabile, chiss quale foglio. Quindi accese una candela, prese una penna e cominci a scrivere come se Polly non fosse l. Continuava a non dire una parola, a parte quel s che con il passare dei minuti era diventato un no. Divenne chiaro che la presenza di Polly era stata completamente cancellata dalla sua mente, al che lei port le mani alla bocca per soffocare un singhiozzo. Si volt e usc correndo dalla stanza.

Ma aveva appena oltrepassato la soglia del casotto, quando si sent chiamare. Ma non era la voce di lui a intimarle di tornare indietro, bens la sua stessa voce. Scivol dalla porta al pavimento e si mise a piangere, chiedendosi se ci fosse un qualche luogo del tempo di cui lei facesse veramente parte. La stanchezza della notte precedente la colse e si addorment. Fu dopo essersi svegliata nel buio, fu dopo essersi svegliata allo scintillio rosso che filtrava dalla finestra, fu dopo essersi ricordata che dormiva nel cratere di un vulcano, che si ricord anche di essere uscita dalla porta d'ingresso. Si ricordava di essere uscita dalla porta ma si era svegliata distesa sul materasso. Nell'oscurit della notte e nel bagliore della montagna lei si tir su e cerc Etcher con lo sguardo. Non trovandolo si rimise a dormire.

Nemmeno la mattina dopo, quando si risvegli, Etcher era l, e non si fece vedere fino a pomeriggio inoltrato, quando arriv da ovest camminando lungo il crinale del vulcano. Era vestito con gli stessi tremendi abiti e portava nelle braccia la borsa di cibo lasciata dal prete sotto la cassetta delle lettere sul lato opposto della montagna. Una volta entrato nel casotto, Etcher non disse una parola, non degn Polly di uno sguardo; estrasse un po' di frutta dalla borsa e la mise in una ciotola piena di polvere che pos su pavimento, accanto al materasso dove lei aveva dormito. Lei allung la mano verso di lui, come se volesse prendere la ciotola, e lui indietreggi, come se Polly tenesse un'arma o stesse per puntargli un dito contro per accusarlo di qualcosa. Si precipit nell'altra stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Il resto del giorno pass senza che lui si facesse rivedere.

Polly ripet tra s che avrebbe dovuto andarsene. Ma ogni volta che le sembrava di essersi finalmente decisa, finiva per convincersi del contrario e restava. Prese a camminare con i cani attorno al vulcano, ma per lo pi rimase chiusa in casa perch sperava che presto o tardi Etcher potesse emergere dalla stanza sul retro. Sperava di affascinarlo in qualche modo perch sin da bambina era stata brava a ingraziarsi le persone; Etcher, per, non le offr nessuna opportunit. Pass un giorno e poi un altro senza che i due si scambiassero una sola parola. E con il passare dei giorni, il vestito bianco di Polly si fece sempre pi scuro fino a diventare completamente nero; Etcher beveva sempre pi vino. Al calare della sera, Polly si affacciava alla finestra e vedeva Etcher trastullarsi pericolosamente sul bordo del vulcano, quasi fosse impegnato in una sfida personale con la sobriet la cui posta era il precipitare. Polly si teneva pronta a correre verso di lui per salvarlo, sennonch si ricordava di come Etcher fosse indietreggiato alla vista delle sue mani quel primo giorno. Temeva che se il suo tentativo di salvataggio fosse stato troppo precipitoso, Etcher avrebbe potuto indietreggiare un'altra volta e fare un passo falso e fatale. Ma poi finiva sempre con lui che si addormentava alla sua scrivania e lei che se ne stava sdraiata sul materasso pensando all'Arboretum. Si rendeva conto che, arrivati a quel punto, suo padre doveva avere notato la sua assenza. Pensava che, arrivati a quel punto, suo padre dovesse essersi accorto che c'era qualche cosa che gli mancava, cos come ci si accorge della perdita di un arto oppure di un occhio; forse, in quel preciso momento, suo padre stava sollevando un braccio per notare, senza prendersela pi di tanto, che la sua mano era stata rimpiazzata da un moncherino. Non era sicura di cosa la tormentasse maggiormente: che lui potesse rimanere straziato dalla scoperta che lei se n'era andata o che la cosa lo lasciasse invece del tutto indifferente.

Il terzo giorno, nelle prime ore del mattino, Polly segu Etcher durante un'altra delle passeggiate alla cassetta delle lettere. Lo osserv lasciare le carte che aveva scritto la sera precedente e che vennero poi raccolte dal prete con la bicicletta, il quale prete lasci in cambio la borsa piena di cibo, acqua e vino. Spesso Etcher sembrava cos ubriaco, o comunque sofferente per i postumi di una sbronza, che Polly non riusciva a capire come potesse spingersi oltre la veranda del casotto e farsi da solo tutta la strada fino alla cima della montagna. Un mattino, dopo che era passata una settimana senza che lui le avesse rivolto una sola parola, a parte quel primo s, lei lo trov dietro la sua scrivania che russava stringendo nei pugni le pagine cui aveva lavorato durante la notte. Polly gliele tolse di mano e le spian sul pavimento, quindi usc con i cani diretta alla cassetta delle lettere.

Ore pi tardi, sulla via del ritorno, incontr Etcher, ansimante e sbuffante sul bordo del cratere. Si ferm a una distanza di circa sei metri da lei: i suoi occhi consideravano la borsa di cibo nelle braccia di Polly, gli occhiali ingrandivano la collera del suo sguardo. Sono andata a portare le carte alla cassetta delle lettere, gli disse. Per tutta risposta, Etcher confer al suo abituale silenzio un tono ancora pi cupo e le si avvicin per prendere la borsa. Posso portarla io, lo assicur. Si azzuffarono per un po' finch lui non riusc a strapparle la borsa. Rientr nel casotto e lei lo segu in silenzio. Polly era giunta alla conclusione che non se ne sarebbe andata, a meno che non fosse stato lui a chiederglielo. Sarebbe stata disposta a insultarlo per quel suo mutismo, nel caso fosse stato necessario. Sulla soglia del casotto, d'un tratto, Etcher si volt verso di lei.

Dov' tuo padre? le chiese.

Dietro di me, rispose e lui guard oltre le sue spalle, in direzione dell'orizzonte del vulcano. Quindi comprese che Polly intendeva qualcosa di diverso. Entr nel casotto. Polly pens che la sua opportunit era a portata di mano: Riesco a ricordarmi a malapena di te, gli disse, indirizzando le sue parole dritte al passato. Ottima cosa, le rispose, e apr la borsa con violenza per estrarre il pane che c'era in fondo; prese una bottiglia di vino dalla credenza sopra l'acquaio e si precipit nella stanza sul retro. Polly rimase a fissare la porta chiusa per parecchi minuti, cercando di spingere la propria rabbia al punto di irrompere nella stanza e affrontarlo.

Quella notte Polly fece un sogno. C'era una donna morta che le somigliava molto e se ne stava distesa sullo stesso materasso dove lei, in quel preciso istante, stava dormendo, nell'angolo di quello stesso casotto dove lei si trovava da diversi giorni. Non era chiaro di cosa fosse morta la donna e, per un attimo, quando sembr sul punto di voltare la testa, Polly pens che forse la donna era viva; quindi la donna scomparve, e il sollievo di Polly lasci il posto alla certezza che era la sparizione a essere un'illusione e non la morte. Alla fine del sogno Polly ebbe la strana sensazione di essere morta; era morta anche se la sua vita non l'aveva ancora capito: era andato tutto cos di traverso nella sua vita, che il finirla con la vita sembrava la sola opzione praticabile. Ogni cosa nel sogno era pervasa da un'implacabile assenza di speranza e implicava un tale senso di futilit, che il suicidio non appariva una scelta dettata dall'emozione ma una questione di praticit; non intendeva veramente uccidersi, ma era sopraffatta dalla sensazione che fosse la sola via di uscita.

Quando si svegli, fu come se un rumore l'avesse destata. Ma il casotto era sprofondato nel silenzio e lei si sentiva completamente alienata per via di quel sogno. Alla fine comprese che non era stata lei a fare a quel sogno: piuttosto era stato il sogno a introdursi di soppiatto dall'altra stanza, sgusciando sotto la porta e strisciando lungo il pavimento, per giungere fino al materasso, da dove si era infilato nel suo orecchio per divorarle la mente. Riusciva a distinguere le forme del sogno nonostante l'oscurit del casotto, un crostaceo uscito dal mare di lava che zampettava per la stanza. I cani sulla veranda uggiolavano e annusavano la porta. Quindi si ud un fracasso di vetri provenire dalla stanza sul retro, cui segu una serie di rumori confusi. Polly balz dal materasso e spinse la porta aspettandosi di vedere Etcher in lotta con una qualche bestia nascostasi nell'ombra.

La mappa appesa alla parete grondava vino; Etcher vi aveva gettato contro prima il bicchiere e poi la bottiglia. Il bicchiere si era rotto in mille pezzi mentre la bottiglia rotolava sul pavimento. Etcher era seduto alla scrivania, le spalle curve e il volto tra le mani. D'un tratto cominci a muovere convulsamente le braccia, sferrando colpi al piano della scrivania e rischiando di far ribaltare la candela e di dare fuoco a tutto. Polly afferr la candela. La luce dardeggi nella stanza. E mentre la luce dardeggiava Etcher rimase con lo sguardo abbassato; aveva smesso di agitarsi e teneva le mani immobili, premute contro il viso; gli occhiali erano in mezzo alle carte, sulla scrivania. Quasi parlasse alle sue mani disse, Sai che effetto mi fa vederti? Polly strinse la presa sulla candela; Etcher continuava a tenere la testa bassa, continuava a non sollevare lo sguardo verso di lei. Vedere la sua faccia che mi guarda da dietro le tue spalle...

Mi dispiace, disse Polly.

Ti dispiace? e quelle parole sembrarono liberarlo. Lasci cadere le mani sulla scrivania e le sue guance avvamparono. Ti dispiace per il tuo viso? Sembrava che stesse per sollevarsi dalla sedia trascinato dalla forza della sua collera, ma in effetti era rimasto immobile al suo posto. Gli occhiali erano ancora sulla scrivania e in quegli occhi che non vedevano si accese il lampo di una visione, la visione di un istante di molti anni prima, quando lui amava la madre di Polly e vedeva tutto. Deve essersi dispiaciuta ogni singolo giorno della sua vita, disse in un mormorio pieno di rabbia. L'ho sentita dire che le dispiaceva non so quante volte, perch ho perso il conto. Le dispiaceva per il suo viso e le dispiaceva per il suo cuore, le dispiaceva per il modo in cui tutti le dicevano che c'era qualcosa per cui doveva dispiacersi. Le dispiaceva per le scelte giuste e le dispiaceva per quelle sbagliate, le dispiaceva di non sapere quali fossero quelle sbagliate e quali le giuste, il che succedeva quasi tutte le volte. Le dispiaceva per me e le dispiaceva per gli altri, ma non le dispiaceva mai abbastanza per se stessa, se non quando non era pi il momento di dispiacersi. Sei qui per vendicarti?

Co-cosa?

 una perdita di tempo se sei venuta per vendicarti.  una perdita di tempo, se sei venuta per odiarmi. Perch per quanto odio tu possa avere accumulato, quell'odio non vale la met del mio. Nessuna vendetta pu avere conseguenze pi definitive di quello che penso di fare ogni giorno, potrei dire quasi ogni ora: di alzarmi da questa sedia, uscire dalla porta, risalire il fianco del vulcano e, una volta in cima, gettarmi nel fuoco. Vuoi essere tu a spingermi nel fuoco?

Io...

Vieni allora, disse alzandosi dalla sedia. Gir attorno alla scrivania e afferr Polly per il polso; lei grid, e per poco non le cadde la candela. La trascin fuori di casa. La trascin oltre la veranda, fino alla sporgenza rocciosa. La foschia rossa incombeva su di loro.

Ti prego, lo supplicava lei.

Ti ricordi di quando siamo tornati in treno, dopo che lei era morta? Quante volte, nel corso degli anni, aveva detto a se stesso che lei non era pi niente per lui? E quante volte la sua reazione era stata quella di darsi del bugiardo? Come un animale selvaggio che torni a un habitat che non ha mai conosciuto ma che gli  comunque naturale, Etcher era arrivato sulla bocca del vulcano e stava contemplando la lava. Il suo corpo vacillava, sembrava sul punto di scivolarci dentro. Lei grid di nuovo, tirandolo indietro.  stato cos per tutto il tempo, finch non siamo arrivati in citt. Te ne sei stata zitta per tutto il viaggio se non per dirmi, come avevi gi fatto un altro centinaio di volte, 'Non sono amica tua'. E poi, alla stazione, sei corsa incontro a tuo padre, lui ti ha presa in braccio e ti ha portato via. Sono rimasto ad aspettare che ti voltassi verso di me, almeno per un attimo. Ma non l'hai fatto. E ho capito che vi avevo perdute entrambe.

Ero solo una bambina.

Non volevo ucciderla, url Etcher. Il crepitio del fuoco gli faceva spalancare gli occhi, come se quella sua confessione fluttuasse sopra le fiamme del cratere e lui volesse sporgersi per tirarla via, per strapparla da quel vuoto che era diventata la sua vita.

Tu non hai ucciso nessuno, gli disse lei continuando a supplicarlo. Per favore vieni via da l.

Volevo salvarla, come gi avevo fatto in passato.

Non potevi nemmeno salvarla. Non potevi salvarla e nemmeno ucciderla.

Avrei dovuto prendermi cura di te. 'Prenditi cura di Polly', mi ha detto. E io ho lasciato che lui ti portasse via.

Era mio padre, Etcher. E io ero solo una bambina. E non mi ricordo molto di quanto  accaduto per ricordo quanto tu amassi mia madre. Perfino da bambina lo capivo ed  per questo che sono tornata. E anche se adesso ti odi, non mi abbandonare proprio nel momento in cui ho pi bisogno di te, quando ho bisogno di sentirmi dire da te tutte quelle cose su mia madre che mio padre non vuole dirmi; le cose che non pu dirmi, perch lui non l'ha mai conosciuta veramente. Non mi abbandonare quando ho bisogno di sapere che c'era qualcuno nelle nostre vite che ci amava pi della sua stessa vita e che quel qualcuno eri tu. Vieni via dal fuoco, per favore, e dimmi queste cose. Dimmele, ti prego.

Nel bagliore del cratere, Etcher si prese il volto tra le mani e cominci a piangere. Le lacrime gli correvano tra le dita e lungo le maniche stracciate della camicia. Quando smise di piangere e venne via dal fuoco, Etcher sembr molto vecchio alla ragazza, le gambe erano sul punto di cedergli sotto il peso del corpo, e c'era abbastanza menefreghismo di suo padre in lei, per scoprire che il fardello umano di aiutare un vecchio era una cosa spaventosa da accettare. Pi tardi, quando furono ritornati al casotto, Polly si sedette in terra, con la schiena poggiata contro il muro; davanti a lei, sul materasso, c'era Etcher che dormiva e tutti gli incubi che lo avevano perseguitato sembravano essere usciti dalla sua mente, sembrava si stessero sparpagliando per il pavimento nella vana ricerca di un riparo.

Quando lasci la citt, i mendicanti lo seguirono.

Era tornato da anni alla piena luce del giorno, senza che n i preti n i poliziotti lo incrociassero. Preti e poliziotti avevano appena cominciato a riprendersi dal trauma della sua fuga e quindi difficilmente si aspettavano di vederlo riapparire. Nel riverbero pomeridiano del Vog, sotto gli occhi della citt, trascinava se stesso e i libri rossi al vulcano, e solo i mendicanti notarono la cosa, i mendicanti che lo individuavano nella confusione di qualsiasi folla. Adesso i mendicanti si riversavano nelle strade dai bordi dei marciapiedi e dai portoni, per metterglisi alle costole. Non volevano chiedergli niente, volevano soltanto dirgli addio. Quell'esercito di uomini finiti e abbandonati dalla citt, rimase a guardarlo in silenzio dal ciglio dell'autostrada secondaria mentre spariva lungo i campi di lava. Fu solo questa dimostrazione ad allertare le autorit di Aeonopolis, mezza giornata pi tardi, a far venire loro il dubbio che forse si erano lasciati scappare Etcher sotto il naso. Come l'Arboretum aveva sempre dimostrato, le autorit non erano particolarmente pronte a fronteggiare l'audacia.

E ci furono atti ancora pi audaci con cui le autorit dovettero fare i conti da l a poco.

Pagina per pagina, Etcher stava riscrivendo i libri.

Pagina per pagina, come convenuto con la Chiesa, Etcher lasciava i Volumi Inespurgati della Storia Inconscia nella cassetta delle lettere rossa posta ai piedi del vulcano. Ci che non era stato convenuto era che, foglio per foglio, Etcher rivedesse quanto c'era scritto. Con il passare degli anni, il fatto che i volumi si trovassero pericolosamente in bilico sul cratere del vulcano, su quel cratere in cui Etcher avrebbe potuto gettarli a uno a uno, fece crollare i nervi dei preti e al contempo scoraggi la polizia dal piombare di sorpresa sul casotto e sequestrare tutto quello che c'era dentro. Etcher aveva portato la situazione a un punto morto, al limite estremo cui pu spingersi un punto morto; e a quel punto aveva cominciato a scrivere. Ogni giorno che non si gettava nel cratere portando con s quanti pi libri possibile, lo dedicava alla scrittura.

Lo fece perch, non essendo passata una sola notte dalla morte di Sally in cui non l'avesse sognata, essendo precipitato nel buco nero del suo cuore, l'unica cosa che riusciva a tenere sotto controllo era la storia. Visto che il suo cuore era stato rovinato, visto che i suoi ricordi si erano disfatti nell'inutile sforzo di dimenticare Sally, adesso voleva disfare la storia minuto per minuto, dettaglio per dettaglio. Diede alla storia false imbeccate e chiavi di accesso sbagliate. Nel riscrivere la storia le bombe non esplodevano e le pistole degli assassini facevano cilecca nei teatri. Venivano scavate gallerie segrete da cui fuggivano intere rivoluzioni; le invasioni erano turbate dalle ossessioni pornografiche dei dittatori. Cortei di automobili venivano rallentati da una gomma a terra. La terra della nuova storia di Etcher scintillava di fissioni nucleari e guerre che un tempo finivano in quattro anni adesso andavano avanti per venti. Dure lezioni morali venivano alterate. La coscienza della storia divenne relativa come la sua scienza, e la memoria divenne un fattore di convenienza nell'equazione del potere.

Complici dell'assalto di Etcher furono gli stessi preti, i quali non diedero alcun segno di aver compreso il senso delle revisioni. Forse erano davvero convinti che non fosse una cosa importante; forse pensavano che, non appena fossero ritornati al loro posto, nella cripta, i libri avrebbero recuperato la loro sacralit. Pi verosimilmente i preti avevano soppresso i loro peggiori sospetti, gettando le pagine nell'oscurit per poi affrettarsi a chiudere la porta, nell'intenzione di mettere i libri al sicuro non tanto dai ladri quanto da loro stessi, dalla possibilit di sapere ci che non volevano sapere. Ma pi di ogni altra cosa era probabile che, in passato, raramente i preti avessero letto la storia, ragion per cui, se anche si fossero presi la briga di leggerla ora, difficilmente avrebbero capito che non era pi la stessa storia. Rovistando nel seminterrato, entrando nella storia dalla porta del cuore con un incedere analogo a quello con cui la lancetta dei secondi sfrecciava verso la mezzanotte, non diversamente dai preti, forse Etcher era convinto di trovare una resurrezione. Non la sua, dal momento che non ci credeva pi, ma quella di lei, dal momento che quella di lei equivaleva comunque alla sua. Il fallimento di una simile ricerca aliment la sua ansia di distruzione e la sua furia anarchica, finch non giunse la notte della confessione a Polly. A quel punto fu il ricordo di Sally ad alimentarsi. Almeno per un momento la folle tempesta della sua opera si plac. La roccia liquefatta della montagna si ritir nella terra e il fuoco del vulcano si raffredd. Il vecchio e la ragazza cominciarono a girare intorno alla montagna raccontandosi storie di Sally, che spesso si interrompevano sul nascere per l'emozione.

Lui cercava di ricomporsi e poi riprendeva a raccontare. Certe volte parlavano tanto a lungo che la storia, per una notte, rimaneva inviolata, ritornava intatta e senza cambiamenti alla rossa cassetta delle lettere, sebbene in contesti nuovi per via dei cambiamenti gi fatti in precedenza. Etcher beveva meno. In seguito, dal modo in cui le si strozzava la voce quando faceva il nome del padre, Etcher cap che presto o tardi Polly se ne sarebbe andata, che la sua rabbia verso il padre era la sfida di un cuore spezzato che presto o tardi avrebbe dovuto riconciliarsi con la fonte del suo dolore. Cap che lei sarebbe tornata da suo padre perch Polly non poteva lasciarsi alle spalle, come forse aveva sperato, la bambina che era corsa incontro a suo padre sulla piattaforma della stazione, la bambina che adorava suo padre pi di chiunque altro al mondo e che sempre l'avrebbe adorato. E cos Etcher ricominci a bere un'altra volta. Ricominci a scrivere un'altra volta. Era tornato sulla soglia del cuore, e l'aveva oltrepassata solo per scovare le sue pi malevole possibilit. E se per l'ennesima volta non gli fosse riuscito di trovare una resurrezione, allora avrebbe predisposto una botola con tanto di leva da tirare affinch Gann Hurley precipitasse una volta per tutte nell'oblio. Ma, sebbene predisporre una simile botola non fosse poi cos difficile, la leva costituiva comunque un problema, perch era in effetti nel suo cuore, e non in quello di Polly, che Gann trovava riparo, era il suo cuore a proteggere Gann dalla rabbia di sua figlia.

Nella stanza sul retro scrisse con rabbia e foga maggiori. La notte in cui sent quel colpo alla porta, in un primo momento pens fosse il martellare nella sua testa; e quando comprese che non era la sua testa, quando comprese che non era Polly che faceva rumore nella stanza accanto o i cani che annusavano le scolature delle bottiglie di vino, gli venne in mente qualsiasi possibilit tranne la fantastica verit. Pens che era il fattorino della Centrale a cavallo della sua bicicletta, sebbene il fattorino non si fosse mai spinto prima oltre la cassetta delle lettere. Pens che fossero i poliziotti. Pens che Hurley fosse venuto a riprendersi sua figlia. Etcher chiam e richiam per nome la ragazza, poi and nella stanza accanto e l vide Polly, impietrita sulla porta aperta. L'idea che fosse Sally Hemings la persona sulla veranda non gli sfior affatto la mente. L'idea che fosse Sally, alla vigilia di una scelta che avrebbe cambiato completamente il corso della sua vita e di ogni cosa. Era l, lo sguardo vitreo e atterrito concentrato sul viso di Polly, che fissava a sua volta la madre. La madre, quattordicenne, di parecchi anni pi giovane della figlia.

Etcher fu sul punto di svenire.

Polly corse verso di lui per sorreggerlo, ma Etcher si tenne in piedi da solo, fissando prima una ragazza poi l'altra. La cosa che lo terrorizzava maggiormente non era il fantasma di Sally ma il modo in cui il fantasma lo guardava, perch lo guardava come se non l'avesse mai visto prima. Etcher pronunci il nome di Sally come se volesse domandare qualcosa. Lo pronunci senza che gli uscisse interamente dalle labbra, come se quel nome non ce la facesse a oltrepassare del tutto la soglia del cuore su cui aveva indugiato per cos tanto tempo.

Sally si volt e cominci a correre. Oltrepass i cani grigi raggomitolati sulla veranda, risal il fianco del cratere, arriv in cima al vulcano e da l si diresse verso i campi di lava. Non pensava a niente. Niente acqua, niente prigione, niente schiavit. In seguito le sarebbe piaciuto credere che era stato tutto un sogno; avrebbe dato qualsiasi cosa per crederlo. Ma in quel momento, lei sapeva che non era un sogno e fu per questo che si mise a correre, fino allo sfinimento, fino a perdere il senso della ragione. Non si volt per guardare il cratere o il casotto o Polly che stava sulla porta a guardarla correre via; quando giunse ai piedi del vulcano continu a correre incespicando attraverso la piana nera. Nella notte un carro di passaggio la prese su. Sent, sotto di s, le ruote del carro che giravano nella notte; sent sulle labbra il sapore dell'acqua che gocciolava. Pass la notte senza pensare n sognare. Il carro la riport a Parigi.

Nelle prime ore del mattino scese dal carro. Vag senza meta come aveva fatto la notte in cui aveva affondato il coltello in quello che credeva essere il corpo addormentato di Thomas. Ritorn alla rue d'X, trascinata dalle fiumane di folla, si ritrov al centro degli eventi parigini: la prigione con le otto torri nere, che la rivoluzione aveva preso d'assalto quarantotto ore prima. Il fumo incombeva ancora sulla piazza. Il sangue aveva da tempo sopraffatto il profumo di lill che si era sparso dalla vetrina infranta del negozio. La gente fluiva liberamente lungo il ponte levatoio, entrava e usciva dai cancelli della prigione; in alto, sulle aste rosso scuro che circondavano la piazza, c'erano le teste dei soldati di stanza al presidio. Le donne si gettavano sul selciato dove erano morti i loro uomini. Thomas era l che andava da una donna all'altra, parlava loro, le abbracciava per confortarle.

Sally rimase a guardare quella scena per un po'. A ogni donna Thomas dava dei soldi. Sally si ricord di quando era bambina e un giorno aveva visto Thomas afferrare la frusta da un uomo che stava picchiando uno schiavo. Sally sedeva stordita nella strada, davanti al negozio di profumi, in mezzo ai pezzi di vetro che scintillavano alla luce del sole. Finalmente lui la vide. Rimase a fissarla nel fumo. Quando venne verso di lei, Sally non pot fare a meno di essere terrorizzata dal suo giudizio. Thomas guard i pezzi di vetro che la circondavano e disse, Ti taglierai, e la tir su. Una scheggia di vetro nascosta tra le pieghe del vestito che era stato lui a comprarle, gli si conficc nella pelle. Guardarono entrambi la mano di Thomas che sanguinava. Mentre lui la portava in braccio, Sally strapp una striscia dal vestito e gli fasci la mano. Voleva addormentarsi tra le sue braccia ma gli disse, Mettimi gi.

La mise gi. Ma una volta a terra, le ginocchia di Sally cedettero e Thomas dovette afferrarla di nuovo perch non cadesse. Sally si liber con uno strattone dalla presa di Thomas e cominci a camminare. Sei troppo debole per camminare, disse lui.

No.

Non hai nessun posto dove andare.

Ti sanguina la mano, gli disse lei. Dovresti tornare a casa.

Se te ne vai, non rivedrai mai pi la tua famiglia. Non rivedrai mai pi l'America. Rimarrai per sempre in un paese straniero, in mezzo a gente straniera che parla una lingua che non conosci.

La imparer.

Thomas le corse dietro. In Virginia sarai la signora della mia casa. La regina del mio letto.

Lei si volt per affrontarlo. Tenterei un'altra volta di ucciderti, gli disse. E continuerei a tentare e finirei con l'ucciderti veramente.

Dove pensi di andare? Cosa farai per vivere?

Lei riprese il cammino e dalla piazza s'incammin verso la strada tortuosa. Questa  la strada che porta al fiume, pens Sally. Thomas era ancora dietro di lei.

Lo sent dire, Tu mi appartieni.

Non pi.

Tu mi appartieni, insisteva ad affermare. Ti porter indietro con la forza. Metter una taglia sulla tua testa e ti incatener nuda nella cabina della mia nave. Sei una mia propriet. Sally.

Addio.

Sally?

Sally continu a camminare. Il fiume  da questa parte, disse tra s. L'odore della polvere da sparo aleggiava nell'aria.

Sally. Thomas la chiamava dal fondo della strada. Sopra di s, Sally vide le finestre che si aprivano al suono della voce di Thomas, vide la gente che si affacciava a guardare. Sally! La violenza della voce di Thomas era insopportabile. In tutta la sua vita, Sally non l'aveva mai sentito alzare la voce, che avesse di fronte re o rivoluzionari, preti o schiavi. Perfino nei momenti di maggior collera, di maggior decisione e intransigenza, non lo aveva mai sentito levare un grido, piuttosto buttava l un bisbiglio, a parte quel suono che emise nel giorno in cui era morta sua moglie, quel suono abissale e inintelligibile che aveva indotto Sally a fuggire dalla stanza. Gi, nella strada tortuosa della citt, Sally si impose di non fermarsi, non osava fermarsi per voltare le spalle e vedere, in fondo alla strada cosparsa di sangue e pezzi di vetro, l'alta figura di quell'uomo che gridava il suo nome.

Lui non la segu, sebbene Sally avrebbe potuto aspettarsi che lo facesse, o addirittura sperarlo. Quanto accadde in seguito appartiene alla sua leggenda, la leggenda che spinse Sally in mezzo a tumulti e carestie, tra massacri e purghe, a girare attorno alle fontane e camminare sotto porticati, sotto i lampioni delle strade e sopra i ponti e davanti ai caff, tra il turbinare dei volantini e squillanti dichiarazioni: Sally si mosse nella Rivoluzione come un brivido.

Era l'ultima dei rivoltosi, quella che aveva liberato se stessa dal pi grande rivoluzionario del mondo, piantandolo in mezzo a una strada mentre lui continuava a gridare il suo nome e a ripetere che lei era di sua propriet. Gli occhi di Sally non persero lo splendore allucinato dei suoi sogni. Non si tolse l'elegante vestito che lui le aveva comprato e che adesso era macchiato di sangue. In molti si ostinarono a scambiare quel sangue per la carneficina della Bastiglia, non sapendo che quello era invece il sangue di Thomas. La leggenda spinse Sally dalle cime mozzate e fumanti di quella montagna che aveva sempre davanti agli occhi, dalla montagna, dove vedeva la figlia che non aveva mai avuto, alla Montagna della sala dell'Assemblea, dove i capi della nuova Repubblica sedevano contro un muro a contemplare il naufragio della loro ira. Sally era in cima, vestita di un abito di sangue che con gli anni diventava marrone, musa nera di un nuovo calendario, con una scelta mai fatta che le giaceva ai piedi come un mucchio di stracci e con un trono di Regina degli Schiavi rifiutato per il regno della rivoluzione.

Sulla fila pi alta della Montagna, mentre i deputati urlanti dell'assemblea sotto di loro dibattevano la legge di una nuova era domandandosi se, sotto quella legge, il sangue potesse scorrere verso l'alto, Sally sedeva tra Maximilien e Georges, che lei chiamava Jack. Erano rispettivamente una iena e un leone. Nelle mattine lei fissava Maximilien che se ne stava in soggiorno, aspettando che una qualche ispirazione lo sbloccasse dalla sua impotenza. Giacch Maximilien intendeva essere un dio, la semplice prospettiva di avere un'erezione lo terrorizzava e i ripetuti fallimenti servivano solo a convincerlo sempre pi di quanto divina fosse la sua persona. E poich Jack non aveva alcun interesse nell'essere un dio, strappava Sally dalla stanza di Maximilien e se la scopava di santa ragione, per restituirla alla casta contemplazione del suo rivale soltanto all'alba. Ho scambiato un rivoluzionario americano completo per due mezzi rivoluzionari francesi, pens Sally ridendo in un pomeriggio piovoso, chiedendosi se la somma dei due avesse qualcosa in pi o in meno di quell'uno. Stava guardando, per quella che doveva essere la millesima volta, la ghigliottina in place de la Concorde. Nel cielo umido e grigio la lama luccicava come una stella morta destinata a cadere e ricadere dallo spazio, in un andirivieni infinito tra cielo e terra. Dopo che la sua estasi si era spinta al limite del delirio, dopo aver mentalmente affondato il coltello nel corpo di Thomas tante di quelle volte da non sapere pi cosa fare per liberarsi della sua presenza, al crepuscolo Sally torn a casa, da Maximilien. Veniva da place de la Concorde e aveva il vestito cos inzuppato di sangue che non sarebbe bastata una vita per farlo seccare e diventare marrone. Aveva sangue sulle mani, sangue sulla faccia. Che specie di mostro sono diventata? chiese a Maximilien.

Sei diventata il simbolo della gloria rivoluzionaria, fu la sua fredda risposta. Rappresenti la purezza della Rivoluzione, delle sue buone intenzioni e della sua giustizia spietata.

 scorso troppo sangue, Maxime. Pi sangue di quanto non fosse necessario.

C' ancora un'altra testa che deve cadere, la inform. Prendi da lui il tuo piacere animale questa notte, finch te lo pu dare.

Sally dovette portare mille argomenti, supplicarlo in mille modi, escogitare tattiche e servirsi di ogni stratagemma prima di persuadere Jack a lasciare la Francia quella notte stessa per salvarsi la vita. Alla fine Sally si fece strappare anche la promessa di seguirlo, perch lui continuava a insistere che non se ne sarebbe andato senza di lei. Vissero insieme a Londra, non lontano dalla casa della coppia di americani dove, cinque anni addietro, Sally aveva trascorso la prima notte dopo la traversata atlantica. Quanto ancora rimaneva del diciottesimo secolo trascorse con Sally che sussurrava i suoi pareri e Georges che faceva arrivare in Francia di nascosto i suoi documenti. Dopo la partenza di Georges la Rivoluzione era stata privata della sua ultima possibilit di consumarsi e con il crollo del Putsch di Bonaparte del '98 e la decapitazione dei suoi capi, la metamorfosi rivoluzionaria si arrest per cristallizzarsi nella fissit di uno stato totalitario. Jack diede l'anima nel tentativo di individuare con precisione le ragioni per cui le cose non avevano funzionato. La Rivoluzione aveva prefigurato il principio terrorista dell'era moderna per cui la libert non  l'ideale dello schiavo ma il lusso della borghesia, e per cui non si  vittime a dispetto della propria innocenza perch il terrorista ritiene l'innocenza il pi colpevole e spregevole dei reati politici.

Coerentemente alla migliore tradizione egoista, ci che Jack rimpiangeva maggiormente era il fatto di sentirsi escluso. Sally non poteva non rendersi conto del risentimento che Jack nutriva nei suoi confronti, del fatto che la ritenesse responsabile di quell'esclusione; gli fosse stata data l'opportunit di ripensarci, Jack avrebbe preferito rinunciare all'osso del collo pur di avere il suo posto nella storia, anche se avrebbe rinunciato a entrambi pur di non perdere i suoi diritti sul corpo di Sally. Mio Dio, sbott Jack una notte, in un eccezionale momento di lucidit, tutta la storia pensa con il cazzo? Il suo momento pi felice pu benissimo essere stato l'ultimo, alla vigilia del diciannovesimo secolo, quando scopr che in fondo la storia si ricordava di lui. Uno straniero entr in taverna e vi trov Jack che cenava. Allargando le braccia lo straniero esclam in francese,  veramente a me che  toccato questo onore?  veramente il grande Danton il gentiluomo al mio cospetto? e prima che Sally potesse ingoiare la birra che aveva in bocca e avvisarlo, Jack si compiacque letteralmente a morte, e lo invit a sedersi con quei modi espansivi che erano tipici della sua persona. Lo straniero sorrise, estrasse una pistola da sotto il mantello e fredd Jack, che nel frattempo aveva cercato di scappare. Tre altri clienti si alzarono dai loro tavoli per rivelare la loro identit di rivoluzionari. Per giudizio del Comitato per la Pubblica Sicurezza, disse lo straniero rivolgendosi al corpo morto di Jack e poi si gir verso la scioccata Sally, che all'epoca aveva venticinque anni. Sono venuto per lei, madame. Mandato dal Cittadino Robespierre. Sei ore pi tardi Sally attraversava la Manica per fare ritorno in Francia.

Il suo ricongiungimento con Maximilien fu limitato alla sua immagine sugli edifici, sugli stendardi e sulle statue di Parigi, dove il suo volto veniva rappresentato come una divinit della secolare religione rivoluzionaria. Sally e la sua scorta arrivarono al Luxembourg giusto in tempo per sentire la notizia che, nel preciso istante in cui la pallottola assassina squarciava il petto di Jack, Maximilien si era afferrato il cuore con un grido ed era caduto dalla sua sedia, posta all'estrema sommit della Montagna. L'accorrere di vari esponenti dell'opposizione verso il podio dell'assemblea attut la caduta e regal a Maximilien un giorno di tremenda agonia prima della morte. Il soldato che aveva sparato a Jack prese la notizia con relativa calma. Robespierre  morto. Adesso Dittatore  il Cittadino Saint-Just, annunci. Posso farla lasciare da qualche parte, madame? e Sally si fece portare dall'altra parte del fiume, dove c'era l'Hotel Langeac. Quando la carrozza raggiunse la rue d'X, la leggenda di Sally si era trasformata ancora una volta; la donna che aveva rinunciato a essere una regina di schiavi per avere un posto da signora della Rivoluzione, era diventata una puttana sovversiva. A perpetuare questa leggenda non fu la follia della scelta in s ma la fiduciosa convinzione che l'aveva indotta a farla. All'Hotel Langeac Sally aveva una stanza con un caminetto, un letto col baldacchino e una finestra che guardava sul lato opposto a quello del balcone da cui si era affacciato Thomas la notte in cui lei era fuggita, la sua ultima notte da schiava. Di notte, dalla finestra della stanza di Sally, si riuscivano a vedere in lontananza le luci dei boulevard; si vedevano anche arrivare le carrozze con all'interno gli uomini che venivano a farle visita. Le portavano dei doni, statuine in porcellana e tempeste di neve imprigionate in palle di cristallo che lei usava per decorare gli scaffali della sua stanza.

Durante il giorno faceva gioielli, collane e orecchini, e rievocava la sua pi grande creazione. Ho inventato un paese, aveva detto Thomas una volta, con l'arroganza di un uomo che considera la creazione di un paese un affare da uomini e quella di gioielli una cosa da donne. Ma le ci era voluta tutta la vita per comprendere che era stata lei ad aver creato quel paese, e che quel pomeriggio in place de la Bastille il paese aveva aspettato un suo s o un suo no per nascere, proprio come un embrione aspetta che l'arrivo di un cromosoma decida se dovr essere uomo o donna. Le ci era voluta tutta la vita per sperare che, dicendo no, negando quindi a se stessa la possibilit di rivedere il suo paese, lo avesse fatto diventare qualcosa di pi puro. Ma, giacch era sopravvissuta a una rivoluzione ossessionata a tal punto dalla purezza della propria coscienza da trasformare il suo cuore in una pietra che si era polverizzata per disperdersi infine nel nulla, Sally non credeva pi tanto nella purezza.

Sally non poteva nemmeno essere cos sicura riguardo all'America. Nei primi anni de! diciannovesimo secolo, un mistico venne a farle visita e le port la notizia che era in corso una guerra di schiavi. Un folle generale filosofo si era messo alla guida dopo essersi venduto ai suoi stessi schiavi. Basta, disse Sally, Non voglio pi sapere niente. Ma quando il visitatore stava per andare, Sally gli estorse il solito regalino e gli chiese di darle qualcosa dell'America; e nonostante non ci fosse modo per lei di accertarsi che il mazzo di carte prodotto dal visitatore era un mazzo di Tarocchi Americani, come costui asseriva, lei lo prese in parola; e quando il gentiluomo le diede una sola carta, privando comunque di qualsiasi significato il resto del mazzo, Sally si convinse anche dell'entit del suo sacrificio. Sally fiss con delle puntine la Regina di Bastoni alla parete della sua camera; era l'ultima cosa che vedeva prima di andare a letto la sera e la prima quando si svegliava al mattina And avanti cos per tutte le sere e tutte le mattine dei successivi trentaquattro anni, fino al giorno in cui, sessantaduenne, Sally mor in quella stessa stanza dell'Hotel Langeac sulla rue d'X. Era l'anno 1835 o anche anno XLIII di quella che un tempo si chiamava Rivoluzione, ma che prima di morire Maximilien aveva ribattezzato, riferendosi ovviamente alla propria persona, con il nome di Liberazione.

Nel 1790 la leggenda di Sally spazz via Thomas e lo riport a casa. In mezzo all'oceano scatt l'allarme sulla nave perch Thomas non era in cabina e nemmeno sul ponte. Venne finalmente trovato nello scafo della nave; stava cercando il posto pi freddo e pi profondo dell'imbarcazione per placare il suo lancinante mal di testa. E dal momento che non ci fu verso di dissuaderlo dal trascorrere il resto della traversata stando rintanato come un topo nello scafo, James Hemings pens bene di insediarsi nella cabina di Thomas, di dormire nel letto di Thomas, di mangiare il cibo di Thomas, di leggere i libri di Thomas, di bere il vino di Thomas, e di dare lui le disposizioni necessarie alla prosecuzione del viaggio. Al porto di Norfolk, una carrozza con degli scuri neri ai finestrini and incontro alla nave. Con gli scuri a proteggerlo tanto dalla luce del sole quanto dall'America, Thomas venne cos ricondotto a casa.

All'arrivo della carrozza gli schiavi si voltarono per dargli il benvenuto, ma il loro entusiasmo si dissolse nello spazio di pochi minuti. Minuti che diventarono ore di sconcerto, ore durante le quali nessuno usciva dalla carrozza ferma davanti alla casa. James apr un'infinit di volte la porta della carrozza scrutando l'interno dell'abitacolo, mentre gli schiavi guardavano e bisbigliavano tra loro fino a che James non richiudeva la porta, dicendo che il padrone non voleva farsi vedere. Un paio di volte gli schiavi lanciarono tiepide grida di acclamazione nella speranza che ci potesse in qualche modo incoraggiare Thomas a uscire dalla carrozza; ma alla fine la folla si disperse, ognuno torn al proprio lavoro e la carrozza venne lasciata da sola nello spazio antistante la casa ad aspettare l'oscurit. Cal il tramonto. James sciolse i cavalli. Pass il resto della sera con sua madre, alla quale diede la notizia che non avrebbe mai pi rivisto sua figlia. Forse furono i gemiti di disperazione della madre di Sally o forse il gelido cuore della notte, fatto sta che Thomas venne colto dall'ispirazione di andarsene e la mattina dopo gli schiavi trovarono la porta della carrozza aperta e l'abitacolo vuoto. Ben presto la notizia che il padrone era finalmente rientrato in casa si sparse per la piantagione.

L'attenzione del paese venne catturata dalla notizia del ritorno di Thomas. L'elite americana si accalcava sulla veranda di casa solo per essere brutalmente respinta da James, il quale annunciava a tutti che il padrone non avrebbe ricevuto nessuno. Il governo chiese a Thomas di accettare un posto rilevante nell'amministrazione del paese, ma la proposta rimase senza risposta, fatta eccezione per la risata che si sent provenire da una delle stanze pi buie della casa. James condusse gli affari della piantagione allo stesso modo in cui aveva preso in mano le redini della traversata. Passarono molti anni. Un giorno d'estate un visitatore, per nulla intimorito dalle voci sulla Pazzia di Monticello, s'inoltr a cavallo nella piantagione. Era giunto a una collina con la casa gi visibile in lontananza, quando si trov la strada sbarrata da un muro dall'aspetto macabro realizzato con legno, filo spinato e cardo selvatico. Quella specie di steccato, pi che limitarsi a demarcare i confini della propriet, aveva tutta l'aria di essere una barricata. E, cosa ancor pi sorprendente, il muro era sorvegliato da schiavi armati. Lasciatemi passare, ordin il visitatore, cos che possa conferire con Mr. Jefferson. Uno degli schiavi arm il moschetto con intenzioni che gli si leggevano chiaramente nello sguardo. Da qui in avanti c' la Virginia Libera, signoria vostra del cazzo, rispose il nero. Portate quindi il vostro cavallo di merda da qualche altra parte.

Virginia Libera? Pens terrorizzato l'uomo nell'allontanarsi. Al calare della notte la notizia raggiunse Richmond e al sorgere del sole si era gi diffusa per tutta la nazione. In una settimana divenne chiaro che la piantagione di Thomas era stata trasformata in un accampamento armato. La notizia venne poi integrata dall'arrivo di bollettini che riferivano di guerriglieri neri sbarcati sulle coste della Carolina del sud, provenienti da Haiti e Santo Domingo. Alla fine del mese tutto il mondo era informato dell'esistenza, nel cuore dell'America, di un esercito di schiavi armati che contava centinaia, forse migliaia unit, guidato da un generale dal viso pallido e silenzioso. Giunta la fine dell'estate, la terrorizzata cittadinanza bianca cominci a mobilitarsi e il nuovo presidente del paese pens di andare in Virginia per far visita a un vecchio amico.

Il presidente arriv in carrozza all'imbrunire, protetto da una scorta che le truppe nere appostate sulle colline avrebbero potuto liquidare in poco tempo. Dal finestrino della carrozza, il presidente vide i fal accesi sui poggi, i campi di cotone completamente abbandonati a se stessi, le decine e decine di uomini armati e gli alloggi degli schiavi convertiti in camerate, dispense e depositi di munizioni. Una bandiera bianca sventolava in cima alla carrozza del presidente. Lo stesso presidente si era sistemato una bandiera sul petto. A dire il vero quella specie di vessillo, pi che proteggerlo, faceva del presidente un bersaglio pi facile e la cosa divenne oggetto di una serie di battute che serpeggiarono cos velocemente tra gli schiavi armati da giungere all'orecchio di James Hemings prima ancora dell'arrivo del presidente davanti alla porta della casa.

La casa era completamente in rovina. Le porte erano scardinate come pure le imposte delle finestre. Le piante rampicanti si infiltravano nelle camere degli ospiti come serpenti. La sala da ballo era stata sventrata per farne il quartier generale; sopra un tavolo era stesa una gigantesca carta geografica del paese su cui erano tracciate linee di attacco che non promettevano niente di buono. Nel timore di vedere qualcosa che potesse mettere a repentaglio la sua vita, il presidente si affrett a distogliere lo sguardo. Non si preoccupi, signor Presidente, lo assicur James, non c' niente in quella carta che il suo culo bianco possa arrivare a capire. James condusse il presidente all'interno della casa, fino a una stanza sul retro con due sentinelle armate alla porta.

L'odore di morte che impregnava la stanza era opprimente. Il presidente pens che i suoi occhi non si sarebbero mai adattati alla profonda oscurit in cui era appena entrato. Una vaga sagoma cominci a delinearsi all'altro capo della stanza. Puoi accendere una candela, per favore? disse la sagoma a una delle sentinelle e il suo tono di voce particolarmente pacato risuon familiare al presidente. La sentinella accese la candela e la bandiera bianca sul petto del presidente assorb la luce come una spugna, per restituirla alla stanza sotto forma di riverbero. Ciao John, disse l'uomo seduto all'altro capo della stanza, sempre nel suo tono di voce particolarmente pacato.

Il presidente si fece avanti. Mio Dio, Thomas, fu la sua risposta al saluto.

Come vanno le cose nel paese di questi tempi? Thomas non guardava in faccia il presidente; si proteggeva gli occhi dal debole fremito della fiamma della candela.

I tuoi mal di testa, disse John rammentandosi dei dolori che affliggevano l'amico.

Ormai non  nemmeno un mal di testa, John. Ci sono dei rari momenti in cui il dolore se ne va, voglio dire momenti, dieci o quindici secondi. E sai cosa penso in quei momenti? Per quei dieci o quindici secondi ho paura di essere morto, perch immagino che la morte sia l'unica cosa in grado di liberarmi dal dolore. Il mio mal di testa  ormai diventato quel genere di dolore che ti ricorda di essere vivo.

Il paese  maledettamente spaventato, per rispondere alla tua domanda. Stai pensando di andare oltre con il tuo esercito di schiavi? Non ci ho mai creduto a questa storia sulla tua sete di potere, Thomas. E gli altri... c' Abigail che... vedi, lei  sempre stata cos irrazionale;  affezionata a te e ha una straordinaria fiducia in quella parte di te che  sempre riuscita a rappresentare tutto ci che gli uomini desideravano essere. Tu consideri come un'offesa che io sia diventato presidente, lo so che  cos.  sempre stato cos, da quando siamo amici. Tu prendi tutto come un'offesa. Il tono di John era lamentoso. Sono degno di essere presidente. Si fece ancora pi vicino a Thomas. Cosa diavolo ti  successo?

La fronte di Thomas venne illuminata dalla fiamma della candela e in quel momento il presidente vide di essere al cospetto di un uomo nudo.

Thomas, gracid; gli si stava seccando la gola. Thomas port un'altra volta la mano davanti agli occhi e in quel momento John ud il rumore metallico delle catene e vide gli anelli serrati ai polsi dell'amico. Oh no, disse. Guard le due sentinelle armate ai lati dell'uomo bianco nudo. Si guard attorno in cerca di James Hemings, incerto se fosse ancora l nelle tenebre, poi grid con veemenza alle due sentinelle,  un abominio. Un oltraggio. Si avvent su Thomas come se volesse liberarlo dalle catene, ma l'amico sollev le mani e le sentinelle puntarono le loro armi sul presidente; non era chiaro se con quel gesto Thomas avesse voluto avvertire John di fermarsi o impedire alle sentinelle di fare fuoco, forse nemmeno Thomas lo sapeva.

Per favore, John. La testa mi fa gi abbastanza male. Nessuno mi ha fatto prigioniero. Sono io che mi sono venduto.

Cosa? disse il presidente.

Si  trattato di una libera transazione, libera e perfettamente legale. Si volt verso una delle sentinelle. C' del vino? disse. Gradisci un po' di vino, John? Le sentinelle non si mossero dal loro posto e non risposero alla richiesta di Thomas. Non ce la faccio pi a sopportare questa luce, per favore spegnete la candela. La sentinella che era alla sinistra di Thomas si pieg verso la candela e la spense; la stanza precipit nell'oscurit. Spinto da un moto istintivo, il presidente arretr nel sentire la voce levarsi dalle tenebre,  la soluzione finale al dilemma del potere: essere schiavo e re al tempo stesso. Essere alla guida di un esercito e al contempo il suo sguattero. Comandare ogni essere umano nel raggio di miglia, donna o uomo che sia, ed essere soggetto al capriccio di qualsiasi ragazzino di colore che mi ordini di danzare per lui come una marionetta, o magari di fare delle smorfie o di mettermi qualcosa di divertente sulla testa come la buccia di un'arancia o la merda di un animale. Certe volte vorrei avere una donna.  la sola cosa che desidero. Certe volte vorrei che una donna mi costringesse a farle da cavallo, che mi obbligasse a portarla sulla schiena lungo i corridoi come una bestia da soma. Vorrei che una donna entrasse nell'oscurit per eccitarmi, una donna che con il semplice tocco delle sue labbra possa spostare questo dolore insopportabile dalla testa ai lombi. Ma non c' pi nessuna che possa riuscirci ormai, per quanto bella possa essere.

Sei pazzo, disse la voce roca di John.

Non mi hai chiesto a quale prezzo mi sono venduto, disse Thomas contrariato. Chiedimi del prezzo.

Sei completamente fuori di te, Thomas.

Il primo prezzo era troppo alto, ovviamente. Era un prezzo impossibile. Era lei, naturalmente: era lei il prezzo. Quando rifiutarono di pagarlo, proposi di giungere a un accordo chiedendo di averla per una notte soltanto. E quando mi rifiutarono anche questo, abbassai la mia richiesta a un'ora. Ma lei non era un semplice oggetto di scambio. Non me l'avrebbero venduta neanche se avessero voluto perch... vedi, pu sembrare ridicolo ma lei aveva tutt'altre idee al riguardo. Cos, alla fine, mi accordai per una bottiglia di vino. Era una bottiglia di buon vino. Devi essere molto preciso su questo punto quando racconterai questa storia agli altri, devi specificare che si  trattato di una bottiglia di buon vino. Ti devi accertare che tutti abbiano ben chiaro che si  trattato di un vino francese d'annata. Una bottiglia che James ha portato con s da Parigi. Ci ho messo un'ora a berla. E mentre bevevo, prosegu Thomas, vedevo la sua faccia e le toccavo le mani. L'ho vista com'era un'ora prima che mi lasciasse, quando i suoi contorni cominciarono a dileguarsi nell'oscurit e non mi rimase che quella pozza nera al piano superiore, accanto al mio letto.

Stai parlando di quella ragazza di Londra, disse John.

Ci fu un momento di silenzio che il buio in cui era immersa la stanza fece sembrare eterno. La voce di Thomas mise fine a quel momento per dire, Non riesco pi a vedere la tua bandiera, John.

Quella ragazza di Londra che accompagnava tua figlia. Abigail lo aveva detto, Non deve andare a Parigi quella ragazza; e io sono stato uno sciocco, non perch non la sono stata a sentire ma perch sapevo che aveva ragione e non volevo ammetterlo. Non deve andare a Parigi, aveva detto Abigail. Se tu fossi venuto a prendere tua figlia a Londra, come era stato stabilito, tutto sarebbe andato in modo diverso. Tu avresti preso tua figlia a Londra, come stabilito, l'avresti portata a Parigi con te e la ragazza sarebbe salita sulla prima nave diretta in America.

Non riesco pi a vedere la tua bandiera bianca, quindi penso sia meglio che tu vada. Se rimani ancora, nessuno qui riuscir pi a vedere la tua bandiera bianca. Qui niente rimane bianco troppo a lungo.

John si volt e si diresse tastoni verso la porta. Era a tal punto agitato che nella foga di andarsene si strapp la bandiera bianca dal petto. Corse via dalla stanza stringendo la bandiera in mano; attravers l'ingresso tra gli schiavi armati e usc saltando letteralmente nella carrozza che lo aspettava. I cavalli spaventati si lanciarono al galoppo. Si lasciarono alle spalle mezza Virginia prima di fermarsi.

Quella notte l'esercito di Thomas si mise in movimento. Thomas viaggi con James nella sua carrozza nera, con le catene ai polsi e una coperta indiana come abito; la milizia del presidente raggiunse la piantagione in tempo per trovare maiali che strillavano e muli che sembravano rimasti l a fare la guardia ai maiali. Gli spostamenti dell'esercito di schiavi sul terreno americano seguivano fasi alterne: in certi momenti si muoveva con pesante lentezza, in altri con incredibile agilit. Si disperse in un piccolo villaggio per riunirsi in una valle, venne coinvolto in varie schermaglie che lo portarono dalla Virginia all'Ohio, dalla Pennsylvania a New York, e da l fino al Maryland; uno spostamento che and dall'autunno all'inverno, senza che l'esercito prendesse una decisione definitiva in merito alla strategia da seguire: se cercare di impadronirsi del paese o invece di abbandonarlo. Dopo il calare del sole, di tanto in tanto Thomas emergeva dalla sua carrozza o dalla tenda. Camminava per l'accampamento, dando indicazioni sulle manovre che avrebbe dovuto effettuare l'esercito nella sua marcia verso l'ovest, verso i territori della Louisiana. Il vento dell'autunno sferzava la sua alta e fragile corporatura e scuoteva gli stracci che portava come vestiti, mentre i suoi padroni replicavano alle sue disposizioni ordinandogli di dar da mangiare ai cavalli e di pulire i fucili. Quando la battaglia decisiva di questa campagna militare decim le forze dell'esercito in modo cos disastroso da rendere impraticabile perfino l'opzione della ritirata, quando l'America si lav con il sangue degli schiavi, James incaten Thomas al sedile della carrozza e cerc di fuggire in una terra senza nome a parte la direzione in cui si trovava: l'ovest. Alla fine giunsero a un villaggio indiano.

Il villaggio si trovava sull'alto di una mesa che dominava il mondo fin dove riusciva a spingersi lo sguardo. James liber Thomas dalle catene e dopo aver abbandonato la carrozza, risalirono a piedi la mesa. La gente del posto si fece loro incontro per salutarli e Thomas collass nelle loro braccia. Due indiani lo trasportarono lungo uno stretto ponte di pietra che collegava la mesa principale a una pi piccola. Era cos in alto rispetto al livello del terreno che Thomas venne sopraffatto dalla fatalistica calma che derivava dall'aver messo la propria vita completamente in mani altrui. Venne portato in una casa di mattoni vuota e lo sistemarono su una coperta con a fianco una ciotola d'acqua. Una volta sdraiato, Thomas sent che la testa gli faceva ancora pi male; e cos per qualche tempo la gente del posto lasci che stesse seduto e gli fecero poggiare la testa contro il muro polveroso affinch il fresco dei mattoni lenisse almeno un po' il dolore. Voleva bere del vino. Continuava a pensare che avrebbe dovuto bere l'acqua nella ciotola ma non aveva la forza per portarla alla bocca. Pochi istanti pi tardi, quando si risvegli nella stanza d'albergo, rimpianse di non aver colto l'opportunit, perch di acqua non ce n'era pi. Sul letto, diversi metri pi in l, c'era il corpo di una persona addormentata, aveva il profumo che Thomas non sentiva pi da molto tempo e che credeva di avere dimenticato. Lo strano ragazzo con la testa rasata e quelle curiose immagini dipinte sul corpo entr in quel momento dalla porta.

Sedici anni dopo l'omicidio dello sconosciuto nell'albergo del Centro, la polizia arrest Gann Hurley non lontano dall'autostrada secondaria dove aveva passato i due mesi precedenti a fissare i campi di lava. In quel frangente Polly stava giusto attraversando i campi con i suoi due cani; stava tornando in citt ed era sull'altro lato dell'autostrada, quando vide gli agenti piombare su Hurley e trascinarlo all'auto. Polly grid e corse dietro all'auto con tale disperazione che per tutta la strada i poliziotti lanciarono occhiatacce di rimprovero al loro capo; Polly fin per collassare nell'atrio del comando di polizia. Il capo rimase impassibile, a meno di non tenere conto della pura e semplice soddisfazione. Perfino la cicatrice che aveva sulla faccia sembrava gioire.

Durante tutti quegli anni Mallory non si era molto preoccupato di questo omicidio insoluto, la sua attenzione era interamente assorbita da Wade che si aggirava nelle viscere dell'Arboretum. Ma adesso l'arresto di Gann rappresentava per Mallory la chiusa finale di un'ossessione che era cominciata il pomeriggio in cui la sua faccia venne stampata sul muro di un vicolo. C'erano ancora dei lati oscuri su cui Mallory avrebbe potuto lavorare per il resto della sua vita se avesse seriamente creduto che c'era un senso nel farlo; perfino Mallory accettava il fatto che nessuno potesse sapere con esattezza chi fosse stato l'uomo morto nell'albergo o cosa c'era stato tra costui e Sally Hemings. Quanto era venuto fuori faceva comunque presumere che Hurley avesse pi di un movente per uccidere quell'uomo. Era un debole indizio, pens Mallory tra s, ma pur sempre un cazzo di indizio. Ragion per esclusione, e una volta esclusi tutti gli altri non rimase che Hurley. Mallory era stato cos implacabile nella sua ricerca che non sapeva come fermarsi, ed ebbe una mezza idea di arrestare la figlia accusandola in qualche modo di essere complice; il problema era che all'epoca dell'omicidio la ragazza aveva due anni.

Quarantotto ore dopo l'arresto di Hurley, comunque, Mallory cap che qualcosa non andava. L'ordine veniva direttamente dal Primato e diceva di trasferire Hurley non alla colonia penale, dove Mallory si aspettava di mandarlo, ma alla stazione ferroviaria. Che stronzata  questa? si mise a chiedere in giro Mallory. Hurley venne caricato su un'auto e portato allo Snodo del Capriccio, dove non solo c'era un treno che lo aspettava ma anche, sulla piattaforma, un gruppo di preti in abito bianco; pi di quanti ne avesse mai visti insieme. Davanti al treno c'era la figlia di Hurley e i suoi cani. Venne tolto il rosario dai polsi di Hurley e Mallory venne colto da un attacco di nausea. E mentre gli montava la rabbia, cominci a sanguinare dal volto, piccoli rivoli rossi cominciarono a colargli sulle cicatrici e sulle rughe.

Quando Hurley sal sul treno, la ragazza gli butt le braccia al collo. Attraverso i finestrini, Mallory li vide farsi strada nel corridoio della carrozza. I preti fecero segno al conduttore e il treno rispose con un beccheggio improvviso, e un minuto pi tardi la dolce e finale risoluzione dell'ossessione di Mallory fu oltre la sua portata; tutto quello che rimase fu il vulcano in lontananza e le rotaie di acciaio che brillavano nel Vog e l'uomo sull'altro lato del binario con i libri rossi nelle braccia e gli occhi blu che gli galleggiavano negli occhiali come palle di cristallo. Proprio come Mallory, anche Etcher rimase a guardare il treno allontanarsi fino a quando non spar dalla vista, quindi attravers il binario e sal sulla piattaforma, dove consegn i libri nelle mani dei preti, e il rosario che prima era ai polsi di Hurley venne bloccato a quelli di Etcher. Lo caricarono sull'auto, che imbocc l'autostrada diretta alla colonia penale. All'interno delle grigie mura della colonia gli venne data la divisa grigia da carcerato e fu portato in una grande cella nera senza finestre. Il rumore del mare in lontananza, disse Etcher tra s, era una specie di compensazione.

Aveva il suo materasso e gli fu permesso di tenere una piccola borsa per gli effetti personali, tra i quali non erano comprese cose da leggere. Gli ci volle un'ora prima di realizzare che divideva la cella con altri prigionieri, alcuni dei quali giacevano cos immobili nell'ombra da sembrare morti. Venne portato in un cortile dove il suolo era costellato di manufatti proibiti che erano stati sequestrati durante i turni d'altare; sulle rocce del cortile, sotto la sorveglianza di preti armati in abito nero, i prigionieri frantumavano i manufatti con delle mazze. Sculture, icone intagliate, gioielli blasfemi e libri per bambini venivano presi a martellate e ridotti in poltiglia. Prima veniva sfigurata la qualit sensuale degli oggetti e quindi il suo significato, infine la forma; e quando l'oggetto era stato polverizzato in un impasto di legno, minerali e carta, i resti venivano battuti nella roccia stessa finch l'intero suolo pulsava di eresia. Dal momento che ogni giorno venivano portati nuovi manufatti, il lavoro non finiva mai. I prigionieri non conversavano tra loro e non prestavano particolare attenzione a cosa stavano distruggendo.

Passarono i giorni e poi le settimane. Etcher era sfiancato dal lavoro. Non mangiava e la mattina le guardie in abito nero dovevano risvegliarlo in modo brutale perch si riavesse dal suo stato d'intontimento. Apriva gli occhi e constatava con devastante rincrescimento di essere ancora vivo. Sebbene il giorno di visita fosse una volta al mese nessuno veniva a trovarlo; non che si aspettasse di ricevere visite da qualcuno, ma quella solitudine cui non solo si rassegnava, ma che agognava quando viveva nel vulcano, adesso gli era pi difficile da sopportare. Sebbene si sforzasse di non pensare a niente, di svuotare la sua mente da qualsiasi impulso alla divagazione, dopo un po' trov che nel cortile sotto il sole infuocato non poteva fare a meno di gettare lo sguardo oltre il filo spinato delle mura della colonia, al vulcano verso est e alla citt verso nord. Diceva tra s che non aveva ragione per abbandonarsi a questa fantasticheria, ma presto divenne la sua ragione di vita, una ragione da cui le guardie gli imponevano di distogliersi. Ci vollero dei mesi prima che, un giorno, Etcher capisse chi era la persona che stava cercando. Cap che si aspettava di vederla apparire da dietro una curva o sopra una collina; e quindi il suo cuore lo supplic di non essere tormentato. Ragionava tra s che lei era salva e libera perch lui aveva fatto questo accordo con i preti, in modo da restituirle il padre dopo essersi preso la madre. Specific a se stesso che se fosse tornata in citt non sarebbe mai pi stata capace di andarsene di nuovo e avrebbe dunque rischiato solo di non vedere mai pi suo padre. Non era soltanto una speranza ridicola da infliggere a se stesso; era altrettanto crudele aspettarsi che lei l'appagasse.

Nonostante ci, non poteva fare a meno di cercarla. E ogni giorno che lei non veniva, la ferita del cuore diventava sempre pi grande e pi profonda e lui pi vecchio e pi malato, finch un pomeriggio mentre in un caldo cocente sbatteva il mazzuolo contro una roccia, cerc di ricordarsi quale manufatto fosse quello che aveva appena distrutto. E in uno sforzo di memoria si rese conto che erano i suoi occhiali. Massacrato dallo strazio, collass non addosso alla divisa nera di una guardia ma tra le braccia nere di un altro prigioniero.

Etcher non riconobbe l'altro prigioniero. Quella volta di tanti anni prima nei corridoi dell'Arboretum, l'unica cosa di cui fosse stato consapevole era il sangue e l'indistinta sagoma dell'aggressore. Adesso quando Etcher riprese conoscenza sul materasso della cella, l'altro uomo era l per dargli un sorso d'acqua e un boccone di pane. I due non si parlarono per molto tempo. La prima cosa che Etcher chiese parecchie mattine pi tardi fu,  venuta oggi?

Wade non cap di chi stesse parlando. No, gli rispose.

Dopo un momento Etcher disse, Pensavo che forse sarebbe venuta.

Dormici su, disse Wade. Da allora, Etcher gli fece quella domanda tutte le volte che si svegliava, talvolta dopo sonni di poche ore, dal momento che nel suo crescente delirio aveva perso la cognizione del tempo. Wade temeva i risvegli di Etcher, quando doveva dare la stessa risposta alla stessa domanda. Non avrebbe senso che lei venisse, ragionava Etcher ad alta voce. Non dovrebbe venire, in effetti.

E comunque non saresti in condizione di ricevere nessuna visita, gli diceva Wade. Sono tre settimane che non ti muovi da quel materasso.

Dovesse venire, mi tirer su, insisteva Etcher.

Okay.

Promettimi che me lo dirai.

Okay.

Ovviamente lei non venne. E ben presto, lavorando nel cortile, Wade si ritrov a cercarla come faceva Etcher, tenendo gli occhi sempre puntati sulla strada, pronti a cogliere il minimo segno di lei in lontananza. Adesso aveva un'idea abbastanza precisa di chi stava cercando. E quando il sole tramontava ritornava alla cella chiedendosi se ci volesse pi coraggio a dire a Etcher la verit oppure una bugia.

I momenti in cui Etcher era cosciente diminuivano. Presto si ritrov a sputare sangue, e poco dopo a urinarlo. Con un braccio l'uomo dalla pelle nera sosteneva quello dalla pelle bianca sopra il buco all'angolo della cella che faceva da gabinetto; con l'altra mano teneva il pisello di Etcher mentre questi osservava la striscia di sangue nell'oscurit. Quando lo riportava al materasso, Wade aveva l'impressione di sentire degli scricchiolii dal petto di Etcher, proprio in corrispondenza del cuore. Era il rumore cui pensava quando Etcher gli diede la scatola.

Etcher si era svegliato un'ultima volta. Wade lo tenne tra le sue braccia. Etcher aveva a malapena la forza di parlare, cos gli fece la solita domanda con gli occhi anzich con la bocca.  venuta oggi, gli rispose Wade. Etcher strinse il braccio di Wade con una forza inaspettata per il suo stato. I suoi occhi ardevano di un desiderio sorprendente per quello sguardo ormai spento. Wade deglut e continu,  stata qui. L'ho vista. Sono riuscito anche a scambiarci un paio di parole attraverso il muro. Mi ha chiesto di te. Ha detto che torner domani. Era un azzardo terribile. Aveva mentito a quel modo perch era convinto che Etcher non avrebbe passato la notte e voleva che portasse con s nell'aldil almeno questo ultimo sogno. Etcher avvicin l'orecchio di Wade alla sua bocca.

Ascoltami, mormor, ci sono solo tre cose per cui vale la pena di morire. L'amore, la libert e il nulla.

Quella fu la circostanza in cui Etcher diede la scatola a Wade. Chiese a Wade di portargli la borsa con le sue cose e la tir fuori. Era una vecchia scatola nera con sopra intagliata una rosa, doveva essere stata molto bella una volta, ma adesso era tutta ammaccata e graffiata. Etcher mise la scatola nelle mani di Wade, il quale la apr come se contenesse qualcosa di importante, la rivelazione finale della vita di un uomo. Ma la scatola era vuota, fatta eccezione per qualche frammento che rotolava in minuscoli pezzi da un angolo all'altro, e sebbene Wade non avesse la pi pallida idea di quale uso potesse mai fare di una scatola, visto che non aveva niente da metterci dentro, l'accett come un dono importante perch capiva quanto importante fosse per Etcher. E continu a tenerla in mano mentre Etcher moriva. Un'ultima parola giunse sulle labbra di Etcher senza per essere pronunciata per esteso. Wade sapeva qual era quella parola.

I preti vennero a prendere il corpo, lo avvolsero in un lenzuolo e lo portarono via. Al che Wade esamin il contenuto della scatola pi da vicino, rimise insieme quei minuscoli frammenti e cap che, con un po' di pazienza, poteva ricostruire quasi per intero la ricerca della felicit. Cap che era entrato in possesso del manufatto pi proibito di tutti e lo seppell tanto profondamente nell'angolo della cella da rischiare di non poterlo recuperare mai pi. Ma ne sarebbe stato felice, perch comunque non avrebbero potuto farlo distruggere e sparire nella terra, come gli altri manufatti.

Il giorno seguente, mentre si trovava nel cortile della prigione per la sua ora d'aria, vide il carro arrivare dalla strada. La ragazza alle redini aveva trovato quel carro carbonizzato nei campi di lava, il cavallo sembrava confuso, cercava un spazio d'erba, una strada familiare: i fuochi della Bastiglia ardevano ancora nei suoi occhi. Due grandi cani grigi correvano a fianco. Wade osserv il carro passare accanto al muro dove lui si trovava. Diversi preti si fecero incontro a Polly ai cancelli della colonia e caricarono il corpo sul retro del carro, avvolto nello stesso lenzuolo della notte precedente. Avesse potuto parlarle anche solo per un momento, Wade le avrebbe chiesto se aveva saputo che era morto o se era arrivata troppo tardi; ma tutto quello che pot fare fu stare l a guardarla mentre se ne andava, anche se le guardie gli intimavano rabbiosamente di tornare al lavoro. Polly spar in fondo alla strada. Arriv all'autostrada che portava in citt, l'attravers e prosegu lungo la dura lava. Si avvicin al vulcano, e si stava ancora chiedendo come avrebbe fatto a portare il corpo al di l del crinale del cratere, quando ferm il cavallo, convinta di avere udito qualcuno dire qualcosa. Si volt e vide la brezza sollevare il lenzuolo dal corpo. Vide che qualcosa usciva dalla bocca del cadavere; il nome della donna da lui amata stava prendendo il volo come una tarma nera.
...
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...
FINE.